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TUTTI DENTRO! - Luglio 1996
Cari diversamente figati, da quanto tempo!!!
A nome della natura ma anche un po' mio, scusate per il ritardo... ma io le cazzate di maggio e giugno le avrei anche scritte! Solo che poi è sopraggiunto un inconveniente insormontabile: non ho avuto voglia.

E poi l'Ansia era in ferie: nessuno rischiava Naja!
Persino Mandingo il 10 giugno era riuscito a passare Analisi2... in un bagno di folla e di umiliazione da parte del prof: "Senta, fuma 'na bela roba: anziché rimandela a cà, che pure sareiva l'ideal, io le do DICIOTTO. E sa perché? Perché altrimenti mi ritorna un'altra volta... e mi pianta di nuovo un casino uguale. Oh, ben, s'ai pias nen el 18, ci pensi, se aceté o rifiuté... ma se chiel a voeul un bel consej, port a cà! Perché sté a senti mi: chiel pouel anca restudié sei meis e presentési turna da sì... ma COMUNQUE LEI PRENDERÀ SEMPRE E SOLO 18!"

Seguirono 92 minuti di applausi.

Nel trionfo dell'AntiNaja, le uniche eccezioni si trovavano alla lettera J... ed erano Joco e Jena il rollatore, che come esami era ancora a ZEEERO!
Attorno alla Naja di Joco era nato un vero e proprio filone letterario, ambientato in una caserma Casa Marok ´96: il Commodore 16 enorme, sconfinata, in cui erano TUTTI NONNI tranne LUI. Quindi, un intero braccio della caserma veniva destinato alla raccolta di oggetti di forma fallica, di lunghezza e spessore incrementale, da infilare tutti i giorni nel CULO di JOCO, mentre lui rifaceva TUTTE le brande... e, alla fine, se non diceva che era CONTENTO, i nonni gli AUMENTAVANO i giorni di Naja, fino all'INFINITO.

Jena invece se la giocava meglio: passava le notti con noi a fumare, a ridere e a bere, nel locale che ci aveva cambiato la vita: la Sacra Birra.
Era un saloon in stile vecchio West ed aveva una splendida vista sulla Sacra di San Michele... ma purtroppo non ce ne fotteva un cazzo: alla Sacra, la felicità viaggiava a metri, dove ogni "metro" era un tronco d'albero che poteva portare 16 medie, senza che NESSUNO riuscisse a SPACCARLO (a differenza delle sedie, dei culi, dei piatti e dei bicchieri).
Alla Sacra, per tutta la notte si urlava e si saltava sui tavoli, perché nulla era proibito... tranne la speranza di ritrovarsi sani a Torino.
In realtà, Jena il rollatore anche da sbronzo era affidabile: mal che vada ci si risvegliava con l'80%, tipo che poi si camminava col girello od il treppiedi ed il tubo che pendeva dal cazzo; il viaggio con Andy o Spud invece aveva una sola destinazione: il cimitero.

A tifare per la nostra imminente morte fisica, peraltro, c'erano due interi palazzi.
Nel primo, abitava Zio Barese, sopra a tre piani di adorabili vecchietti che si alzavano sempre prima dell'alba... perché li svegliavamo noi sboccando, mangiando spaghetti e rotolando per le scale! Non necessariamente in quest'ordine.
Però solo Attila era riuscito ad otturare il lavandino.
Comunque, salutiamo i genitori di Zio Barese, che stanno 1200km più a sud e pagano... come Totò nel Medico dei Pazzi!

E poi c'era il condominio di Lyde, che sponsorizzava le messe nere contro di noi... ma lì, va be', era più che altro colpa dell'architetto.
Cioè, come fai a progettare un ascensore Diversamente Figati in Ascensore e scrivere "capienza 3 persone", quando noi, spingendo un po', ci entravamo in OTTO... e non eravamo mica magri!

Sabato 1 giugno, in un attimo, tutta la vita ci passò davanti.
Prima ancora che provassimo a chiudere la porta, l'ascensore lanciò un lamento secco e sordo... e di colpo tutto il palazzo andò su.
URLAMMO.
URLAMMO TANTISSIMO, come MAI avevamo URLATO prima... poi il tonfo: l'ascensore era PRECIPITATO di... UN metro.
Sì, eravamo partiti dal piano terra e l'ascensore non sapeva scavare... a differenza dei vicini di Lyde, che stavano preparando la nostra tomba.

E va be', però Lyde era contento: l'avevano SEGATO a tutti gli esami, ma tanto non partiva per Naja, perché era handicappato... e quindi suonava con gli SKLERKS, il complesso di ZIO FA!
La cosa più schifosa erano i testi (che chiaramente scriveva lui!), però come cantante avevano un certo FRA (o qualcosa del genere) che non c'entrava un cazzo ed era lì per la sorella di Lyde, che era sedicenne e pheega!
Lascio tutto il resto alla vostra immaginazione.

A proposito... sarete sicuramente ansiosi di sapere le ultime sul mio mitico gruppo: i QUARANTENA!!!
Tranquilli, è morto.
Mercoledì 29 maggio: IL PRIMO LIVE DEI QUARANTENA!
Cazzo, sì... il gran giorno era arrivato: mercoledì 29 maggio, i Quarantena stavano per salire su un palco... uno VERO, quello del Mc Ryan's di Moncalieri!
Ed il pubblico rock ci avrebbe ricordato così:
  • Roberto, il batterista nano che non arrivava alla batteria.
  • Giò, il chitarrista che accelerava SEMPRE... ma nelle parti difficili rallentava.
  • Guido, il cantante finto che rimpiazzava quello vero, partito per Naja.
  • ...e poi c'era il più handicappato di tutti, quello che suonava il BASSO con la TASTIERA! In altre parole, il sottoscritto.
    Però una tastiera casuale, scroccata di volta in volta ad altre band, facendo pena... cosa che ci riusciva benissimo.
Iniziammo con una cover dei Metallica, For whom the bell tolls... e poi passammo ai nostri brani. All'inizio, per me era stato un trauma suonare senza sentire... ma mi avevano spiegato che era normale. In sala prove come dal vivo. Ognuno doveva fare la sua cazzo di parte a memoria e ogni tanto ci si facevano dei cenni, per essere sicuri di avere mantenuto la sincronia... e Marok non rompere le palle, si usa così e vaffankulo.

Decine di gruppi avevano suonato in quel pub, prima di noi, forse centinaia... eppure, il signor McRyan ci assicurò che eravamo stati NOI i PEGGIORI.
Da SEMPRE!

Anche il pubblico era d'accordo... però ad un certo punto Jena il rollatore ci sottrasse al linciaggio e ci trascinò nel cortile a fumare e a bere! Ed il nostro chitarrista Giò disse una frase che non dimenticherò mai: "Quando all'inizio va male, si tirano fuori le palle! Se oggi va male, domani andrà meglio!!! Capito?"

Il giorno successivo, a Giò arrivò la cartolina di Naja (forse perché pensavano fosse Jò, con la J!) ed il gruppo si sciolse.
Il batterista passò ad un gruppo di musica satanica, il cantante venne riciclato come suonatore di MARACAS nel gruppo della sua ragazza (che erano quelli che ci avevano prestato la tastiera!) ed io mi diedi all'audio editing... per colpa di Elio e Storie Tese.

Proprio così: ascoltando il disco nuovo, "Eat The Phikis", mi ero convinto che una serie di "disturbi" sul finale nascondesse canzoni criptate.
Tutti mi davano del coglione (con argomenti convincenti, tra l'altro!), ma io potevo contare sulla potenza di un alleato lungo e duro: un Pentium 150, con 16 mega di ram, 1 giga di hard disk ed una scheda audio eccezionale (regalo per Sistemi1!).
Poi ero andato da GM e gli avevo fottuto l'ultima versione di GoldWave, il miglior editor audio in circolazione.
Ebbene, eliminato il fruscio del nastro, girai l'onda al contrario ed abbassai il playback rate fino ad una velocità del 16%... ed il tesoro lo trovai sul serio: c'era un QUARTO D'ORA di musica inedita che NESSUNO, a parte me, poteva ascoltare!!! Forse.

Dopodiché, mi venne in mente che avrei potuto affittare una seconda volta il cd e copiarmi direttamente il file... con qualunque computer.
Peccato.

Insomma, era un gran bel periodo... talmente bello che adesso era giunta l'ora di scrivere un nuovo racconto, quello che mai avrei pensato di scrivere: LA FINE.
Sabato 29 Giugno: LE PRIME NUBI SUL DOMANI ODIERNO
Ogni catastrofe che si rispetti ha come epicentro un fesso. Generalmente questo ruolo veniva ricoperto dall'amico Lyde, ma stavolta ben altri cazzi avrebbero divaricato l'orizzonte della nostra sfiga.

L'appuntamento era all'Eagle House di corso Francia... che però era pieno.
Peccato.
Quindi, Andy ci aveva trascinati nel locale di fronte, che si chiamava Costa Rica ed era talmente FIGO che eravamo gli UNICI clienti... di sabato sera.

Il resto fu voglia di teletrasporto, infatti parlammo di vacanze: Beat ci informò che il 17 sarebbe partito per dei campi di LAVORO, coi preti... in ALBANIA! Sì, gran bel posto: quelli del primo turno non erano neanche riusciti a scendere dalla nave, perché nel porto c'era gente che SPARAVA, così erano tornati indietro.
Allora, i preti avevano telefonato a Beat consigliandogli di starsene a casa... e Beat aveva risposto: "Devo chiedere alla mamma!"
E la mamma: "Eh no, ormai devi andare... HO GIÀ PAGATO!"

"Minchia... - commentò Spud - E se andiamo tutti ad Amsterdam?"

Anche questa frase destò ilarità... finché non capimmo che Spud era serio.

"Dai, basta avere i soldi del treno e qualcosa per il fumo... poi ci arrangiamo, suoniamo la chitarra... Cazzo, io faccio gli anni il 7, voglio essere ad Amsterdam, a fumare l'impossibile! Dai, partiamo! Così, a cazzo!"
"Beh... non per dare ragione a Beat, ma dobbiamo parlarne a casa..."
"Minchia che palle che siete. Ai miei non gliene fotte un CAZZO. L'altro giorno, mio padre ha letto il 'Back to Ronco' e..."
"CHE COSA???"
"Me l'ha beccato, sì. Sapete che le storie le tengo in macchina? Beh, mio padre l'ha portata dal meccanico... e così ha visto il 'Back to Ronco'! E mi fa: 'Ti devo fare un discorsetto...'".
"Ma CAZZO!!! E tu?"
"E io gli ho fatto leggere 'Festone a casa di Andy'! E non mi ha più detto niente..."
"Minchia, Spud! MA SEI UN COGLIONE!!! Imbosca tutto. SUBITO!!!"
"Ma va... Minchia, mio padre è sessantottino, cazzo vuoi che gliene fotta!"


Capimmo come aveva fatto Spud a nascere handicappato... e quindi fankulo: se i genitori lo avessero cinghiato, sarebbero stati solo cazzi suoi.
Lyde bellicoso Lunedì 1 Luglio: DICHIARAZIONE DI GUERRA
Avevo passato un meraviglioso pomeriggio a scuola a fare casino in mezzo a gente che cercava di studiare; quindi ero tornato a casa, stremato dalla giornata di lavoro, quando la spia della segreteria richiamò la mia attenzione: c'era un nuovo messaggio!

"Ehm... Mahrhokko... eh... pron... eh... io sono la mamma di Spud, quando viene la mamma di Mahrhokko mi fa chiamare? Fa chiamare Spud che io voglio pahrhlahre con la mamma del... di Mahrhokko. La ringrazio!"

E quella da dove cazzo l'avevano pescata? Dallo Zaire? Comunque, aggiunsi la perla al Pipppero della segreteria e decisi di sbattermene il cazzo.

Verso le nove e mezza il telefono squillò... poche parole, lapidarie: "C'è tua madre?".

Stavolta, la voce era maschile, con una lieve inflessione siciliana, nel complesso poco rassicurante: risposi che mammaMarok era uscita e che sarebbe tornata tardi, molto tardi.
"Sono il padre di Spud... e guarda che, se voglio, mi metto lì davanti a casa tua e l'aspetto anche tutta la notte!"
"Si accomodi -
gli risposi, divertito - La strada è tutta sua! Comunque, se mi vuole lasciare detto qualcosa..."

L'energumeno grugnì per qualche secondo, poi continuò: "Mah... ho saputo che tu scrivi delle cose non tanto belle su mio figlio..."

Cazzo, sembrava il Mago Gabriel che faceva il malocchio alla Gialappa's Band... era uguale!

"Ma suvvia... - risposi - che cosa ci sarà mai di così brutto nei nostri racconti? Sono opere di fantasia, che inventiamo insieme... così, per passare il tempo!"
"Ah, è roba che hai inventato tu? Benissimo, lo spiegherai al GIUDICE!"
"Eh???"
"Sì, al giudice. Io adesso voglio andare a fondo di questa cosa... costi quel che costi! Ho già fatto un po' di copie dei tuoi racconti... una l'ho portata al commissariato, le altre le ho date ai genitori di Andy e di Begbie..."


E, in tutto ciò, da dietro si udivano urla disumane: "Parhlahre madhre Mahrhokko!"

Stavo per mandarli a fare in culo tutti e due... ma poi, vinto dalla curiosità, chiesi: "Ma, scusate, voi che storie avete letto?"

"Eh... fosse per me... -
sospirò lo sceriffo - ...ma mia moglie ha letto quella di Febbraio e... ma ti rendi conto di quello che hai fatto, ma ti rendi conto delle cose gravissime che hai scritto?"

Mh... a Febbraio ne avevo scritte due... anzi, tre, considerando il '95.

"Seratina a Trûc d'Miola?" azzardai.
"Aaaah, ne sei fiero eh? Beh, adesso ne invio un'altra copia a tua madre e vediamo se ridi ancora!"

Ero contento di aver trovato un'efficiente rete di distribuzione per le nostre storie, mi ero rotto il cazzo di fare fotocopie.

"E non finisce qua! - aggiunse - CI RIVEDREMO IN TRIBUNALE!"

- clic -
Casa Marok ´96
Martedì 2: L'INIZIO DELLE OSTILITÀ
La guerra era iniziata, mi barricai in casa, monopolizzai posta e telefoni e mi preparai a resistere al lungo assedio.
Nel frattempo, non potevo fare a meno di pensare alle mie storie finite al commissariato, alla stesura del verbale ed alle ghignate dei caramba... quindi mi rilessi la Seratina a Trûc d'Miola.

"Spud obiettò che farsi un altro
flash era un po' pesante, ma
Begbie gli rispose: 'Pesante sarà tua
madre, che ha la figa lorda!
'"


Figata, cazzo!!!
Avevo davanti agli occhi i caramba del Commissariato che commentavano: "Signora, non l'avrei mai detto!"
Poi il telefono squillò: era Spud.

"Marok! Porca troia! Sono a casa di Begbie con Andy... e stiamo elaborando il piano strategico. Andy ha avuto un'idea geniale: se ti chiedono chi fuma dì che è il Gufo!"
"Ah be'... saranno contenti!"
"Minchia, Marok... mio padre ha chiamato Beat e gli ha chiesto se ci facciamo le canne!"
"Ah..."
"E lui ha risposto: 'Non so, era buio, non vedevo'!!!"
"CHE COSA??? Ma che cazz..."
"Sì, e poi gli ha passato la MADRE... e lei gli ha confermato che siamo tutti delinquenti! Compreso Begbie... che neanche conosce!"


In tutto ciò, alle spalle di Spud, la voce di Begbie il Porko generava bestemmie di qualità ed intensità inaudite per qualunque pianeta.

"Marok, cazzo... siamo nella merda! Devi fare qualcosa..."
"IO???"
"Sì, TU, cazzo. Tra qualche ora, telefona a casa Andy... e pure qua da Begbie! E parla tu coi genitori."
"Ma... stai scherzando?"
"Dai, gli fai le supercazzole, come fai sempre te..."


Decisi di farli contenti... ed alle sette della sera composi il numero di casa Andy.
LA CHIAMATA A CASA ANDY
Nella versione originale dei racconti, Andy era uno dei pochi ad avere già un nick, al posto del nome di battesimo. Avrei dovuto spiegare alla mamma che lo chiamavamo Andy perché era handicappato?
Mah...
Composi lentamente il numero, ripassando le formule... e mammaAndy rispose.

"Senta, Marok... - rispose - Non perdiamo tempo: io verso mio figlio non ho MAI avuto dubbi!"

Forte accento piemontese, elevato tasso di acidità e di vecchiaia... ma non sembrava pericolosa.

"Le cose che Lei ha scritto erano ABNORMI! - continuò, parafrasando Frankenstein Junior - Talmente abnormi che NON potevano essere vere!"
"VERE??? -
urlai - Ma stiamo SCHERZANDO? Sono palesemente storie inventate da noi! A parte che io non fumo neanche sigarette, si figuri..."
"Eh, però forse vi è preso la mano. Comunque, ho letto il resoconto del Capodanno a Ronco, ho chiamato mio figlio, gli ho chiesto spiegazioni... e io di lui mi sono fidata! Però... l'altra roba che mi hanno portato ieri..."
"Ah, quale?"
"Eh, quale. Trûc d'Miola!"


E LO PRONUNCIAVA BENE! Incredibile.

"Ma signora, in quel racconto suo figlio non compare neanche..."
"No, infatti. Ma comunque, non posso pensare che il loro amico di sedici anni si faccia sette canne o vada ad annusare e sia lui che sceglie la droga!"
"Ma assolutamente! Le pare possibile?"
"Ecco. Quindi, sarebbe il caso che ci faceste tutti un pensierino... e che Lei stia attento a cosa scrive! Sinceramente, per noi la cosa non è neanche incominciata: le storie le ho lette, mio figlio mi ha spiegato e io gli ho creduto. Finisca così la cosa, d'accordo?"
"Ma certo, buonasera!"
"Buonasera!"


- clic -

Meno di cinque minuti di apnea... pensavo peggio!
Del resto, come si può credere che la roba che scrivo sia vera?

E ora mancava l'altra metà: casa Begbie.
Ripassai di nuovo le formule che mi ero scritto... e composi il numero.
LA CHIAMATA A CASA BEGBIE
Dall'altra parte trovai una voce maschile, da uomo maturo ma non anziano, con lo stesso accento barotto della madre di Andy.

"Salve! - esordì BabboBegbie - Come va?"
"Eh... Mica tanto bene! -
commentai - Sono tremendamente dispiaciuto per quello che sta succedendo e ci tenevo a scusarmi..."
"Eh, bon, bon! Ho letto 'sta lettera e mi è sembrata una cosa molto di fantasia!"
"Ma infatti... era talmente strampalata che mi sembrava assurdo che qualcuno la potesse prendere sul serio..."
"Ma no, mi è sembrato anche a me che fosse una storia fatta probabilmente per riderci sopra... ecco, un po' troppo colorita, un po' pesantina! Tra voi ragazzi so benissimo che c'è un certo linguaggio abbastanza scurrile e con questo non è che mi scandalizzo, son stato giovane anch'io... però posso dire che non è che mi sia piaciuto. Certi commenti sulle madri degli altri sono veramente pesanti... insomma là! Non mi sembra che sia il caso di scriverlo neanche per scherzo..."
"In effetti... Comunque, che Begbie non possa mai avere fatto o detto quelle cose immagino che ci arriviate anche voi..."
"Ma sì, senz'altro... le passo un momentino anche mia moglie..."


Mh. Era il mostro di fine livello?

"Ciaooooo! Scuuuuusaaaaa..."

Eh???
Quella era MammaBegbie?
Aveva la voce dolce e cantilenante di una ragazzina, mi dava del tu e mi chiedeva scusa. Era una trappola, vero?

"No! - risposi - Assolutamente, sono io che mi scuso!"
"Ma no, abbiamo capito che non poteva essere tutto vero, però capisci... magari invece di cinque o sei canne ne ha fatta una..."
"Ma non scherziamo!!! È tutta fantasia! Non fumo neanche SIGARETTE... IO! Figuriamoci LUI! Non c'è niente di vero!"
"Oh, grazie... perché io alle cinque o sei non ho creduto molto... ma il fatto che lui potesse anche solo aver provato una volta... sai, lui ha sedici anni! E un ragazzo che fuma canne a sedici anni è uno che a 20 è destinato all'eroina..."


Pensare a cose tristi subito Naja galera lavoro non devo ridere non devo ridere non devo ridere non devo ridere non devo ridere Naja galera lavoro Naja galera lavoro.

"La capisco... - risposi, sussurrando per dissimulare qualunque emozione - Sono cose... terribili..."
"Guarda, ci siamo resi conto che bisognava avere fiducia nei figli. Lui ci aveva giurato che non era vero... e da allora io sono riuscita a capire che CREDO a mio figlio! Ecco! Che è una cosa molto importante!"


Naja galera lavoro si rompe l'hard disk divento allergico al fumo e alla birra vengo rinchiuso in cella con la tribù dei Cazzi IperCooler non devo ridere non devo ridere non devo ridere non devo ridere non devo ridere.

"È una cosa molto bella..." commentai, con un filo di voce.
"Tu scrivi molto bene...- continuò, con la stessa voce infantile e sognante - Io ho notato che scrivi decisamente bene. Io leggo moltissimo! E mi piace come stile. Mi piace come tu scrivi!"

Ma che cazzo...

"Ah, grazie..."
"Prego. Sei molto conciso, rendi molto l'idea ed entri proprio bene! Sei uno scrittore, diciamo, non so se tu hai intenzione di scrivere..."
"Oh, solo per hobby..."
"Ecco, per hobby. Fai queste storie, benissimo, però cambia personaggi! Non mettere mai persone... non fidarti! C'è anche mio figlio che è minorenne, in mezzo... lo capisci questo? Se uno crede a quello che è successo, voi maggiorenni che prendete le canne dal ragazzo di 16 anni e lo portate ai Murazzi senza intervenire, dicendo anche semplicemente 'non andare', quella è una cosa da legge eh? Cioè, andate a finire nei pasticci per delle cose inventate! Sono cose che possono implicare!"
"Già..."
"Mettile tutte tra maggiorenni, queste storie che tu inventi. Cambia i nomi. Fatti un cerchio di amici inventati che sono già molto grandi... di 24 o 25 anni. Perché capisci che, se va in mano a delle persone adulte, queste si allarmano. Tu scrivi molto bene... però allora elimina il turpiloquio, perché dà fastidio: va anche nelle mani di altra gente! Dei ragazzi c'è la famiglia. Ci possono essere dei bambini, minorenni. E poi, se si può evitare il turpiloquio, ti dico francamente, il racconto diventa anche molto più interessante. Basalo sulle avventure! Inventati un gruppo di ragazzi che possono fare delle esperienze, possono fare un sacco di cose... troverai una strada decisamente più tranquilla, più sicura e anche per te! Perché scrivi molto bene, non abbandonare questo scrivere. Scusa eh, se te lo dico. Sei già grande, adulto, hai vent'anni. Stai attento. Può essere una lezione utile per tutti... anche per te, che puoi scoprire che puoi fare altro in un altro modo, se hai ambizione di scrittore!"


Salutai con educazione la mia prima fan: la mamma di Begbie sarebbe rimasta per sempre la prima donna al mondo ad avermi fatto i complimenti per i miei racconti... come intercalare mentre mi faceva il culo!
Probabilmente, sarebbe rimasta anche l'ultima... a farmi i complimenti.

Per quanto riguarda il culo, invece, alle nove e mezza il telefono provò a squillare... ma non ne ebbe il tempo, che avevo già risposto, avevo già sentito la voce della tigre della Malaysia (cioè mammaSpud) ed avevo già risposto che mia madre non c'era.

La belva continuava imperterrita a urlare: "Mahrocco! Guarda che ho telefonato a tua mamma a scuola!".
Per l'ennesima volta, trattenni le risate e risposi: "Cara signora, la informo che mia madre non insegna da DIECI ANNI!"

Quella stava per esplodere, quando intervenne babboSpud... e, come Corrado, esclamò: "Non finisce qui!!!"

- clic -
Mercoledì 3: IL TRADIMENTO!
L'orologio segnava l'una quando mi alzai e salutai mia madre, appena tornata dal lavoro.
Aveva un'aria insolita, mi guardò un po' e mi disse: "Sapessi che cosa mi è successo oggi! Ero in riunione quando mi sento chiamare al telefono con urgenza; all'inizio ero preoccupata, pensavo a qualcosa di grave, poi rispondo e sento una tipa mezza pazza che mi urla contro e mi insulta!"

Non c'erano dubbi, era la madre di Spud.

"Dimmi te che cosa mi deve ancora succedere, ad un passo dalla pensione! Pensa, mi ha detto di essere la madre di un tuo amico e che tu l'hai picchiato! E poi, non contento, hai scritto tutte le angherìe che gli hai fatto su una lettera, l'hai firmata e gliel'hai spedita! E quando lui l'ha letta è rimasto così scioccato che non riusciva più a trovare casa sua, ha passato un giorno a vagare in macchina in preda al panico, pare che sia finito addirittura su una strada di montagna e stava per cadere in un burrone, tanto era sconvolto! Che cosa gli avete fatto?"

Mi sforzavo di rimanere serio, ma più mammaMarok andava avanti, più diventava impossibile: "Fa' attenzione a che gente frequenti, quella è pazza, al telefono urla, non si capisce niente, non ti puoi trovare altre amicizie? Ah... poi tra un grido e l'altro mi ha detto che uscite con un amico marocchino e con altri teppisti! Che brutta gente! Ma la cosa più grave è che pare che voi andiate a casa di un certo Mingo a fare i festini e che ci abbiate trascinato anche Beat, il tuo compagno di banco al liceo! Povera creatura, avete corrotto anche lui! Comunque fai attenzione a scrivere le lettere firmate quando picchi qualcuno, che Pacciani l'hanno messo dentro per questo!"

Ok, mi sembrava tutto perfetto... tranne un dettaglio: come cazzo aveva fatto la madre di Spud, che era semianalfabeta, a trovare il numero dell'ufficio di mia madre?
Doveva avere un complice, una persona che mia madre conoscesse molto bene e di cui si fidasse.
Ma chi poteva essere quel traditore che mi aveva pugnalato alle spalle?

Fu allora che mi tornarono alla mente le parole del saggio Attila: "Beat è come il pisello: sta sempre tra le palle!"
Proprio così: ai tempi delle superiori, mia madre aveva incautamente dato il suo numero dell'ufficio alla madre di Beat... che adesso ne aveva fatto buon uso!!!
Non mancherà vendetta.
Giovedì 4: GLI SVILUPPI
Verso le sei, il telefono tornò a squillare, ma finalmente era una voce umana... o quasi!
Era l'ignaro Jena il rollatore... e mi poneva la solita domanda: "Che cazzo si fa stasera?".
Lo resi partecipe dell'intera vicenda.

All'inizio si mise a ridere immaginando le foto di Lyde che sbocca nel cesso esposte nella bacheca del commissariato e pensando che la madre di Beat aveva anche il numero di casa di Niger, di Mingo e persino di Giò, il chitarrista dei Quarantena, perché al liceo eravamo tutti nella classe di Beat!
E, da qualche parte, doveva avere anche il numero di telefono di Attila, perché era stata la sua insegnante di religione alle medie!!!
Con successo, a quanto pare.

"Quella ha il numero di telefono di TUTTI! - urlò Jena, trionfante - Tranne il MIO! SOOOOOOOOOOOKA!!!"

Con la dovuta cautela, ricordai a Jena della sua foto mentre rollava, probabilmente esposta in bacheca al commissariato! Quindi, iniziò a bestemmiare contro Spud, i suoi genitori e l'handicappato di Beat, che aveva il suo numero!
Solo Zio Barese era fuori pericolo, perché era l'unico a NON avere il telefono... e nessuno sapeva nemmeno come si chiamasse di cognome: aveva stravinto!!!

"Jena... - commentai - In fin dei conti... che cazzo te ne fotte? Tu l'anno prossimo sei comunque blindato!"
"E perché mai?"
"Perché parti per NAJAAAAA!!!"
"E invece NO, caro mio! Oggi ho passato lo scritto del mio primo esame, venerdì prossimo do l'orale... e ve lo metto nel culo a tutti! Fankuloooooo!!!"
Venerdì 12: IL GIORNO DIVERSAMENTE FIGATO
Da qualche parte nel mondo e per qualche religione, venerdì 12 doveva rappresentare il giorno della sfiga universale. Comunque, io avevo consigliato all'amico Jena di non bestemmiare troppo contro la madre di Spud, perché quella conosceva i riti voodoo del suo paese! Non mi diede retta.

Così, Jena il rollatore fu il primo a venire cinghiato dalla maledizione dell'indigena: per prima cosa venne SEGATO senza pietà, con l'intera facoltà di economia che gli suonava l'inno dei bersaglieri e rideva. Quindi, per sfogarsi, andò a giocare a calcetto... e Jena il rollatore cinghiato con doloreSI SPACCÒ ENTRAMBE LE BRACCIA, all'altezza del gomito!
La prognosi fu severa: non potrà rollare fino a settembre.

Poi venne il nostro turno: quel cazzo di venerdì ce l'avevamo tutti un esame (nel mio caso, lo scritto di Fisica1) e fummo TUTTI SEGATI!
Oppure "cinghiati"... come diceva Zio Barese.

"Minchia... - commentava Attila - e dire che a Capodanno pensavo che era un anno Calabrese..."
"Fankulo! -
sbraitava Jena - Te lo dicevo già a Capodanno e lo confermo oggi! Questo è un anno di MERDA! Minchia, ho fatto la varicella, ho le braccia spaccate..."
"Beh... pensa l'anno prossimo, che sei a Naja..."
"Ma vaffankulo!!! Guarda, sono contento solo di una cosa..."
"Sarebbe?"
"Che tra pochi giorni partiremo per le vacanze... ognuno per i cazzi propri, ognuno in un posto diverso del mondo... ma tutti affankulo! Capito? AFFANKULO!"
COSA RESTERÀ DI NOI
A casa di Andy, di Begbie e di Spud rispondevano solo le guardie penitenziarie, cioè i genitori, e controllavano tutto: telefono, citofono e segnali di fumo... per non parlare della corrispondenza cartacea!

Un bel giorno però incontrai Spud per puro caso a Porta Susa: mi disse che i suoi l'avevano blindato e non lo facevano più uscire la sera, che Begbie il Porko era stato confinato in esilio in montagna e che del povero Andy nemmeno lui sapeva più un cazzo, tranne il fatto che sua madre lo considerava il nostro capobanda.

Il destino di Andy ci incuriosiva, così continuammo a chiamare casa sua, tutti i giorni e tutte le notti... fino a trovarlo, finalmente, un mitico venerdì sera!

"ANDY!!! - urlammo - GRANDE!!! Esci con noi, scappa! Siamo qua sotto!!!"
"Eh, non posso... -
rispose - Devo stare a casa a guardare GIOCHI SENZA FRONTIERE..."

Ragazzo emotivo.

Ad informatica, intanto, la voce della mamma di Spud era diventata una hit: c'era gente che mi chiedeva di scrivere una saga fantasy in cui doveva uccidere Mandingo!!!
Così, giusto per essere sicuro di finire in galera.

E poi c'erano le domande di rito: "Marok, ma... il COMMISSARIATO?"
"Boh, non chiamano: si saranno dimenticati..."
"Ma scriverai una storia su tutta questa roba?"
"Sì... e la mando in giro per Torino! Ma fottiti!"
"Fankulo!"


Joco e Killer avevano trovato la soluzione geniale: non stampare più nulla su carta e scambiarci le storie in formato elettronico, tipo i Casa Marok ´96: i giochi su floppygiochi pirata, in modo che nessun genitore fosse in grado di leggerle.
Peccato che così avremmo tagliato fuori anche la maggioranza dei coglioni habitué, che con il computer avevano lo stesso rapporto che aveva la pheega con loro... e con il computer.

Su una cosa, però, eravamo tutti d'accordo: nomi propri FANKULO!
Per Andy, Giovi, il Pazzo, Joco, Killer, Mandingo, McLaud, Mingo, MiOpìO, Napalm e Niger non sarebbe cambiato nulla, gli altri sooooka!
Volenti o nolenti, bisognava inventare nick "artificiali", che avrebbero fatto casino coi giochi di parole ed i messaggi in segreteria! Roba da far cadere le palle.

Tranquilli, anche tutto il resto fu privo di ogni logica: Beat fu uno dei primi a chiamarmi per dirmi di non censurare nessun racconto. Anzi... mi invitò a continuare a scrivere: alla fine, nel rileggere quant'era handicappato, si divertiva anche lui!
Però smise di uscire la sera, perché doveva studiare e doveva partire per l'Albania.
Contemporaneamente.

E poi venne il turno di Mingo: "Marok, NON TOGLIERMI DAI RACCONTI!!! Come nome va benissimo Mingo... o anche Gaetano Turbominchia o Felice Mastronzo... fa' come ti pare. Non temo ritorsioni familiari, non ho zie impazzite moralizzatrici o cose del genere. Stasera parto per le vacanze... ma non fare scherzi: lasciami nei racconti, mi raccomando!"

Sì, era il mondo alla rovescia, in cui Beat e Mingo se ne sbattevano il cazzo, mentre Spud, Andy e Begbie il Porko si facevano blindare dalla mamma e dal papà.

Così, in giro per Torino erano rimasti "quei quattro": Niger, Jena, Attila ed il sottoscritto.
Era stata Pina la Scronda a chiamarci così, perché a novembre eravamo scappati dalla festa nel locale FASCISTA! E adesso invece restavamo soltanto noi.
Vivi.
O quasi: Jena aveva le braccia spaccate e Niger, dopo le ultime disavventure, guidava solo in città: Sacra Birra FANKULO.

Per fortuna, anche Torino era esplosa l'estate.
C'erano concerti gratis ovunque: menzione speciale ai Pitura Freska in piazza d'Armi, ai Modena City Ramblers a Collegno, ad Enzo Jannacci a Grugliasco ed agli Amici di Roland al Parco Ruffini!
Il nostro eroe però fu un tizio chiamato "Mao e la rivoluzione", che domenica 14, dal palco della Pellerina, si mise a cantare: "Come ho perso la mia guerra: con enorme allegria!"

E Jena il rollatore stava sotto il palco, con le braccia spaccate, e rideva!
Era la nostra canzone.




L'indomani avevamo già affittato il disco (chiamato Sale), che sarebbe potuto diventare la colonna sonora della nostra estate '96... se non fosse che Niger era MUTO persino nella MACCHINA... cioè non aveva l'autoradio.
Però una sera si lanciò all'inseguimento di tre tipe sconosciute, solo perché avevano una Y10 bordeaux uguale alla sua!
E poi niente, dopo la prima foto erano già scappate. Peccato.

La banda dell´Y10 bordeaux L´Y10 gemella!

Per il resto, quasi ogni sera facevamo puttan-tour e passavamo in corso GalFer dietro al Fante a salutare BanfiBANFI... che però nelle foto non sorrideva mai. Peccato.

E poi l'istinto di Niger ci conduceva ai cimiteri degli elefanti.
Il primo era "Il Bene", il pub ASILO col triciclo, la trombetta e la lavagna su cui scrivere le parolacce e disegnare CAZZI coi gessetti colorati.
Era un bel posto, ma c'era sempre il problema di Attila, che apriva la scatola del Risiko e voleva la Jacuzia.

"Minchia non mi toccate la Jacuzia, minchia la JACUZIA è MIA!!! Minchia la JACUZIA è troppo CALABRESE!!! Minchia la JACUUUUUUUUUUUZIA!"

Tutte le sere così.
Gli regaleremo un biglietto di sola andata.

Jena al Bene   Attila al Bene

Il secondo si chiamava "Sitting Bull Saloon", era nascosto nel buco del culo di Torino, piazza Nazario Sauro... ed era uguale alla Sacra Birra, però senza la musica, il casino, l'allegria e la gente!
A parte "quei quattro", che ci piace ricordare così.
QUEI QUATTRO
APPENDICE
Ad oggi, , non abbiamo più notizie dei nostri tre amici blindati!
Peccato.

E così, ci tocca fare a meno delle massime di Andy e delle bestemmie del compare Begbie il Porko! Per non parlare della voce narrante, cioè del coglione che a Capodanno del '95, senza rendersene conto, mi aveva convinto a buttare le giornate nel cesso, scrivendo cazzate.

Del resto, ognuno in questo porco mondo ha diritto ad inseguire un maestro irraggiungibile di poesia: Omero, Catullo, Virgilio, Dante, Boccaccio, Gogol, Collodi, Antoine de Saint-Exupéry, Dino Buzzati, Charles Bukowski, Italo Calvino, Ray Bradbury, Umberto Eco, Stefano Benni, Douglas Adams, Francesco Guccini, Fabrizio De André o lo schizzo dei vostri cazzi.
Io ne avevo scelto uno che faticava a tenere la penna in mano e creava imbarazzo persino quando doveva firmare una cartolina (per non parlare di quando provava a leggere, a cantare, a suonare o a usare il computer: non disponeva di canali di comunicazione funzionanti!).
Eppure, per me era irraggiungibile lo stesso: se anche campassi fino a 42 anni (evento assolutamente improbabile!), difficilmente troverei un altro narratore come Spud.

In compenso, avrei rievocato per sempre le sue "telefonatine" interminabili della domenica pomeriggio, in cui passava il tempo a raccontarmi la mia schifosa vita... e la rendeva leggenda, senza aggiungerci nulla: gli bastava il modo in cui sapeva mettere in fila le quattro cazzo di parole che conosceva.

Difficilmente, dopo quel casino, Spud avrebbe cercato un nuovo scriba, possibilmente meno handicappato del sottoscritto: era chiaro che del suo talento, così ben sepolto, non gliene fotteva più un CAZZO.
Però, come tutti, dopo l'estate, avrà visto al cinema Trainspotting... e l'avrà visto anche Begbie, se l'hanno fatto entrare!
E l'ultima cosa che sarà potuta passare per la testa a tutti e due era che un gruppo di diversamente figati li avrebbe ricordati per sempre coi nomi di due personaggi del film: Begbie e Spud! Così è la vita.

E i genitori di Spud? Leggeranno mai questa storia?
Se lo faranno, sarei curioso di vedere le loro facce... in foto, però: quel giorno spero di essere molto, molto lontano!!!

Boh, la prima stagione della Cumpa è finita! Se l'avete letta tutta, complimenti, sono fiero di voi: non avevate proprio un cazzo di meglio da fare!!!
Comunque, questo foglio si autodistruggerà tra dieci secondi... quindi adesso muovetevi, mano ai cazzi e andate affankulo!