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Festone a casa di Andy

FESTONE A CASA DI ANDY

UN CAZZO COSÌ.


LE PREMESSE
Era la fine di Dicembre ed eravamo ormai sprofondati nel clima di rassegnazione che precede la tragedia: il Capodanno.

Ognuno di noi somatizzava in modo differente: dal 25 novembre, per esempio, Spud era entrato nel concerto di Ligabue; passava le giornate a cantare Ligabue, a citare Ligabue, a sboccare Ligabue... e adesso aveva anche la chitarra! Era una catastrofe... ed era il problema minore.

Da quel concerto, Lyde aveva deciso che sarebbe uscito con noi, per sempre! Ed ogni sera faceva incazzare stronzi più grossi e più bastardi.
Andare ai Muri con lui era un suicidio, ma anche da qualunque altra parte: nel centro di San Salvario, il quartiere arabo di Torino, aveva deciso di attirare la mia attenzione urlando "MAROOOOOK!"
Se i negri non ci hanno ammazzato di botte, è solo perché facevamo schifo.
Non contento, Lyde ci aveva confessato che vorrebbe fumare ma non può, perché è handicappato... vincendo il premio sfiga del '95.

Il concerto di Ligabue era anche stata la prima volta in cui Joco era uscito con noi. Nonostante questo era felice, perché era riuscito a finire il laboratorio di Sistemi1 prima di Natale! Sì, lui pensa a queste cose, non alla pheega. E quindi, adesso passava le giornate a fare morphing delle foto del Pazzo, per dimostrare che l'Amiga era un computer!

Pazzo

A Niger, invece, Ligabue aveva fatto lo stesso effetto che gli faceva il resto del mondo: un cazzo. Però la vita gli stava regalando enormi soddisfazioni: l'ultimo sabato prima di Natale, Mingo gli aveva ridato la cassetta dei Litfiba, quella dimenticata la notte della festa!
E NIGER ANDÒ AL SETTIMO CIELO!!! Pronunciò addirittura una parola: "Azz."

Anch'io, comunque, non mi potevo lamentare: ero entrato a far parte di un gruppo, i Quarantena! Facevamo cover e facevamo cagare, quindi in nostro onore stavano uccidendo Videomusic, facendole trasmettere il basket.
Però il piccolo schermo proponeva grandi eroi: c'era lo sfigato che navigava di porno col joystick, nel nuovo video dei Timoria, e c'era Claudio Bisio che prendeva per il culo il Papa, in una canzone chiamata "Angelus", su Tele+3.
E poi avevo spento la TV, perché avevo trovato L'EDITOR DI DOOM!!!
Me l'aveva procurato un amico di Joco, chiamato Killer. Da allora, passavo il tempo a skannare le foto di Joco, di Mandingo, del Pazzo e di MiOpìO e poi creavo LDF, cioè Livelli Diversamente Figati.
E quindi, nel caso non fosse chiaro, da settimane non studiavo più un cazzo e uscivo solo di sera, per suonare o andare a bere. Non avevo mai fatto così tanto schifo: mi guardavo ed ero felice.

Quello messo peggio di tutti, comunque, era senz'altro Andy: non poteva più vedere nessuno, perché la sua tipa, Pina la Scronda, ci odiava tutti... ma soprattutto "quei quattro", cioè Attila, Jena, Niger ed il sottoscritto.
La nostra "colpa" era l'essere fuggiti dalla cena nel locale fascista, il Vecchio Nostalgico. Capivamo le sue ragioni, la festa l'aveva organizzata lei e ci era rimasta male... ma comunque vaffankulo, si calavano 30 carte: con la metà, quella sera ci era scappato uno strip al RockHouse!
Subito dopo, però, Andy si era fatto beccare col racconto della serata, in cui c'era scritto che lei era un CESSO.
Non era colpa mia, era vero... anche Andy era d'accordo!
E così, il nostro amico era blindato: da settimane, comunicava solo con Spud, al telefono, per dire che faceva pacco.

E poi, all'improvviso, tutto cambiò... naturalmente in peggio.
Mi telefonò Spud e mi disse: "Ohu, stasera c'è una festa a casa di Andy per i suoi veri amici e quindi nessuno di voi è invitato. Quindi, chiama tutti, che gli sfasciamo la casa!"

Ovviamente, non avevo la minima intenzione di andare alla festa pacco con Pina la Scronda ed i Nazisti dell'Illinois... ma verso metà pomeriggio mi chiamò Beat.
Telefonava dalla cabina, perché i suoi gli vietavano di chiamare da casa perché non sai quanto spendi, e aveva un problema serio: voleva che gli mettessi a posto il computer perché doveva scrivere le dispense del catechismo e non era in grado di usare Word!
Gli risposi che purtroppo non potevo: proprio quella sera dovevo andare alla festa di Andy!

"Una festa da Andy? Che bello... dai, vengo anch'io! Così rivedo Niger!"
"Eh??? Ah... boh... ok... ci vediamo là! Tranquo!"
"Sì, dai... così faccio un po' di telefonate gratis. Ma si mangia?"
"Ah, quello non lo so... fossi in te, porterei qualcosa..."
"Ok, porterò una Simmenthal!"


Chiamai Jena il Rollatore e gli raccontai tutto.
Jena scoppiò a ridere, mi disse che avrebbe telefonato a tutta Torino e l'avrebbe portata sotto casa di Andy, perché quella serata meritava di entrare nella storia!
CHI BEN COMINCIA...
Tutte le migliaia di "veri amici" invitati da Pina La Scronda alla festa di Andy fecero clamorosamente pacco: erano stati skifati con umiliazione persino dai Nazisti dell'Illinois.
Così, anche lei rimase a casa sua, perché vaffankulo: la festa era abortita.

Ignorante di tutto ciò, alle otto in punto, Spud si presentò a casa di Andy... e non era solo: con lui c'era una personcina a modo, Begbie il Porko!
Ero fiero di Spud, non poteva fare di peggio.

Saliti all'ottavo piano, i due si guardarono intorno. La buona notizia era che non c'era nessuno a rompere i coglioni: né i genitori di Andy, né Pina la Scronda, né i Nazisti dell'Illinois; quella cattiva era che, appunto per questo, non c'era un cazzo da mangiare: in tutta la cucina, gli oggetti più commestibili erano un elenco del telefono ed un registratore a cassette.
Così, tra una bestemmia e l'altra, Begbie obbligò Andy a portarli in cantina, perché secondo lui c'era del vino.

Il bello è che le bottiglie c'erano sul serio: era ALCOOL ed era GRATIS, Begbie il Porko era felice!
Prima di risalire, però, la sua attenzione fu catturata dal coperchio rotto di un quadro comandi e da una leva, con su scritto "ASCENSORE".

"E questa a che cazzo serve?" chiese Begbie.
"No, attento... - rispose Andy - Quella leva blocca l'ascensore!"

Begbie il Porko scoppiò a ridere, tirò un rosario di bestemmie e tornò su con gli altri, senza incasinare nulla... tanto aveva il vino! Il resto vaffankulo.

Comunque, era bello bere di fianco ad Andy: al terzo sorso, come sempre, si stese sul divano e morì.
Spud gli celebrò il funerale cantando Ligabue nel registratore, per sentire com'era la voce, mentre Begbie il Porko beveva in silenzio, in pace col mondo. Poi il citofono squillò: era arrivato Beat.

Andy sospirò e rimase sdraiato.
Spud si alzò ed aprì la porta.
Begbie recitò una Divina Commedia di bestemmie, poi strappò di mano a Spud il registratore e chiamò l'ascensore prima che lo facesse Beat.

"ADESSO LO BLOCCO!" disse.

I due pensarono che Begbie volesse tenere l'ascensore aperto, così Beat si sarebbe fatto otto piani a piedi... e scoppiarono a ridere!
Nessuno di loro si accorse che Begbie non c'era più e l'ascensore stava scendendo in cantina, senza fermate intermedie.

Solo all'aumentare del casino, Spud uscì fuori e trovò l'ascensore bloccato tra due piani... con dentro Beat!
Di fronte a lui, Begbie il Porko teneva il mano il registratore ed urlava: "BESTEMMIA, se vuoi uscire, BESTEMMIA! BESTEMMIA o ci CREPI qua dentro! BESTEMMIA, che poi mando la cassetta a tua madre e a tuo padre e ti buttano fuori di casa! E da domani dormi coi tossici sotto un ponte! Capito? BESTEMMIA o da qua non ne esci vivo! BESTEMMIA!!!"

Dall'interno dell'ascensore, Beat non proferiva parola.
Spud, incredulo, si precipitò giù in cantina, prima che i vicini chiamassero la polizia, e rimise in moto il troiaio.
Beat raggiunse l'ottavo piano, uscì, guardò negli occhi Begbie il Porko, che aveva ancora il registratore acceso e, con la massima severità, pronunciò la seguente frase: "Hai solo 16 anni..."
Ed entrò in casa.

Andy, nel frattempo, si stava risvegliando... ed era peggio, perché vagava per la casa in trance e continuava a ripetere le uniche frasi sensate che avesse detto in un anno: "Amici un cazzo!" "È un animale, non è pian Rastello" "Pina fa troppo schifo, vaffankulo!"

Per fortuna, Spud ritornò su e cercò di consolarlo, come solo lui sa fare: "Minchia, vaffanculo, cazzo, almeno quella a Capodanno porca troia, se la fai ubriacare scopi..."

Parole tanto romantiche innescarono qualcosa nella mente di Andy... qualcosa di malato, perverso e, fondalmentalmente, handicappato. Si alzò di scatto, si tirò giù i pantaloni, fissò Beat, serissimo, ed urlò: "Quella a Capodanno non la voglio! BEAT! FAMMI UNA POMPA!!!"

Beat spalancò gli occhi e rimase immobile, combattuto tra l'orrore, l'incredulità e la preoccupazione che il suo caro amico Andy non si sentisse bene. Poi Andy saltò nella sua direzione, o qualcosa del genere, Beat lo schivò e corse via ed Andy si mise ad inseguirlo per la casa, barcollante, con il cazzo in mano. Erano bellissimi.

"Fate CAGARE! - commentò Begbie il Porko - E io ho voglia di FUMO! Andiamo? Offro io!"

Per Beat era veramente troppo... così le strade si divisero: in tre scelsero la perdizione, il quarto salutò e ritornò a casa e a nessuno, ma proprio a NESSUNO, venne voglia di chiamare NOI! Peccato.
I QUATTRO FESSI VENUTI DA LONTANO
Le ultime parole di Jena il Rollatore erano state: "Tranquo, ti passo a prendere alle 9:30 e porto un casino di gente!"
Mi passò a prendere alle dieci ed eravamo in quattro: Jena, Niger, Lyde ed il sottoscritto. In altre parole, "Quei quattro" meno Attila più Lyde.

Jena mollò l'auto in via Angrogna, che era l'unica traversa di corso Monte Cucco che non avessero ancora asfaltato, perché tanto ci parcheggiavano solo gli sfigati.
Era la notte più limpida e fredda del dicembre più freddo della storia dell'umanità, la neve era vecchia di una settimana e, sotto agli alberi, non si riusciva a sciogliere: si sporcava e basta.
Chi ce l'aveva fatto fare di uscire?
Comunque, ce la facemmo di corsa fino a casa Andy, per scaldarci i culi, citofonammo... e non rispose nessuno.
Allora telefonammo a casa Andy col cellulare di Jena... e non rispose nessuno.
Allora suonammo a un campanello a cazzo... che rispose: "Chi è?"
"Pubblicità in buca!" esclamai, non pensando al fatto che erano le dieci e un quarto!
Il gentile condomino ci pensò un po' su... e poi ci mandò affankulo.

La temperatura, intanto, continuava a scendere: lo zero era un miraggio, come l'alba di Naja!
Ci rintanammo nella Tipo di Jena e, per mezz'ora, ascoltammo il peggio di Radio Reporter 93. Poi riprovammo a suonare a casa Andy... ed il portone si aprì!
Entrati in QUELL'ascensore e saliti all'ottavo piano, ci disponemmo in posizione di combattimento e suonammo il campanello: la porta si spalancò, uscì la madre di Andy incazzata, ci squadrò uno per uno e poi ci disse, lapidaria come il figlio: "I ragazzi sono usciti!"

Eravamo stati SKIFATI da quelli che erano stati SKIFATI dai Nazisti dell'Illinois!!!

Per rappresaglia, decidemmo di mettere una copia del racconto del "Compleanno di Andy" nella buca del tizio della "Pubblicità in buca!" e ce ne andammo affankulo.
IL FUMO E IL PUTTAN-TOUR
Nel centro di Torino, cinque chilometri più a est, nessuno si capacitava di come Spud avesse ancora il coraggio di guidare. Del resto, l'alternativa sarebbe stata cedere il volante a Begbie il Porko, che aveva 16 anni, o a ciò che rimaneva di Andy, che tendeva a zero.

Arrivati ai Muri, Begbie andò a fare la spesa e tornò con una confezione magnum! Però, per rollare, voleva un posto tranquillo: il portone di casa Beat.

"Minchia ma è in culo ai lupi!"
"Zitto e guida! O ti spezzo le gambe. E quando siamo là lo chiamiamo!"
"Ma chi?"
"Come chi? Beat! Abita là!"
"No, cazzo... ma sei fuori? E che gli diciamo?"
"Di scendere! Se no diamo fuoco alla casa. Dai, vaffankulo, che cazzo fa a casa da solo?"
"Ma se ci vede che fumiamo..."
"Appunto!!!"


Percorsi dieci chilometri in direzione sudovest, i tre si misero a pisciare sulle grate delle cantine del palazzo di Beat... e non perché fossero ubriachi: lo facevano sempre, era tradizione.
Il loro sogno era che il piscio andasse a finire in qualche bottiglia lasciata aperta, così qualche sfigato prima o poi l'avrebbe bevuta pensando che fosse vino. Spud cercò anche di fare la macedonia sboccando, ma non gli veniva... però, in un moto di responsabilità, giurò che non avrebbe più guidato per il resto della serata!
Così lasciò il volante a Andy, che era in coma irreversibile.

E poi, non contento, suonò a casa Beat.

Spud era pronto ad una lunga opera di persuasione. Nessuno credette ai propri occhi quando vide che Beat scese subito, contento che l'avessero chiamato, e salì in macchina così velocemente da non lasciare a Begbie nemmeno il tempo di iniziare a rollare. Beat era davvero felice di stare con loro... come se nulla fosse successo!
Lo ammiravo un casino per questo: era giusto che non si drogasse, era perfetto così.

"Allora? - chiese Beat - Che facciamo di bello?".
E Begbie rispose: "Andiamo a PUTTANE!"

Prima che Beat potesse tentare in qualunque modo di scendere, Andy partì a palla e Spud e Begbie, in coro, iniziarono ad urlare: "Qui si va di VENTRE! Qui si va di CAZZO!"
Beat era sereno: sapeva che stavano scherzando.
Piuttosto, lo preoccupava Andy che faticava a tenere gli occhi aperti: percorsi 8 chilometri in direzione nord ed arrivati ai confini della Pellerina, la macchina iniziò ad andare a zig zag.

"FERMATI, STRONZO!" - urlò Begbie il Porko - Io non CREPO stasera, se prima non ho CHIAVATO!"

Andy inchiodò vicino alla discesa di via Pietro Cossa per corso Regina, Begbie saltò giù, prese la prima zoccola e la tirò nel buio oltre la siepe.

L'aveva fatto sul serio!!!

Spud scoppiò a ridere, Beat impallidì ed Andy si mise a dormire.

"Sentite... - disse Beat - Siamo vicini alla chiesa in cui faccio catechismo... dite che dovremo restare ancora a lungo?"
"Minchia, ma di che cazzo hai paura? Chi vuoi che ci veda qua a quest'ora?"


In quel momento, passò una volante... e si fermò.

Spud aveva ancora in mano il fumo e, in un attimo di lucidità, lo gettò sotto il sedile... così al limite avrebbero fatto il culo al padrone della macchina! Cioè, lui.
Al posto di guida c'era Andy, che era visibilmente sbronzo, ma ai poliziotti non gliene fotteva un cazzo: gli chiesero semplicemente perché fossero fermi a mezzanotte davanti alla Pellerina e se stessero aspettando qualcuno.
Andy radunò le ultime energie che gli erano rimaste e rispose: "Siamo solo noi, non c'è nessun altro..."

"RAGAZZI! - urlò Begbie da un cespuglio - LA TROIA HA UN CAZZO COSÌ!"

Beat prese la situazione in pugno, affrontò con fare coraggioso i poliziotti e sentenziò: "Voi non ci potete fare la multa, perché non siamo in divieto di sosta!"

I poliziotti li guardarono bene in faccia, provarono pietà e li lasciarono andare: dopotutto... era Natale!
LA SVOLTA
In quel preciso istante, sul marciapiede dell'unica traversa non asfaltata di corso Monte Cucco, la festa nella Jenamobile proseguiva ai massimi livelli.

"Minchia, non capita un cazzo stasera! - dissi - Che palle!"
"Minchia, Marok!
- rispose Lyde - Ma te non ci vieni più a scuola?"
"Fankulo, ci sono stato giovedì scorso... abbiamo consegnato Sistemi!"
"E adesso? Mi lasci da solo col Pazzo e con MiOpìO?"
"Minchia raga...
- disse Jena - Di handicappati parlate un'altra volta... lo vogliamo trovare un locale?"

Senza troppa convinzione, sfogliammo il Manuale delle Birrerie Pacco, finché l'occhio non cadde su un nome enigmatico: "Sherlock Holmes". La Guida ne parlava un gran bene ed era all'angolo tra via Bardonecchia e via Rubiana: sotto casa del Pazzo! Talmente vicino che potevamo andarci a piedi!!!

Fu una delle scelte più sbagliate di tutta la serata, dopo quella di essere usciti. Il locale era un cybercafé, stile Athreyu o Virtualia: ad ogni tavolo c'era un terminale e si poteva chattare con gli altri... che però si vedevano in faccia, perché il posto era un buco, ed erano tutti sfigati e maaaaski!
Ritornammo in macchina.

Era quasi mezzanotte e a quel punto ci stava un puttan-tour, tantopiù che eravamo a due passi dalla Pellerina... ma Jena non voleva andare a puttane alla Pellerina perché eravamo sotto Natale! Così, andammo a puttane a Mirafiori e, per la precisione, al Naxos, lo zoccolificio di via Guala, sette chilometri in direzione sud.

Quel locale aveva una particolarità: di mercoledì era CHIUSO... per fortuna! Mi aveva sempre fatto cagare.

Al ritorno, però, la nostra attenzione venne catturata da una colonna di macchine che si infilava in una piccola traversa di via Onorato Vigliani, senza addurre motivazioni plausibili.
Incuriositi, seguimmo il gregge e ci addentrammo in quel vicolo lurido di cui avremmo per sempre ricordato il nome: via Palma di Cesnola.
Era la consacrazione del PUTTAN TOUR a livello galattico!!!
Prima che ci potessimo rendere conto di quello che stava capitando, una zoccola desiderosa di attenzione tirò un calcio alla macchina, mentre un'altra, per farci rallentare a tutti i costi, si gettò in mezzo alla strada; poco più in là vedemmo un tipo che stava caricando troie con un camper e, lungo tutto il vicolo, c'era una processione ininterrotta di zoccole che ballavano in strada e salivano su macchine, roulotte, camion e veicoli di ogni tipo.

Di fronte a un tale spettacolo, persino Niger provò meraviglia e disse la prima (e unica) parola dell'inizio della serata: "Minchia!"

Il miracolo si era compiuto: Niger aveva parlato.

La serata aveva preso il via, bisognava festeggiare, bisognava bere!!!
Ma dove?
DISAGIO ALL'OPERÀ
Dopo l'avventura con la polizia, Spud aveva ripreso il volante, perché Andy vaffankulo, ed aveva imboccato corso Regina in direzione ovest... finendo per sbaglio in tangenziale!

"Inizia ad essere tardi... - disse Beat - Dovrei essere a casa per l'una... ce la facciamo?"

Senza cagare Beat neanche di striscio, ma al tempo stesso senza alcuna valida ragione, Spud imboccò la prima uscita e andò sempre dritto... o qualcosa del genere. Accettò il fatto di essersi perso solo quando si ritrovò di fronte ad una discoteca mai vista prima: l'Operà!
E tutti sapevano dov'era l'Operà: ad Alpignano.
Erano in culo ai lupi oltre ogni ragionevole limite umano, non avevano idea di come ritrovare la via di casa e Begbie il Porko rideva... tantissimo!

"Cazzo, questo posto mi piace! - disse - Ce l'avete ancora il fumo?"
"Minchia!
- rispose Spud - Cos'è, lo buttavo?"
"No, ragazzi...
- obiettò Beat, con gli occhi sbarrati - Lo sapete che mi dà fastidio. E poi qua nel parcheggio della discoteca ci può sorprendere chiunque, l'abbiamo già scampata una volta, io non ci sto!"
"MINCHIA, BRAVO! Allora ESCI DALLA MACCHINA e VAI A FARE IL PALO!"


Pur di evitare il fumo passivo, Beat uscì davvero dalla macchina e si mise davvero a fare il palo! Ed il freddo, fuori città, era decisamente più bastardo.
Il fiato della val di Susa era una mitragliatrice di aghi ghiacciati, un esercito del male che avanzava, implacabile, attraverso il cappello, gli occhiali, la sciarpa, i guanti, su fino alle ossa e giù, fino al buco del culo.
Impossibile quantificare quanti gradi ci fossero, sotto lo zero. Ai lati del parcheggio c'era ancora parecchia neve... ed era curioso come invecchiasse al contrario, rispetto ai capelli: in origine non c'era, poi cadeva, poi era bianca e col tempo si colorava di nero, giallo o marrone. Dio, perché fai questi scherzi, eh? Però che bel cielo... su in alto, nel regno del vento, la notte era limpidissima: si sarebbero viste bene le stelle, se non fosse che erano parcheggiati sotto al lampione più luminoso di tutta Alpignano. Era bello illudersi che quella luce mandasse un po' di calore. Del resto, chissà quanti avevano più freddo, in quel momento, nel mondo. Però, miseria... quei tre, proprio qua sotto si dovevano mettere a praticare certe attività? Con tutta questa luce? Che stupidi. Speriamo ci sia sempre Qualcuno a vegliare su di loro... ma si decideranno mai a crescere, a diventare persone adulte, a farsi l'uno prossimo dell'altro? La vita è anche sacrificio, stasera toccava dare il buon esempio. Tenere gli occhi aperti: una parola, con quel vento... ma era questione di vita o di morte. Anzi, di responsabilità.

La banda, vestita d'umana sembianza, pensò che il cazzone era morto abbastanza: aprì le sue porte, gridò due o tre suoni e lo accolse là in mezzo ai coglioni. Tutto, là dentro, sapeva di fumo, ma Beat non poteva sentirne l'odore, perché era gelato al novanta per cento ed il naso non era di certo parte della minoranza silenziosa.

"Sniff sniff... - disse - Avete fidito. Dai, bede... adesso addiamo a casa."
Non era una domanda, ma neanche un ordine... era una constatazione.
"MA VAFFANKULO! - rispose Begbie il Porko - Adesso andiamo a BERE!"
"Di duovo???"


E la Spudmobile ripartì, in direzione rigorosamente casuale.

Begbie il Porko sosteneva di conoscere quelle strade, perché ogni tanto fotteva la macchina ai suoi e andava a farsi un giro dove sapeva che non c'era polizia. L'amara verità era che i nostri eroi stavano girando in tondo, per strade buie, sconosciute e tutte uguali, senza nemmeno capire se fossero ad Alpignano, Pianezza, Caselette, Rosta, Rivoli o affankulo!
Le case con le luci spente erano sagome di cartone, planimetrie imperscrutabili come il disegno divino. Ogni volta che intravedevano una luce era un addobbo di Natale e Begbie bestemmiava e rideva. Non c'era nessuno in giro a cui chiedere pietà, nessuno a cui fare schifo, ogni tentativo di ritornare indietro all'Operà avrebbe peggiorato la situazione e le stelle, una volta interrogate, provarono un sincero piacere nel mandare tutti affankulo.

Ma alla fine, quando ogni speme era tolta, a lato di una strada lunga e dritta nel bel mezzo del nulla, apparve l'insegna di una birreria!!!
E Begbie disse: "Siamo arrivati!"
UNA FINE MARRONE
Sulla Jenamobile, intanto, era in corso un'avvincente assemblea!
Ordine del giorno: trovare un locale.

"Dobbiamo fare l'opposto di prima! - dissi - È il manuale delle Birrerie Pacco? Allora va letto al contrario: niente posti vicini che sembrano fighi. Fankulo! Dobbiamo scegliere un locale LONTANO e SCHIFOSO!"
"Marok!
- disse Lyde - Guarda questo! Si chiama IL BISOGNO, è a RIVOLI, fanno hamburger carbonizzati e birre annacquate e te le servono in bicchieri a forma di CESSO!"

Approvato all'unanimità.

Per fortuna, arrivare fino a Rivoli era facile: bastava fare tutto corso Francia, erano 12 chilometri in direzione ovest.
Una volta là, però, c'era il problema di trovare il locale: era in una strada chiamata via Rombò e nessuno aveva una cartina di Rivoli, né in macchina né a casa, perché era seconda cintura di Torino! Sarebbe servito il Tuttocittà della Provincia... e ce l'aveva solo Spud, che era affankulo.

"Oh, tra poco siamo nel centro di Rivoli! - dissi - Il primo coglione che becchiamo in strada vaffankulo e chiediamo!"

Piazza Martiri era il deserto artico, non c'erano forme di vita nel giro di chilometri, tutti i bar erano chiusi e le uniche luci erano quelle dei lampioni, degli addobbi e dei semafori che lampeggiavano, perché erano spenti. Quindi, svoltammo a destra in corso Susa, perché era bello.

Più andavamo avanti, meno c'erano speranze: aumentavano solo i cumuli di neve sporca, ai lati delle strade.

"Dai, torniamo indietro... - dissi - Abbiamo imboccato la Statale, sta per finire Rivoli!"
"Stiamo andando AFFANKULOOOO!
- cantò Lyde - Shalalàààà!"
"Aspetta!
- disse Jena - Là in fondo ci sono delle luci..."
"Saranno addobbi di Natale..."


Forse fu un'impressione... ma ci sembrò che Niger, con la testa, facesse segno di andare a vedere. Così, imboccammo quella traversa, chiamata via Alpignano, che era una strada lunga, dritta e sfigata con dei fossi al posto del marciapiede, pieni di poltiglia marrone che forse un tempo era stata neve.
Beata lei... noi anche da giovani stavamo facendo cagare.
Ed in mezzo al nulla, allo squallore, alla tristezza ed alla desolazione più assoluta, apparvero le insegne di un locale: il Pub 82.

"Minchia, raga... - disse Jena - Ci siamo fatti tutta Rivoli, che per inciso fa schifo, e il locale dei cessi vaffankulo. Adesso, non so più in che comune siamo, ma comunque questa è una birreria. O perlomeno ne ha l'aria. Io parcheggio ed entro. Voi fate un po' il cazzo che vi pare!"

Per la cronaca, nemmeno quel parcheggio era asfaltato... e faceva freddissimo.
In compenso, la porta del locale era un varco dimensionale: all'interno, il bancone era dominato da bottiglie dal nome impronunciabile, di chiara origine non terrestre (Becherovka, Hruškovice, Kmínka...) e le sale, avvolte da nuvole di fumo, erano un ripieno di gente assurda, dagli alternativi ai metallari, dai nani ai giganti, dai gagni ai veeeekki... ci mancavano solo Wookiee sulla bici di E.T., Klingon in volopattino e mostri di Doom! Naturalmente, erano tutti rigorosamente maaaski.
Peccato che Niger e Lyde non potessero vedere nulla di tutto ciò, perché gli si erano appannati gli occhiali e gli mancavano quattro diottrie... e io avevo lasciato la macchina foto a casa.

Comunque, andammo avanti fino in fondo, nella speranza di trovare un posto, ma anche l'ultimo tavolo era okkupato: c'erano Andy, Spud e Begbie il Porko!!!

Di fronte a loro, tre boccali di birra scura, da un litro ciascuno.
Di fianco a loro, c'era Beat.
Di fronte a Beat, una Seven Up.
Per un attimo, ci fissammo in silenzio, increduli e muti. Poi esplose il CASINO.

"MINCHIA!!! FANKULOOOOOO!!!"
"FOTTITI!!!"
"STRONZI!!!"
"BASTARDI!!!"
"BUON NATALE!!!"
"SOOOOOOOOOOOOOKA!!!"


L'improbabilità di beccarci in un posto del genere era infinita... quindi era chiaro che quella era una birreria ai confini della realtà. Forse non stava succedendo... forse stavo semplicemente sognando, forse non esiste nemmeno una birreria chiamata Pub 82.
O forse tutto questo aveva un senso... era il disegno di un pazzo visionario, a cui stavamo pesantemente e perennemente sul culo.

Comunque, non appena ci vide, Beat ci supplicò di riportarlo a casa, perché i suoi lo aspettavano per l'una. E noi, per tutta risposta, ordinammo da bere, farfugliando nomi di bottiglie casuali perché tanto bastava che ci fosse alcool, e vaffankulo.
I POSTUMI
Non avrei mai pensato che sarei sopravvissuto, dopo un pieno di Šůpεŗčażзoλaй Дěσтрoйka, mista a puro Бrőŋ𝒦o⩗iž di 𝕂𝓇ōδa.
Invece, Jena riuscì a riportarci a casa sani e salvi... ed io vissi abbastanza a lungo per stampare il racconto che state leggendo, l'ultimo dell'handicappata dozzina del '95 ed il primo scritto a quattro mani da me e da Spud! Anche se lui non ha mai messo le dita sulla tastiera, perché è diversamente alfabeta.

E adesso, alzate gli occhi e guardate in giro. Se attorno a voi c'è il '95, esiste solo una spiegazione: state per vivere con noi l'ultima tragedia, il Capodanno!
Quindi, a maggior ragione, andate tutti affankulo.