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FESTONE A CASA DI MINGO - 25/2/1995
I PREPARATIVI
Un'altra settimana di merda stava per terminare e, come ogni weekend, era scoccata l'ora in cui i giovani coglioni di tutte le razze e le età si pongono la fatale domanda: "Che cazzo facciamo stasera?"

La notte precedente eravamo riusciti in un'impresa impossibile: ci eravamo fatti cacciare dal locale più tollerante del mondo, l'Hiroshima, perché Jena rollava una canna e sono cose che non si fanno. Probabilmente, eravamo stati i primi ad essere schifati dall'Hiroshima da quando l'avevano costruito.

Quindi, dopo essere stata espulsa con umiliazione perché stava assieme a noi, Betty la Cannata ci disse che, da quel giorno, avremmo potuto vedere la sua faccia solo in foto.
A quel punto, un amico di Jena, chiamato Attila, decise di risollevare la situazione: "Domani perché non ce ne andiamo al PalaStampa? C'è uno spettacolo PORNO! Costa solo 28 carte..."

L'ipotesi venne inesorabilmente stroncata da Jena, che sentenziò: "ma con 2.000 in più vai a puttane!". Nessuno osò contraddirlo.

Nel pomeriggio, ci chiamò il caro vecchio Mingo, annunciando che aveva la casa libera ed avrebbe organizzato un megafestone pieno di pheega.

Al momento, nessuno prese la proposta sul serio, conoscendone l'autore: piuttosto, era meglio dire di sì alla droga.
A pensarci bene, però, una cosa non escludeva l'altra: dopo lunghe contrattazioni, riuscii a vincere la diffidenza di Mingo e gli estorsi il lasciapassare per allestire un lieto calumet della pace in casa sua!!!
Solo in una stanza, però: la cantina.
I PACCHI
Potevamo già ritenerci soddisfatti, l'idea della canna in cantina era una figata, ma la timida scintilla di entusiasmo era destinata ad estinguersi sotto i colpi della pioggia più temuta del sabato sera: erano in arrivo i pacchi.

Spud mi disse che sarebbe rimasto a casa a meditare per raggiungere il quarto stadio del Nirvana e, quando gli risposi di andare a fanculo, mi comunicò che era uno stadio che aveva già oltrepassato. Strana persona.
Andy sul momento si manifestò entusiasta della proposta (e anche da queste cose si vede quanto è coglione!), peccato che mi richiamò verso le sette per dirmi che non poteva uscire perché venivano a cena degli amici dei suoi. Ragazzo fortunato.

E fu allora che giocai la mia ultima carta: Sally l'Anoressica. Da epoca non sospetta, ogni volta che le telefonavo mi mandava a fanculo prima ancora di sentire la cazzata... per questo, la facevamo sempre chiamare da Betty la cannata! Bei tempi.
Stavolta, invece, accadde il miracolo: Sally disse sì!
Solo in un secondo momento, ci avrebbe spiegato che, se fosse rimasta a casa, i suoi l'avrebbero costretta a guardare la finale di Sanremo.

Per attirare Attila e Jena, bastò il miraggio della canna in cantina.
Per ultimo, chiamai Niger, il muto che sognava di fare il dj: viene dovunque, basta che non si paghi e possibilmente che si fumi!
Ed il quintetto fu completo.
IL VIAGGIO
Come sempre, l'appuntamento era per le otto e mezza ed il citofono squillò, puntuale, verso le dieci.

Era la prima volta che i genitori di Jena gli lasciavano la macchina... ed il nostro rollatore, fresco di patente, non ci mise molto a pentirsene: Sally l'Anoressica abitava al centro di un labirinto di vicoli a misura di triciclo, Niger voleva perlustrarli tutti per cercare un distributore notturno di sigarette ed Attila decideva le strade sulla base del suo fiuto, perché diceva che avrebbe trovato le puttane.

Solo quando Jena ebbe terminato di compilare la lista degli animali, quella delle divinità ed un pregevole numero di permutazioni, la casa di Mingo apparve in tutto il suo splendore!
E il peggio, finalmente, poté iniziare.
LA FESTA
Nonostante l'imminente catastrofe che l'organizzazione di Mingo poteva suggerire, eravamo comunque curiosi di incontrare la pheega promessa! Fu il primo shock della serata.

Le tipe erano una dozzina di esseri venuti dal FUCI, una setta religiosa di cui Mingo era il santone, che invitava a nutrirsi di solo pesce il venerdì e predicava l'astinenza dai piaceri della carne per tutti i giorni della settimana, fino al matrimonio.

L'unico sereno era Niger: non gliene fotteva un cazzo, si era impossessato dello stereo e, senza dire niente a nessuno, aveva messo a palla una cassetta di un concerto dei Litfiba, che si era portato da casa.
Solo quando il volume arrivò a sfiorare la soglia del dolore, Mingo perse la pazienza, spense lo stereo di colpo e tutto l'isolato poté apprezzare la voce squillante di Attila, che, nel silenzio generale, urlava: "MINCHIA, FACCIAMO MISS SCORFANO!"

In pochissimo tempo, eravamo riusciti a scatenare contro di noi la rabbia ed il disprezzo di tutto il Fuci. Per esprimere in pieno la disperazione di quei tragici istanti, basterà dire che arrivammo a compiere un'azione al limite della dignità umana: telefonammo a NAPALM!!!

Il mito di NAPALM era una delle poche eredità positive che quella merda di scuola superiore mi avesse lasciato: Napalm era un generatore di pacchi speciali, di quelli destinati a rimanere nella storia.
  • "Non so se c'è posto in macchina, siamo già in DUE e se ti metti te non ci vedo dietro. Se vuoi ci diamo appuntamento in un posto, però poi non ti garantisco di esserci e comunque, anche se vengo, poi non ti riporto a casa!"
  • "Eh, stasera non sono sicuro di arrivare in tempo, anzi, non sono sicuro di poter andare proprio... comunque tranquo, va' lì a mezzanotte, se non mi vedi entra, paga il biglietto (ndM: 25 carte!!!) e se sono dentro bene, se no stai lì, ti diverti e poi te ne torni a casa in taxi!"
  • "Devo andare a parlare a un organizzatore del Fellini!" (a parte il fatto che nessuno potrebbe mai credere che Napalm sia realmente in contatto con un organizzatore di qualunque cosa... al momento della telefonata, il Fellini era stato CHIUSO e NON ESISTEVA PIÙ DA OLTRE UN ANNO!)
  • "Uscite stasera? Benissimo, vediamoci alle 9:30 ai Murazzi, [...] allora tutto a posto, ci vediamo all'una ai Murazzi, tranquo, [...] allora, siamo d'accordo, ti telefono poi la settimana prossima o quella ancora dopo così una volta o l'altra ci vediamo!"
  • "Spud! Ciao! Ci vediamo a Sanremo! Dai, non ti va un giro al mare? Prendi il treno... Ma sì che ci becchiamo, figurati! Dormi da me, tranquo! Comunque ti do il numero di telefono, così quando arrivi là mi chiami!"
    Spud aveva chiamato prima di partire... era il numero di un CENTRO DI ESTETICA.
Ormai erano passate tre settimane dall'ultima volta che avevo chiamato Napalm e le sue ultime parole erano state: "Marok, sono sotto la doccia, ti richiamo domani!". Mi piaceva ricordarlo così.
Subito dopo, l'aveva chiamato Spud e lui in un minuto era riuscito a dargli tre ganci diversi in tre giorni diversi in tre parti diverse del mondo ed aveva concluso dicendo: "Allora OK, ci sentiamo mercoledì!", dimenticandosi dei tre appuntamenti che gli aveva dato.
Insomma, avevo fiducia: Napalm avrebbe risollevato la serata!!!
In un momento in cui Mingo non guardava, alzai la cornetta, feci il numero... ed il telefono di Napalm era staccato!
Era la prima volta, da sempre!!!
Era la serata più pacco della nostra vita.

A quel punto, l'unica speranza era la canna in cantina, ma sarebbero servite le chiavi e Mingo era troppo impegnato a dare retta alle scorfane, che avevano tirato fuori quel genere di passatempi infantili in cui ci si mette in cerchio in piedi e si fanno cazzate.
Solo allora mi resi conto che nessuno, in nessuna parte della casa, superava in altezza il metro e settanta: eravamo davvero gli scarti dell'umanità... e questo non poteva che rendermi felice.

Niger, intanto, aveva notato un vecchio pianoforte, nascosto da una colonna e da una spessa coperta di polvere. Quando le scorfane iniziarono a cantare, stonate come capre, decidemmo che era il nostro momento: posate le dita sulla tastiera, dissacrammo la scorfanofonia con un esorcismo musicale che partiva dalle Osterie, passava per i Profilax e gli Squallor ed approdava al meglio della discografia di Elio e le Storie Tese.
Il pianoforte era un po' scordato... ma non era un problema grave, rispetto al fatto che, ad un tratto, Attila andò in loop su: "Questa è la canzon, tiramelo fuor, baciamelo in punta..."
Provai a spegnerlo e riaccenderlo, a togliere il turbo e a fare defrag, ma fu tutto inutile... così Mingo chiuse il pianoforte e, per la seconda volta, riportò il silenzio.

E si erano fatte le 11 e mezza. Niger e Jena erano ormai in stato di avanzata decomposizione, tanto che avanzarono la proposta di guardare Sanremo; a Niger bastavano solo le immagini, senza volume.
Sally l'Anoressica, per spirito caritatevole, partecipò a tre o quattro giochi e, per evitarle una crisi depressiva, anch'io mi rassegnai a farne due; un incubo. Attila cercava in tutti i modi di farla franca mimetizzandosi con l'arredamento, ma non riuscì a sottrarsi allo sguardo penetrante della Donna Cannone, una cicciona su cui fece colpo e che non smise di assediarlo tutta la sera.

Comunque, scoccata la mezzanotte, ce ne andammo barcollando e Mingo ci mandò per la prima volta nella sua vita a fanculo.
Pochi minuti più tardi, sarebbe diventata ordinaria routine.
LA BANDA DI CAPITAN UNCINO
Non appena scesi in strada, incontrammo dei tipi mascherati che stavano facendo un po' di sano bordello. Ci guardammo negli occhi e ci dicemmo: "Toh, è carnevale!!!".
E poi, visto che questi non avevano un cazzo da fare, pensammo bene di portarli alla festa.

Così, Niger citofonò a Mingo dicendo che aveva dimenticato l'accendino, il buon Mingo ci fece salire e si trovò di fronte una decina di figuri mascherati, mezzi ubriachi e incazzati neri per essersi fatti tre piani a piedi.

Capimmo che la situazione ci stava realmente sfuggendo di mano quando il loro capo, il Corsaro Nero, un bestione dal peso di una tonnellata per gamba, entrò di prepotenza e disse a Mingo che voleva una bottiglia di whisky.
Al suo rifiuto gli urlò: "T'HO MESSO A FUOCO" e "Se ti becco per strada te la faccio pagare".
Per la prima volta nella vita, Mingo si incazzò tantissimo e cacciò fuori di casa noi e loro; oramai era evidente che ce lo eravamo giocato per sempre.

Rimanemmo per un po' bloccati in ascensore, dovendo mantenere le distanze sia dal FUCI, che ci voleva bruciare sul rogo, sia dal Corsaro Nero, che ci voleva infilare una lunga collezione di oggetti nel culo, mentre Sally l'Anoressica chiudeva gli occhi e ripeteva: "Mai più! Con loro MAI PIÙ!!!"

Solo quando trovammo il coraggio di scendere in strada, Niger si accorse di avere davvero lasciato qualcosa a casa di Mingo: la cassetta dei Litfiba, l'oggetto più prezioso che possedeva, quello da cui non si staccava mai, di cui aveva solo una copia e che non si trovava in commercio!
Era evidente che non l'avrebbe mai più avuta indietro... peccato.
RADIO REPORTER 93
Una volta in macchina, l'assenza della cassettina di Niger iniziò a farsi sentire... così Attila accese l'autoradio sul 93 punto zero.

"Minchia, la conoscete Radio Reporter?"
"Boh... non accendo mai la radio, a parte Cordialmente ogni tanto il giovedì sera... però conosco Telereporter, con la Caprioglio che fa le cose zozze! È uguale?"
"Ascolta, ascolta..."


La musica sembrava piacevole: Ligabue, Green Day, Jovanotti, Bon Jovi, 883... poi arrivò la pubblicità.

"Quando hai quel languorino, Brioscina Sciscì!"
"FANGULO A TE E 'STA BRIOSCINA DA RICCHIONE pure che tieni! PASQUA'! PASQUAAAALE! TIRA FUORI I PEPEROOONIIII!"

Scoppiammo a ridere come idioti... poi altra musica e altra pubblicità.

"Vuoi una vacanza veramente diversa? A soli 6 milioni e 800000 lire... WEEKEND a CIRIÉ! Colazione al Bar Stazione, con la possibilità gratuita di vedere il passaggio del treno locale Torino Ceres... e domenica pomeriggio, GRANDE PASSEGGIATA!"

Era una delle cose più idiote che avessi mai sentito... la adoravo! Era come aggiungere a Latte e i Suoi Derivati una carica di vera, purissima, autentica deficienza...

"Minchia, Attila - dissi - Ma spettacolo! Ma 'sta radio va avanti tutto il giorno così?"
"Solo di notte... ma ci son pure momenti in cui ti mandano in onda! Un mio amico telefona sempre, si fa chiamare ZIO FA!"


"Grande!!! Che serata... e non ho neanche fumato!"

Sally l'Anoressica mi guardò con un misto di odio, pena e schifo... poi si voltò dall'altra parte ed iniziò a fissare con invidia quel mondo che aveva fatto la scelta giusta: non era uscito con noi.
IL PUTTAN-TOUR
L'unico modo per concludere in bellezza una serata del genere era il puttan-tour.
Stranamente, Sally l'Anoressica non era d'accordo, così esaudimmo il suo ultimo ed unico desiderio: la scaricammo a casa e le dicemmo addio.
A quel punto, ero sicuro che non l'avremmo rivista mai più.

E fu allora che Attila rivelò il suo talento: era un esperto di puttan-tour a livelli accademici, per ogni zona di Torino tirava fuori personaggi e storie degne di un film trash di serie Zeta, tanto che pensavamo che i suoi racconti fossero inventati! Finché non ci portò di fronte al capolavoro: BanfiBANFI.

Banfi era una creatura che batteva alla Crocetta, all'angolo tra Corso Stati Uniti e Corso Galileo Ferraris, e gli habitué lo chiamavano Banfi perché era uguale a Lino Banfi, con l'aggiunta di minigonna e parrucca bionda. Era fenomenale.

Jena, intanto, stava prendendo confidenza con l'automobile: non gli pesava più guidare... anzi, sembrava che avesse trovato una seconda ragione di vita!
Dopo le canne, naturalmente.
Così, passammo l'intera nottata a girare per Torino, prendendo per il culo puttane e sfigati in ogni angolo della città, dalle nigeriane di corso Unità, corso Massimo, corso Lecce e corso Regina, alle bianche di corso Appio e corso Lecce, fino ai ricchioni di via Cavalli e via Ormea... ma nessuno era come Banfi.
Fu lui il vero vincitore della serata.

Quando stava già per albeggiare e avevamo deciso di tornare a casa, Attila convinse Jena a fare un ultimo giro alla Pellerina. Andava tutto a meraviglia, finché una puttana non si mise ad urlare: "Polìcia, polìcia!"
Ci voltammo di scatto e vedemmo varie volanti della polizia che stavano convergendo verso un punto a caso: quello dove eravamo noi.
La faccia di Jena divenne ancora più di merda del normale, piantò una sgomma (tanto per non farsi notare!) e ci demmo alla macchia.

"LI HO SEMINATI! - urlava Jena - LI HO SEMINATI!"

Grazie al cielo, non stavano cercando noi... ed era la conferma definitiva: facevamo proprio schifo a tutti.
GLI ADDII
Intanto, stava per sorgere il sole, l'orologio della macchina segnava le 16:20 e stava finendo la benzina.
Jena disse ad Attila di dare un calcio all'orologio per vedere se andava a posto, senza apprezzabili risultati... così iniziammo a dare libero sfogo alle nostre inquietudini, con un dibattito culturale serio e approfondito, di cui riporto le frasi più salienti:
  • "La figa è meglio calda o fredda? Umida o secca?"
  • "Dipende dal tuo pisello..."
  • "I Litfiba..."
  • "SOOOOOKA!"
  • "Ma io prima di pagare voglio vedere e toccare con mano!"
  • "Ebboh, minchia, tu chiedi... gli dici prima guardo poi tocco poi pago!"
  • "Marok, gliela chiedi te? È la mia cassetta, cazzo..."
  • "SOOOOOKA!"
  • "Ma le negre ce l'hanno più larga?"
  • "Per forza... ci deve entrare il negus..."
  • "Cioè, almeno che non la butti... o che non ci registri sopra..."
  • "SOOOOOKA!"
  • "Certo che, se arrivi te dopo il negus, è come buttare un salame in un corridoio!"
  • "Evabbe' e allora tu la minchia gliela butti nel culo!"
  • "Dai, fossi te, mica la butti via... sono i Litfiba, cazzo!"
  • "SOOOOOKA!"
Questi ed altri problemi esistenziali promettevano di tenerci compagnia fino alla fine dei nostri giorni. Tuttavia, al sorgere del sole, quando iniziarono a compatirci persino le ultime troie e le nostre espressioni sembrarono troppo disperate addirittura a noi, capimmo che si era fatta la nostra ora, ci rassegnammo all'inevitabile, ci mandammo affankulo e ce ne tornammo a casa, lasciando diversi interrogativi sospesi nell'aria viziata nei nostri sogni.

Mingo avrebbe mai ridato a Niger la sua cassetta?
E, prima di farlo, ci avrebbe registrato sopra?
E, se sì, che cosa?
Sally l'Anoressica e Betty la Cannata sarebbero mai uscite di nuovo con noi?
E, se sì, da che locale ci saremmo fatti cacciare la prossima volta?

Una sola cosa non se la chiese nessuno di noi: chi era stato a vincere il cazzo di Festival di Sanremo.
In compenso, Radio Reporter aveva acquistato tre nuovi fan ed io avrei passato diverse notti a registrare la pubblicità, schifando le canzoni! Io sì che mi so divertire.

Eh sì, tutto sommato è stata una bella seratina.
Ce ne sono state di peggiori, ma quelle sono altre storie!
Andatevene a fanculo.