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Gita a Monte San Giorgio - 30 marzo 1995
Il grigio e nebbioso cielo delle giornate invernali si stava giorno dopo giorno colorando di azzurro, il verde stava nascendo sulle cime degli alberi che alti e maestosi costeggiano i viali della nostra bella città, la primavera era ormai alle porte, e nessuno a scuola ci aveva un cazzo di voglia di stare in un'aula di merda a studiare.
Un sentimento di evasione, un desiderio di libertà puro e incontrollato dominava i nostri spiriti giovanili, al punto che prendemmo la storica decisione: "Mandiamo a cagare la scuola, buttiamo i libri nel cesso e andiamocene una giornata in montagna"

I PREPARATIVI

L'idea nacque un pomeriggio durante una riunione di intenso studio e meditazione a casa di un piciu chiamato GM, uno dei pochi elementi della nostra università che, ogni tanto, studia. Protagonista del summit, oltre al sottoscritto ed a GM, il giovane Joco, uno strano individuo che sostiene di essere nato con la mandibola al contrario e vive convinto che il suo Amiga sia un computer; e, dulcis in fundo, Nichel, un handicappato che gira con delle lenti a contatto azzurre pensando di fare strage di fighe e finisce per creare costantemente intorno a sé un chilometro quadrato di terra bruciata.

Stavamo facendo un po' di bordello per impedire a GM di studiare, quando Joco ci disse di avere una casa in montagna a Pragelato e ci chiese se il fatto avesse potuto interessarci; io e GM stavamo già scrollandolo per fargli cadere le chiavi della casa e trasformarla in un centro sociale occupato, ma Nichel rimase perplesso, ci pensò un po' su e poi mosse la sua prima obiezione: "Ma siamo sicuri che a Pragelato ci siano fighe?"
E va be', restava da fissare il giorno in cui partire. Scartata la Domenica, perché Domenica mattina eravamo tutti fuori combattimento, optammo per il Sabato, ma Nichel mosse la sua seconda obiezione: "Se mi devo abbronzare voglio farlo prima del fine settimana, così poi al Venerdì e al Sabato sera vado in discoteca abbronzato e rimorchio un casino di fighe, con la pelle scura e le lenti a contatto azzurre!"
Decidemmo di dare una soddisfazione anche all'handicappato, così fissammo come data il Giovedì della settimana successiva. Saremmo dovuti andare in cinque: Joco, GM, il sottoscritto, Nichel ed un altro coglione che compariva a scuola una volta al mese, e probabilmente viveva anche una volta al mese... sì, era la realizzazione biologica della leggenda di Brigadoon.

In teoria, sarebbe voluto venire anche un altro fesso, chiamato Mandingo, ma Nichel obbiettò che teneva lontane le fighe, poi saremmo stati troppi in macchina, così decidemmo di tenerlo come ruota di scorta, nel caso qualcun'altro non fosse potuto venire o se Joco avesse preso il macchinone, così nel portabagagli ci sarebbe stato.

I PACCHI

All'indomani della partenza la situazione si rivelò presto tragica, e in una mezza giornata ricevemmo più pacchi che in un fine settimana telefonando a Napalm.

Il primo a mandarci a fare in culo fu GM, che, come sempre, ci disse che doveva studiare per un esame, al quale poi fu puntualmente segato.
Nulla in confronto a quanto ci disse quell'altro coglione che viveva una volta al mese: non poteva venire perché doveva partecipare alla PASQUA DEL BUDO!!! Nessuno di noi venne sfiorato dal dubbio di chiedere che cosa cazzo fosse mai questa merda di Pasqua del Budo, né se esistesse veramente: la bellezza del pacco superava ogni possibile dubbio... ed un nuovo elemento entrava nella Cumpa: il Budo!

E va be', visto che già due dei nostri punti di riferimento si erano dissolti come merda al sole pensammo di ricorrere alla nostra ruota di scorta, Mandingo, anche se - come dice Nichel - allontana le fighe. Ci rispose di non poter venire perché aveva una guida. Sì, a ventun'anni stava ancora cercando di prendere la patente. Inutile dire che poi fu segato, per l'ennesima volta, e con umiliazione finale, rivelando al mondo intero di essere l'uomo più handicappato dell'universo.

E così, alla vigilia, eravamo rimasti in tre. A questo punto, però, niente avrebbe più potuto ostacolare la nostra gita in montagna dell'indomani. Ormai cosa avrebbe potuto frenare i nostri progetti? Nichel mi guardò negli occhi, guardai Nichel nelle lenti: "JOCO!"
La sua espressione in quel momento era quella tipica dei pacchi migliori, quelli che aspetti da una vita e che in un attimo ti possono cambiare l'esistenza; pendevamo dalle sue labbra, e la nostra attesa non venne delusa: "Domani non posso venire perché é il mio COMPLEANNO!!!" ci disse. Con un'aria così serena da farci dubitare di avere davanti a noi un membro della razza homo sapiens!
Cercammo di riportarlo alla ragione e di convincerlo che non c'era modo migliore di passare il giorno del proprio compleanno se non in cima ad una montagna con due amici, per di più coglioni. Di fronte a questa argomentazione rimase stranamente perplesso, ma poi decise che sarebbe potuto venire in montagna a patto di essere a casa per le tre (!!!) perchè lo aspettava la festa con la mamma ed il papà.
Certe volte mi chiedo se è un essere umano...

LA TERRA PROMESSA

Siccome Pragelato é un po' lontana, perfino Joco, uomo della puntualità arcinota, si rese conto che tornare a casa per le tre sarebbe stato un po' difficile, così decise di optare per una meta più vicina a Torino, ma non per questo meno suggestiva: MONTE SAN GIORGIO!!!
Di fronte alle nostre obiezioni Joco ci rassicurava dicendoci che, tranqui, conosceva perfettamente il posto, che in un quarto d'ora da Torino ci saremmo arrivati e che c'era un breve tratto da fare a piedi, al massimo una mezz'oretta, ma non faticoso.

IL GRAN GIORNO: PARTENZA !!!!

E siamo a quel fatidico Giovedì, del quale porteremo le tracce ancora per molto tempo.
Avevamo deciso di darci appuntamento a casa di quello che stava più in culo ai lupi di tutti: Joco. Era l'unico modo per non farlo arrivare in ritardo.
Nichel brontolava, perché secondo lui in cima a Monte San Giorgio non c'erano fighe... era un vero masso attaccato ai coglioni. Così, per farlo stare buono, gli raccontammo che quel giorno in cima al monte c'era una festa e ci sarebbe stato un figaio pazzesco; lui rispose, seriamente preoccupato: "Cazzo, ho dimenticato a casa le lenti azzurre! Come faccio?"

Una volta fattolo stare buono con la promessa di una videocassetta porno, Joco ci poté finalmente confidare che non aveva la più pallida idea di come arrivare alla nostra meta.
"Io vado verso Piossasco... poi boh... si vede..."
Dopo più di mezz'ora di giri assurdi fatti dal nostro espertissimo navigatore, che decideva la strada guardando la vetta all'orizzonte, arrivammo ai piedi della montagna e ci incamminammo, convinti che la strada fosse breve e rilassante come Joco ce l'aveva descritta.

RISVOLTI PSICOLOGICI NEI RAPPORTI TRA I GIOVANI UOMINI E LA MONTAGNA

Dopo poco tempo la strada iniziò a diventare piuttosto ripida, ma la nostra fatica veniva alleviata dalle parole di Nichel, che ci diceva: "Coraggio, che fa bene ai glutei!". Stranamente, non appena la salita accennò ad aumentare, Nichel iniziò a imprecare contro quella montagna, contro Joco, contro Budo e contro la Pasqua del Budo.

La camminata durò circa un'ora e mezza, arrivammo in cima al monte che si era fatto mezzogiorno e, dopo un breve pranzo (che Nichel condannò perché gli rovinava il fisico), andammo ad esplorare la zona.
Eravamo NOI le UNICHE FORME DI VITA IN TUTTA LA MONTAGNA.
Nichel si guardò intorno ed esclamò: "Cazzo, ma qui non ce n'è di figa! Joco! Ma dove cazzo mi hai portato?!"

Handicap climbing Allora anche Joco si guardò intorno e vide che, al posto delle fighe che Nichel stava disperatamente cercando, c'era un masso alto circa quattro metri, con sopra una croce; visto che non sapeva che cazzo fare, ci salì sopra.

Nichel non poteva tollerare di essere inferiore a Joco in qualcosa, così decise di imitarlo per far vedere quant'è figo; iniziò a salire girato all'incontrario, in circa mezz'ora ci fece ammirare tutte le pose da Khamasutra che aveva imparato nelle lunghe notti passate a guardare Teenage Animal in TV, finché non riuscì finalmente ad arrivare in cima... anche perché alla fine era stato Joco a trascinarlo su, a forza di insulti e calci in culo.

Come ampiamente previsto, una volta in cima quell'handicappato non era più in grado di scendere. All'inizio accolse il fatto con animo sereno e Handicap jumping per l'ennesima volta iniziò ad invocare lo spirito di Budo perché scendesse a salvarlo direttamente dal Tibet; ben presto, però, si rese conto che ogni sua invocazione sarebbe stata vana e si rassegnò a passare il resto dei suoi giorni in cima a una montagna da solo come uno sfigato.

Dopo un'oretta, Joco gli disse che la cosa migliore era saltare e si gettò per dare il buon esempio.

Nichel lo vide, calcolò il tempo intercorso tra lo slancio ed il tonfo al suolo e decise che era troppo rischioso; allora provò a calarsi lentamente dall'alto, ma si rese conto che non ce l'avrebbe mai fatta e che sarebbe rimasto in cima al masso Handicap handicapping per il resto della sua vita, finché non fossero arrivati i pompieri con una scaletta a portarlo giù. Si mise a urlare: "Aiuto! Salvatemi! Mi spacco una gamba! Mi uccido! Non voglio morire!!"
Le nostre reazioni si rivelarono differenti: io mi ritrovai ben presto sdraiato a terra in preda ad un attacco di riso epilettico; fu una sofferenza atroce, alleviata solo dal pensiero della presa per il culo che avrebbe aspettato Nichel per il resto dei suoi giorni.
Joco, invece, impietosito dalla sua condizione, decise di dargli una mano a morire e gli consigliò di buttarsi; poi però gli venne in mente che i morti il giorno del compleanno portano sfiga, così decise di farlo scendere come un sacco di merda, afferrandolo per i piedi e trascinandolo giù mentre bestemmiava.

Logorato da questa immane fatica, Nichel si sdraiò a prendere il sole e non si rialzò più, se non Handicap biodegrading per tornare a casa. Più lo guardavo, più ero ottimista riguardo alla strage di fighe in discoteca.

Alle due Joco iniziò a guardare l'orologio e ci disse che era ora di scendere, perché doveva essere a casa per le tre; questa scena andò avanti fino alle quattro e oltre.
Nel frattempo, Nichel ci disse che, oltre al fisico, lui cura anche l'intelligenza, perché mens sana in corpore sano. Noi non ci credevamo, ma lui era un intellettuale! E, per dimostrarcelo, tirò fuori un po' dei libri che costituivano la sua formazione intellettuale: le riviste mediche di Selezione ed un libro di formule magiche di un santone medievale.

Incuriositi, io e Joco ci facemmo raccontare qualcuna delle teorie dello stregone. Quella che risultò più interessante diceva che, quando uno si fa una sega, viene circondato da spiriti che poi lo seguono per tutta la vita.
Joco ascoltò la teoria con molta attenzione, ci pensò un po' su e poi disse: "Ma allora io adesso ho dietro un CORTEO!"

Grazie alla teoria di Nichel, su quella montagna non ci sentimmo più soli. E la cosa ci fece piacere.

IL RITORNO E GLI ADDII (per sempre)

Verso le quattro e mezza l'insistenza di Joco ebbe la meglio e decidemmo di scendere, anche perché il sole stava già calando e Nichel vide che ormai era abbastanza abbronzato per la serata in discoteca.
Joco disse che di solito lui scendeva buttandosi giù di corsa e in un quarto d'ora era a valle. La proposta stranamente non riscosse un grande consenso: dopo lunga riflessione, gli rispondemmo che poteva scendere di corsa per i cazzi suoi e poi venirci a riprendere su in macchina, oppure scendevamo normalmente tutti e tre insieme. Finì per scegliere la seconda ipotesi.

Arrivammo ai piedi della montagna che erano quasi le sei, Joco ci scaricò in una piazza inculata vicino a casa sua, ci mandò affanculo e se ne andò. Io e Nichel ci guardammo, ci mandammo a cagare e ce ne tornammo a casa a piedi.

Non so se ci rivedremo mai più.
Secondo i nostri calcoli, Nichel dovrebbe ancora essere là a Mirafiori che vaga cercando Piazza Bengasi, che in questa stagione pullula di figa.
Joco ci disse che avrebbe passato il resto della sua vita davanti all'Amiga a smanettare col joystick per aumentare gli spiriti del corteo.
Più nulla si seppe di Budo, che sarà tuttora in Tibet. Forse è quello che se la passa meno peggio di tutti.

E poi ci chiamano gioventù bruciata! Fankulo!