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SGRUMM capitolo 3 - Des faves
Le due modelle giocavano a strapparsi l'un l'altra i vestiti, rotolandosi nel prato, quando la rossa prese un tubetto di panna spray e spruzzò la bionda di bianco, leccandole le tette.
"Sveglia! - esclamò una voce robotica - Dobbiamo andare a comprare IL PANE!!!"
Aprii gli occhi.
"Sveglia! Dobbiamo andare a comprare IL PANE!!!" ripeté la stessa voce robotica, senza cambiare espressione.
In video, c'era la faccia di GRUMOGRUMO.

"Shzwxhhh?" domandai, ancora intrappolato nel dolce limbo tra l'eccellenza del sogno e la mediocre realtà.
"IL PANE!"

Una fugace occhiata all'orologio mi rivelò che eravamo ancora nel cuore della notte: le dieci di mattina.

"Klàpač - mormorai, nel primo attimo di semi lucidità - Vuoi tu pane?"
"Pota io no! -
sussurrò lei, nel dormiveglia, girandosi dall'altra parte - E tu?"
"Io mi ci pulisco il culo!"
risposi.
E tornammo a dormire.

Per una mezz'ora, i nostri sogni continuarono a cantare al tempo dei passi di GRUMO, che era in piena crisi autistica e, come ai bei tempi, percorreva l'intera stanza con moto circolare uniformemente accelerato, emettendo un lamento continuo, robotico e monocorde: "Il pane! Il pane! Chiude a mezzogiorno! Il pane!".
Poi, quando la velocità angolare ω iniziò a tendere ad infinito, Klàpač ed io ci muovemmo a compassione: in fondo era pur sempre il suo compleanno.
Tirammo a sorte e, naturalmente, andò a finire che toccò a me accompagnare l'autistico a fare la spesa.

Fummo talmente veloci che non fece neanche in tempo ad iniziare a piovere. Klàpač style Le crisi autistiche però erano solo all'inizio, a scatenarle sarebbe bastato un pixel fuori posto! Invece, fu uno squillo di telefono.
Neanche il suo... il mio!

"Marok - esclamò Francy - Sto arrivando da voi!!! Arrivo alle cinque!!!"
"GRUMO! FRANCY TORNA DA NOI!!! -
urlai - ALÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈÈ!!! Arriva alle cinque!"
"Alle cinque??? -
autisticò Grumo - Stocazzo! Stasera c'è Davide Van De Sfroos! Io voglio vedere il SOUNDCHECK! Fin dall'inizio! In prima fila!!!"
"Boh... -
obbiettai - In due giorni il soundcheck non è mai iniziato prima delle sei e, se anche te lo vuoi vedere tutto, partire alle cinque va più che bene..."
"Sì, ma Francy NON METTE PIEDE IN CASA MIA, altrimenti va in bagno, esce dopo un Francy, io arrivo al concerto alle sette e mi perdo il soundcheck!!!"


Finalmente fu chiaro a tutti che Grumo non aveva altro scopo nella giornata che uscire di casa il prima possibile e lo capì l'universo intero!
Infatti scoppiò un nubifragio.

LE DODICI FATICHE DI KLÀPAČ

Il temporale ci obbligò a rinchiuderci in casa, ma che potevamo fare fino alle cinque?
Semplice! TORTURARE KLÀPAČ!!!
Naturalmente in modo lento e doloroso.
E quale poteva essere la sevizia più atroce? Quale supplizio può attentare alla salute di una giovane donna più di qualunque altro dei mali del mondo?
Ma è chiaro: L'INFORMATICA!!!

Apparecchiammo la tavola per cinque persone, nonostante fossimo in tre, ed obbligammo la nostra vittima designata a risolvere il problema dei cinque filosofi, I cinque filosofi una delle classiche introduzioni alla programmazione concorrente e distribuita.

"Cinque filosofi siedono ad una tavola rotonda, ognuno ha un piatto di spaghetti davanti, tra un piatto e l'altro c'è una sola forchetta.
I filosofi pensano oppure mangiano, ma... solo con due forchette, perché sono handicappati.
Solo dopo essere riuscito a prendere anche la seconda forchetta, mangia.
Quando è sazio, lascia le forchette agli altri e ricomincia a pensare.
Come fare perché tutti riescano, prima o poi, a mangiare?"


Klàpač iniziò a sentirsi male già durante l'enunciato, prima ancora di sapere che si trattava di informatica.

Quando le rivelammo che ogni filosofo simulava un processore, ogni piatto una risorsa ed ogni posata una procedura per acquisirla o rilasciarla, Klàpač si stese sul divano e si contrasse in una smorfia di dolore. Quando poi pronunciammo le parole "STARVATION" e "DEADLOCK" stramazzò al suolo.
Decidemmo che era giunta la sua ora e la lasciammo là ad agonizzare in silenzio, limitandoci a gridarle ""SILBERSCHATZ!" ogni volta che accennava timidi sintomi di ripresa.

E poi, per completare l'opera, ci mettemmo a fotografare davanti a lei tutte le cartine di casa Grumo, per realizzare il CONTINUUM ZOOM AUTISTICO!
You are here - atto I You are here - atto II You are here - atto III You are here - atto IV You are here - atto V You are here - atto VI You are here - atto VII You are here - atto VIII

PANE E PHEEGA

Per la sventurata Klàpač, l'unico momento di sollievo fu il pranzo. Al grido di "POTAAAAAAAAA! DI PIÙÙÙÙÙ!!!" la giovane donna costrinse Gli effetti di un´alimentazione scorrettaGRUMO ad eccedere nelle porzioni di pasta fino a livelli inumani, ma non vi preoccupate: al termine del banchetto, sulla tavola avanzò un solo ingrediente: IL PANE!!!
Perfetto. La pioggia, che nel frattempo aveva smesso, ricominciò solo quando fu il momento di uscire per andare a prendere Francy.

La pheega bagnata è sempre una bella visione: Francy ci corse incontro, diede "il borsa" a Grumo e saltò in macchina sorridente, convinta che stessimo andando a casa.

"Raga' - azzardò, dopo un quarto d'ora - Non voio farmi i fatti vostri, ma dove stiamo andando?"
"Al concerto, perché?"
"Ma non passiamo da casa??? Cioè... io me voio dà almeno una rinfrescata..."


Il resto del viaggio fu uno struggente altalenarsi di crisi autistiche: "Ci perdiamo la prima fila!!! Voglio vedere il soundcheck!!!" a cui facevano eco gli aulici cori di Klàpač: "SKIIIIIIIIIIFO! MEEEEEEEEEEERDA! POTAAAAAAAAAA!!!".
Francy invece era sprofondata in un surreale silenzio, intervallato da qualche timido sorriso quando si era accorta che stavamo pluricannando strada in modo creativo e sempre nuovo, finendo per imboccare una mulattiera che conduceva in mezzo ai campi, quadruplicando il ritardo.

Per un attimo ebbi paura di ritrovarmi nel millequattrocento quasi millecinque. Il mondo intero, attorno a me, mi ricordava che era comunque la vigilia del primo maggio: i primi timidi starnuti quando passavamo in mezzo all'erba, i poster dei concerti che facevano capolino dai muri delle case e, soprattutto, la trentina di sms ricevuti nel giro di un'ora da parte di quegli stessi handicappati che prima di partire mi avevano fatto PAAAACCO, che a loro volta avevano ricevuto PAAAACCO da parte degli altri handicappati per i quali mi avevano fatto PAAAACCO, e che ora per la disperazione chiamavano me per chiedermi che cazzo avrei fatto l'indomani.
Io rispondevo con fare sicuro: "Davide Van De Sfroos!".
Loro mi rispondevano: "E chi minchia stracazzo è???".
E poi mi facevano PAAAACCO.

Effettivamente, al mondo conoscevo solo quattro persone in grado di associare una canzone al nome di Davide Van De Sfroos: Grumo, Klàpač, Don Diego e KAAAASTROX!
Anch'io l'avevo scoperto per caso, il giorno che i miei occhi psicolabili avevano incrociato un suo disco, tra i tanti cd che si impolverano su un bancone implorando d'essere per pietà affittati.
Non saprei dire perché me lo fossi portato a casa. Frse perché si chiamava LAIV, come i live dei Farinei e degli Skiantos, forse perché il nome "Van De Sfroos" suonava extraterrestre e quindi venerazione, ma erano stati 2 euro veramente ben spesi: ero rimasto affascinato dal suono delle parole, in dialetto laghèe.

Si sieda, maestro! Neanche a farlo apposta, pochi giorni dopo mi ero ritrovato Davide Van De Sfroos nel programma di "Nord Sud in musica", un festival gratuito che si tiene ogni anno in piazza a La Loggia, nella seconda cintura di Torino, però direzione Sud.

Il concerto, di cui abbiamo un po' di diapositive analogiche, era stato notevole: un folk-rock trascinante che ottimi musicisti avevano servito su un piatto d'argento... AL NULLA! Quella sera c'era più gente sul palco che pubblico nella piazza e non per modo di dire, dal momento che la band era composta da una decina di elementi e gli spettatori, oltre a me, erano i quattro che avevo trascinato fin là con l'inganno: Joco, Killer, Grip ed il Kompagno Gillette. Il resto erano pensionati che passavano davanti al palco per portare a spasso il cane, si sedevano un attimo sulle panchine e poi se ne andavano, borbottando che era ora di finirla di fare bordello perché il giorno dopo c'era da lavorare... dovrei farli conoscere al comitato anti Percfest.

"Bah... se non altro almeno stasera ci sarà pubblico! - commentai - Il laghèe è il dialetto del lago di Como, quindi siamo praticamente a casa..."
Viene il sole perché è al coperto! "Ma guarda che Davide Van De Sfroos lo conoscono ovunque! -
rispose Grumo - L'ho visto in un teatro, era pieno!"

Era serio.
Mi girai verso Francy.

"Francy, tu conosci Davide Van De Sfroos?"
"Eh? Chi??? Ah... ma certo!"
"Non dubitavo! Quindi, mi sai dire il nome di una sua canzone?"
"Mmm..."


Per consolare l'autistico GRUMO, gli ricordai che le cose migliori sono ignote al mondo. E Marok punto org lo conoscono tutti! PiombinoKastrox.

SAUNCÈÈÈK

Il tendone ci accolse senza problemi, anche perché era vuoto: il soundcheck non era ancora iniziato ed intorno non si vedeva nessuno.
Unico legame con la civiltà, uno squillo di telefono: era il Favone Grassone.

Dove guarda il Dottor Marok? "Ciao frocio! Dove cazzo sei?"
"Ciao stronzo! Sono in montagna da Grumo!"
"Da GRUMO??? UAHAHAHAH SBORROH!"
"Eh, c'è un festival. L'altra sera c'erano gli Elii, stasera c'è Davide Van De Sfroos..."


Uno.
Due.
"CHI???"

Come ampiamente previsto.

"Dai, ti passo Grumo, così ti spiega un po' chi è e quanto ci divertiamo!".

E gli passai Francy: lo spregio all'incontrario!

SALVATELA!!! Il Favone rimase quasi un'ora a parlare al telefono, tanto pagava lui chissenefotte, poi Francy, sfinita, domandò: "Ti ripasso Marok?"
Il Favone grugnì ed attaccò il telefono.
Avrei passato la vita a chiedermi quale fosse lo scopo della telefonata.

Visto che il soundcheck non era nemmeno in procinto di essere pensato, anche Grumo si rassegnò al libero cazzeggio e venne con noi al bar: l'indomani saremmo ripartiti, era l'ultimo giorno in cui avremmo potuto bere spuma e bisognava approfittarne!
Al nostro rientro, per la gioia di Grumo facemmo in tempo a vedere il soundcheck dall'inizio alla fine e, subito dopo, ad essere puntualmente bannati da quelli grossi, perché si ricordavano che eravamo fave e quindi fankulo.
La prova del palloncino Per fortuna c'era ancora poca gente: una volta fatti i biglietti, riuscimmo a ritornare in prima fila senza problemi.
Quindi, l'autistico finalmente era contento... no?

"Ok, adesso voi state qua! - intimò GRUMO - E io vado fuori!"
"Adesso? TU??? E dove cazzo vai?"
"Vado al raduno dei CAUBOI!!!"


I Cau Boi sono i fan di Davide Van De Sfroos e la Cumpa ne vantava ben due: GRUMO e KASTROX.
Per riportare la media ad un livello accettabile, avrebbero dovuto regalare la tessera a tutte le semifinaliste di Miss Muretto per dieci anni di fila.

L'autistico stava già partendo, ma lo fermai: "Oh, se per caso viene gente, col cazzo che riesci a tornare in prima fila!"
"Non importa. Vado. Ciao!"


Perfetto.

QUELLI CHE ASPETTANO

A poco a poco la gente iniziò ad arrivare. La quantità era in effetti inferiore alle altre sere, ma la qualità era nettamente superiore: è doveroso segnalare la presenza di un 1% abbondante di pheega, di età pisellabile.

Arrivò anche un sms del Favone Grassone: "Buon divertimento con Grumo!"
"Purtroppo ora sono solo con la pheega - gli risposi - Grumo è al raduno dei fan di Davide Van De Sfroos!"
"Perché? -
rispose il Favone - HA ANCHE DEI FANS???"

Lessi a Klàpač e Francy il messaggio ad alta voce, ridendo.
Poi alzai lo sguardo e mi accorsi che ero circondato da fan di Davide Van De Sfroos, che mi guardarono schifati. Perfetto.

Francy meets Subumani Verso le nove, il tendone era pieno solo per metà, quindi l'autistico Grumo riuscì a farsi largo e ritornò da noi in prima fila, preparando la macchina foto.

"Ehi! Hai una macchina uguale alla mia! - disse una voce alle nostre spalle - Mi insegni ad usarla?"

Venne fuori che un tipo dietro di noi si era appena comprato una A620 e non aveva idea di come accenderla.
Grumo ed il porko sottoscritto gli insegnammo per sommi capi ad usare i comandi manuali, ma non per cortesia nè compassione nè pietà o spirito didattico: lo scopo preciso era UMILIARE Klàpač perché aveva comprato la macchina handicappata.
Noi sì che ci sappiamo divertire.

Alle dieci, contro ogni previsione, il tendone era pieno e, incredibile, quasi tutti erano GIOVANI! E qualcuno era anche di sesso femminile! Sborroh!!!
Il desiderio di vedere un concerto di Davide Van De Sfroos col pubblico rock stava finalmente per essere esaudito.

MUSICA!

La formazione era diversa da quella che avevo visto a La Loggia due anni prima. Sul palco erano in sei: Davide alla voce, Latonya Cobin al basso, Jaime Scott Dolce alla chitarra, Sugar BlueSugar Blue all'armonica, Silvio Centamore alla batteria e, unico rimasto al suo posto, il buon Angapiemage Galiano Persico al violino. Belli e bravi tutti quanti.

"Ma tu li capisci quando cantano?" mi domandò Francy.
"Ormai ho fatto progressi! - le risposi - Quando va bene, capisco addirittura una parola ogni tre!"

La pheega mi schifò. Come in qualunque altra occasione. Perfetto.

Effettivamente, il dialetto laghèe è un casino, ma ha un suono che dà ampia e consistente merda all'italiano, come del resto la maggior parte dei dialetti. Anzi, è strano che il rock dialettale, da sempre esistito, abbia iniziato ad attirare giovani e pheega solo negli ultimi anni.
Probabilmente, sarà perché la maggior parte dei giovani ormai si ritrova genitori (e persino nonni!) la cui prima lingua è l'italiano, Pubblico puffo per quanto assurdo questo possa sembrare. E, com'è ovvio, se lo stesso dialetto viene parlato dai cantanti anziché dai propri vecchi (ed il genere viene chiamato "etnico", anziché "popolare") in un batter d'occhio perde lo status di schiiiiifo e diventa arte e cultura alternativa.

Quindi, cari amici vecchi, se mai riuscirete a riprodurvi ed avrete dei nipoti, o se al limite li avranno i vostri vicini di casa, parlate loro come i rapper sfigati stile Mondo Marcio e Fabri Fibra. Solo così inizieranno ad odiarli, e salverete una generazione.

A riportarmi alla realtà, le grida di una quarantenne isterica che ci si avventò contro, colpendoci alle spalle.
"PINO!!! GIUSEPPE!!! FILIPPO!!!" urlò, con tutto il fiato che aveva in corpo, ovviamente nelle nostre orecchie.
Ad intuito si stava rivolgendo ai gorilloni oltre la transenna, ma nessuno di loro si voltò. Motivo plausibile: stava sparando dei nomi a cazzo.
Noi puffi siam così! "OHU!!! EHI! TU!!! - riprovò - FATE QUALCOSA!!!"
Cercai di ignorarla ma era impossibile.

Ogni tanto chiamava addirittura gente che stava sul palco, cantante compreso: "DAVIDEEEEEEEEEE!!! SI STANNO AMMAZZANDO!!! SI STANNO AMMAZZANDOOOOO!!!"

Ci voltammo e vedemmo un po' di adolescenti maschi che stavano, semplicemente, pogando.
Francy rabbrividì ed uno dei buttafuori, pigramente, si avvicinò alla transenna.
"OOOOOH!!!!!! - ripeté l'isterica - SI STANNO AMMAZZANDOOO!!!"
Il gorillone la guardò con aria pietosa, poi volse lo sguardo all'infinito, sussurrò: "Calma eh là dietro!" e tornò davanti, a godersi il concerto.

La rincoglionita, che prima era dietro a Grumo, si mise dietro di me ed urlò: "C'È UNO CHE SI È FATTO MALEEEEE!!!"
Mi voltai, guardai la tipa negli occhi e gridai: "NON ME NE FOTTE UN CAZZOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!"
La quarantenne rimase a fissarmi ammutolita per qualche secondo, poi girò il culo e se ne andò.
Il pubblico rock tirò un sospiro di sollievo.

L´oggetto misterioso Ok, avevo mandato una VECCHIA a fare in culo, ero in prima fila vicino alla PHEEGA, avevo attaccato il morbo di Marok al tipo dell'A620 che in un'ora avrà fatto almeno un giga di foto, per quel giorno mi potevo ritenere soddisfatto: non restava che arrendersi alla magia del concerto.

In scaletta c'era buona parte dei pezzi del Laiv, più un'altro fottio che non avevo mai neanche sentito nominare: i sei suonarono senza pause per più di due ore ed alla fine, freschi come una rosa, ci regalarono alcuni ghiotti bis. Amo questi giovani!

L'ULTIMA NOTTE A CASA GRUMO

Dopo il concerto, farci una Incontri ravvicinatifoto con i nostri eroi non fu difficile, bastò mandare avanti la pheega: fra Francy e Davide fu subito feeling.

Questo però non cambiava la realtà: la tre giorni a casa Grumo, ahimè, era finita.
Era l'ultima notte che passavamo nel lettone (io, Francy e Klàpač) e nel lettino (Grumo).
E che si può fare quando si è in mezzo alla pheega?

"Facciamo il gioco degli spregi? - propose Francy - Daiiiiiiiiii!"

Il gioco degli spregi era un divertente passatempo al quale, ogni tanto, Francy ed il porko sottoscritto si abbandonavano quando stavamo al telefono. Si prendeva un soggetto innocente, la cui unica sfiga era conoscere noi, e si provava a dipingere il peggiore giorno della sua vita.

E così, nel giro di un'oretta, la somma delle nostre intelligenze riuscì a partorire quanto segue:
  • Il massimo spregio per il FAVONE: aprire l'edicola alle cinque del mattino e trovarci dentro SCHOPENHAUER, SANFRU, PIOMBINO e KASTROX che, ubriachi, gli urlano: "BUONANOTTEEEEEEE!!!" e se ne vanno a dormire.
  • Il massimo spregio per MAROK: LAVORARE, chiuso in un gabbiotto con pheega che passa vicino ed urletta, ma non si vede.
  • Il massimo spregio per IL PELLE: trovare una potta che gliela dà solo se accetta di vivere a PISA.
  • Il massimo spregio per UOLLANO: incontrare una pheega che gli dice: "Non te la do perché non hai la CHIOCCIOLA!"
  • Il massimo spregio per EVARISTO: scoprire che gli Elii hanno pubblicato un calendario ufficiale con le foto di tutte le Fave e, tutte le volte che lui compare, è in compagnia di UOLLANO, SCHOPENHAUER ed IVAN PIOMBINO.
  • Il massimo spregio per Klàpač: dover fare un esame di INFORMATICA e trovarsi, nel programma, il problema dei CINQUE FILOSOFI!
  • Il massimo spregio per GRUMO: avere un concerto di RUGGERI PIÙ ELIO E LE STORIE TESE sotto casa sua e NON poterci andare.
  • Il massimo spregio per FONIUGLIA: uscire di casa ed incontrare un'intera folla di IvanPiombini che le corre incontro scattandole foto, al grido di "Ma tu sei FONIUGLIA!!! Ti riconosco!!! Ti ho vista su INTERNET!!!"
  • Il massimo spregio per DAICONAN: scoprire che esiste un fan club di Rocco Tanica popolato solo da MINORENNI BIONDE ed essere obbligata a passarci un'intera serata.
  • Il massimo spregio per FRANCY: scoprire che esiste un fan club di Cesareo popolato solo da minorenni bionde ed essere obbligata a passare un'intera serata con I LORO RAGAZZI, ADOLESCENTI MAAAAAASKI.
  • Il massimo spregio per ELIO: essere costretto, per contratto, a fare un disco con IVAN PIOMBINO.
  • Il massimo spregio per CHRISTIAN MEYER: incominciare l'anno come insegnante di batteria e trovarsi come unico allievo KAAAASTROX!
  • Il massimo spregio per FASO: ritrovarsi a tavola con PIOMBINO e SCHOPENHAUER, di fronte ad una telecamera che lo filma mentre mangia e lo manda in streaming su Internet.
  • Il massimo spregio per CESAREO: ritrovarsi a suonare per un pubblico di dieci persone, tutti rigorosamente MAAAAAAASKI.
Finora eravamo riusciti a realizzare uno solo di questi spregi, quello a Cesareo (vedi Four tiles for grumo ). Ma era solo questione di tempo.

GRUMOFOBIA!

Tra uno spregio e l'altro si erano fatte le cinque, tempo di sms.

"AAAAAAAH!" urlò Klàpač.
Accendemmo la luce.

"Che succede?" chiese Francy, allarmata.
"Ho sentito È passato un altro anno, ed è sempre handicappato!GRUMO che si muoveva... brrrrr..."
"Eh???"
"Temevo che venisse nel letto a farci qualche scherzo..."
"..."


Grumo spense di nuovo la luce.

"AAAAAAHAAAAAAAAAAAA!!! - urlò Klàpač - LO SAPEVO!!! LO SAPEVO!!!"
Riaccendemmo la luce.

"Che cazzo succede?"
"GRUMO!!! SI È MOSSO!!!"


Guardai Grumo. Era accucciato, autistico ed inoffensivo, dentro al suo sacco a pelo.

"Minchia - rispose GRUMO - Mi sono solo girato!"
"AIUTOOO! - urlò Klàpač - HO PAURAAA!!!"


Passammo un po' di tempo così, finché Klàpač non decise che aveva troppa paura di GRUMO ed andò a dormire su una brandina in salotto. Perfetto.

L'ORA DELL'ADDIO

Ci svegliammo prima dell'alba, le undici, ma prima di poter usufruire del cesso si fece mezzogiorno: Francy era entrata per prima.

Questa volta, però, l'autistico non aveva fretta perché i soundcheck erano finiti. Fankulo! Unica nostra destinazione era la calma piatta della grande pianura, che inghiottì noi ed i nostri bagagli di ricordi, di suoni, di nubi e di handicap.
Ma anche di monnezza, perché a Valbrona non c'erano cassonetti e fummo costretti a caricarci la merda in macchina e portarcela dietro in autostrada.
E, soprattutto, di PANE, visto che a casa Grumo alla fine nessuno l'aveva finito.

Ed oggi?
Che fine avranno fatto i nostri eroi?
Che fine avrà fatto la loro rumenta?
Che fine avrà fatto il loro pane?
Lo sapremo solo vivendo... per adesso accontentatevi di un unico, incommensurabile e doveroso vaffankulo!