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GIOCHI PACCO


Gli anni 90 erano gli anni degli scambi. In buona parte erano scambi musicali (delle cassettine di Elio forse ne sapete qualcosa), ma anche i giochi per PC la facevano da padroni.
Il più fornito di tutti era GM. Aveva in casa solo un 286, su cui non funzionava un cazzo, ma non era un problema: a lui non interessava giocare, lui COLLEZIONAVA I GIOCHI. Li copiava e se li teneva in casa. Così, per divertimento!

La collezione di GM faceva gola a tutti, ma le regole erano chiare: per avere un gioco da GM, bisognava portargliene un altro, che lui non avesse già.
Impossibile? Sì, se ci si limitava ai giochi che esistevano davvero... ma possibile se il gioco nuovo si riusciva a CREARLO!
Come? Semplice: bastava simulare quello che succedeva a GM quando inseriva un gioco nel computer: "ERRORE, il tuo pc è troppo una merda per caricare questo gioco!".
Graphic Workshop mi permetteva di convertire un'immagine in un eseguibile per dos (es: f16.exe)... rendendo i pacchi perfetti!

GM non ci cascò neanche per un istante: mangiò la foglia e mi fanculizzò.
Non altrettanto, invece, accadde con tanti altri... tra cui citiamo Mister Bean.
Avevo tanti giochi meravigliosi per loro: il primo era F16, successore di F15, il famoso simulatore di volo. Il secondo si chiamava FLASH, era un'avventura grafica della Origin, fantastica... tutto inventato da me, naturalmente. Le videate di F16 e Flash contenevano i VERI dati del computer di MrBean: me li ero fatti dare con l'inganno. All'inizio facevo così anche con gli altri. Il "paccato" vedeva che il gioco rilevava il suo hardware, gli diceva che non era sufficiente, ma di certo non era colpa mia che gli avevo passato il gioco... fine! L'unico rischio era che il "paccato" provasse il gioco su un altro pc... per fortuna è sempre filata liscia.

I primi due giochi, F16 e FLASH avevano un aspetto grafico volutamente cazzone, perché le intro dei giochi di allora erano veramente fatte così.
Col passare degli anni, poi, ho raffinato l'arte dei pacchi, eliminando la rilevazione dell'hardware.
Anche il nome del gioco era importante: se avessi chiamato un gioco "Doom4" o "Duke Nukem2", il "paccato" avrebbe chiesto in giro e mi avrebbe sgamato all'istante... così, quasi sempre usavo per i giochi i nomi dei font con cui creavo i titoli (es: Empire BT, Franklin Gothic, Xenowort).

Un capitolo a parte merita Flash! Il nome è una citazione dal gergo di Nichel, che chiama "Effetto flash" ciò che accade quando 1) vede una tipa, 2) si toglie gli occhiali da sole, 3) la guarda con le lenti a contatto azzurre: FLASH!!!
Notate inoltre che il gioco Zero è prodotto dalla Divideby.

A parte GM, ad un decennio di distanza nessuno di quelli a cui ho passato i giochi ha capito che erano un pacco.