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Biba Band - Live in Piazza Duomo a Prato - 20/7/2004


Era da due lunghi anni che non assistevo ad un ghiotto concerto della Biba Band. Questo fenomeno era dovuto a molteplici fattori, tra cui l'umidità, la mancanza di mezze stagioni, l'effetto serra e, a voler essere pignoli, il fatto che negli ultimi due anni quei simpaticoni dei Bibaioli non avevano più fatto un grosso, grasso e benemerito cazzo.

L'ultimo loro concerto era stato a Massa, e da allora non ero più sceso in terra d'Etruria! Basta, in questi casi bisogna prendere la situazione in pugno ed applicare il metodo scientifico: chiedi e ti sarà dato.
Per esempio, voglio un concerto della Biba e lo voglio in Toscana?
Ecco la data: BIBA BAND live in Prato 20 luglio 2004!
Voglio la figa?
Uhm... va be', a parte qualche dettaglio il metodo funziona.
L'ORGANIZZAZIONE
Ormai era Luglio, e le tiepidi notti estive impongono serata no-stop! Così, più che case o macchine, cercai gente con la quale cazzeggiare.
Mandai chiamate in broadcast a tutti i nordici cazzeggianti handicappati, e tutti fecero pacco all'unanimità, Favone Grassone e Grumo compresi. Contro ogni aspettativa, seppi invece che le Fave Romane sarebbero pervenute al gran completo e la cosa mi rese felice.
La sorpresa più ghiotta fu la presenza del Il PellePelle che, oltre a mettere a disposizione casa sua, mi disse che fino all'alba avremmo trovato di molto meglio da fare che stare a casa a dormire!
La filosofia era quella giusta: si poteva partire.
ROTTA VERSO PRATO
Memore delle passate avventure ferroviarie, stazione di Bologna e droga in culo a Maometto compresi, decisi saggiamente di usufruire della ferrovia Tirrenica. Il viaggio in effetti sembrò molto breve, soprattutto perché passai l'intera durata del tragitto a leggere gli sms di bestemmie che mi spediva il Favone Grassone.

Questa la sua perla migliore: "Quando farò il concerto a Pray Biellese e vedrò in prima fila la faccia di Ivan Piombino che sorride sotto al mio culo mi verrà istintivo cagargli in testa. Ma non lo farò, perché dopo non saprei più dove finisce la mia merda e inizia Piombino, e non vorrei insultare la mia merda per sbaglio!"
Alla fine il largo tricoleso optò per una soluzione di compromesso, ovvero la colletta "UNO SPUTO PER PIOMBINO", realizzata mediante un secchio atto a raccogliere gli umori liquidi del pubblico durante tutto il concerto e poi versato su Piombino nei saluti finali. Sarebbe stata una bella serata.

Sbarcai in perfetto orario nella ridente Empoli, dove m'accolse l'indigeno Pelle, accompagnato da un'afa pazzesca. Sarebbe stato il primo e l'ultimo giorno in cui avrei avuto caldo in tutta l'estate 2004.
Per fortuna casa Pelle si rivelò ottimamente provvista di condizionatore e persino di zanzariere. "Ma un ti preoccupare - disse - pe' l'ora che si torna di zanzare un c'è più l'ombra!"
Il tono profetico del Pelle lasciava presagire il peggio... sarebbe stata una bella serata.
QUELLI CHE ASPETTANO
Arrivammo in quel di Prato verso le quattro e mezza, Marco Fadda ci mettemmo un'ora a trovare parcheggio e mezz'ora a trovare la piazza del concerto: come da tradizione eravamo in anticipo.
Fave presenti all'appello zero, Bibaioli due, palco uno, posizionato alla cazzo esattamente come tre anni prima. È bello sapere che le buone tradizioni non vanno mai perdute.

Gli altri Bibaioli arrivarono alla spicciolata, tutti di ottimo umore ed in vena di cazzeggio, così decisi di rattristarli ricordando loro l'esistenza di Grumo ed il Favone Grassone, e porgendo loro relative cartoline da riempire di insulti in completa libertà. La simpatica iniziativa riuscì a far diventare loquace per brevi ma preziosi istanti persino JantomanJantoman, finché il soundcheck ed il mondo della programmazione musicale elettronica non lo risucchiarono un'altra volta verso l'ignoto... peccato.

Arrivarono anche alcuni amici del Pelle, e mi bastò uno sguardo per coglierne l'handicap più puro. Uno di loro, detto il Vigno, era particolarmente interessante dal punto di vista psichiatrico: suona nei locali fighetti, dà delle maiale a tutte le tipe tirate che vede dal palco, scende ad urlargli: "VACCHE, MUUU!" a 20 centimetri dalla faccia, ed i locali fighetti continuano a chiamarlo. Evidentemente il metodo piace... da tenere presente per il futuro.

Verso le sei e mezza arrivarono finalmente anche la Fava Etrusca, Szooma e le Fave Romane al gran completo. L'incontro più gradito fu ovviamente quello con la Uebmasta Cicalona, non solo per la visione del suo giovane corpo fetish quanto per il Posacanneghiotto souvenir che mi aveva portato dal negozio di frocerie di piazza Navona.

Immenso quanto inatteso fu il piacere di ritrovare colà riuniti i compagni di tante avventure quali l'obliquo Pastrano (promosso a cameraman ufficiale), la bella Silvia Bolbo (torna con noi!!!) e l'immenso Tracca, reduce dal dorato esilio in terra d'Olanda. Pensare agli amici no eh?

E va be', ridendo e scherzando avevamo fatto le sette, il soundcheck stava finendo e, a quanto diceva il Pelle, se avessimo voluto prendere una pizza al taglio avremmo dovuto muoverci perché nella "bella città di giorno e gran rompimento di coglioni la sera!" c'era il coprifuoco.

Roberto Cecchetto Io ero a digiuno da colazione e a colazione avevo mangiato quasi un cazzo. Così, vedendo il Foffo che entrava nella panetteria a lato della piazza e ne usciva con tre pizze ed un gelato in mano, proposi alle Fave Romane di fare altrettanto: di lì a poco si sarebbe radunata folla davanti al palco e, visto che eravamo in prima fila, allontanarsi sarebbe stato un peccato.

Biba Ol tugheder

Le Fave Romane risposero che mangiare alle sette era da handicappati, generarono entropia in modo da non farci schiodare per i successivi tre quarti d'ora e poi, quando finalmente traslammo i nostri culi, trovammo tutti i locali con le serrande abbassate. I pochi che non erano chiusi perché era tardi erano chiusi perché era martedì.

E va be', continuammo le peregrinazioni random per le Vicolo dei Bocchinerivie del paese, peraltro splendide, finché non trovammo per puro caso l'unica pizzeria che faceva orario PROLUNGATO: chiudeva alle OTTO E MEZZA!
Certe volte mi chiedo come faccia a sopravvivere la sera uno che abita a Prato.

Al ritorno trovammo già un bel po' di gente sotto il palco, ma grazie alla perizia Pelle e dei suoi compari etruschi riuscimmo ad accaparrarci la prima fila a suon di pogo, bestemmie e mazzate. Le Fave Romane invece andarono in fondo alla piazza perché tanto faceva lo stesso. Sono cose che fanno pensare.

La nostra posizione era in effetti invidiabile: non c'erano transenne e le nostre facce erano a pochi millimetri dagli altoparlanti. Se avessero ruttato nei microfoni ci avrebbero fatti biondi. Decidemmo di correre il rischio, anche perché il biondo attira la figa, specie se canta negli 883.
CONCERTONE
Relativamente all'eliatica puntualità media, Roby Conti, Paola Folli e Barbara Boffelli il concerto iniziò in perfetto orario: solo un'ora di ritardo.
Sentire i pezzi della Biba con le tre coriste al gran completo (Barbara Boffelli, Francesca Touré e Paola Folli) a loro volta dominate dal giovane corpo di Roby Conti era sempre un'esperienza.
In altre circostanze, l'intero pubblico avrebbe guardato le coriste e nulla più. A ribaltare questa pericolosa tendenza fu senza dubbio il Pastrano che, PiCosta e Alberto Borsari come a Laigueglia, vagava avanti e indietro per il palco filmando con la telecamera e rimanendo sempre perfettamente obliquo.
Era veramente uno spettacolo.
Chissà se ha un obiettivo apposta per girare il filmato facendolo venire diritto...

La scaletta era molto simile a quella dei concerti passati, dato il mio analfabetismo musicale non riuscii ad identificare con sicurezza tutti i brani ma sui più famosi non mi potevo sbagliare: CAN IT BE DONE, CONFIANS, SADUVA, BLACK WATER, THREE VIEWS OF A SECRET, Elio e Francesca Toure\' NO MERCY FOR ME, COME ON COME OVER, CARNIVALITO e FANNY MAE.

Se i prodigi strumentali di Paolo Costa e degli altri ottimi bibaioli avevano acceso gli amici etruschi del Pelle, la splendida Francesca Touré aveva addirittura innestato una reazione atomica a carico dell'apparato ormonale nel giovane Vigno, già re dei locali fighetti.
Assistetti alla divertente scena con animo sereno, tanto ero certo che in caso di rissa avrebbero per prima cosa menato tutti noi e poi, forse, eventualmente, lui.
La nostra fortuna fu che il Vigno non stava esprimendo il suo turbamento giovane in linguaggio internazionale ma codificava il tutto in Toscano stretto, di modo che Daniele Comoglio e Massimo Greco gli unici ad intendere e di conseguenza a sboccare dalle risate furono gli etruschi delle prime file, più il sottoscritto a cui il Pelle traduceva in simultanea.

Sul palco l'unico ad aver capito tutto sembrava Elio, che ogni tanto rivolgeva allo squilibrato sguardi pietosi e dalla penombra sembrava inviarlo, col massimo affetto, in quel di affanculo.
BACKSTAGE
Dopo il concerto rimanemmo un po' a cazzeggiare sotto il palco con i Bibaioli, per la gioia di tutti quanti ma specialmente di Elio: non appena rivide la mia faccia per l'ennesima volta nel giro di pochi giorni, requisì l'auto di Christian Meyer e schizzò via per destinazione ignota.
Elio pilota

Tutti pazzi per la Bolbo!

Ingannammo il tempo facendoci foto con la Bolbo, mentre Uebmasta Cicalona Fans Clubil Pastrano socializzava con la Cicalona ed il Vigno delirava in etrusco stretto cose che voi umani non avreste mai potuto immaginare.
Anche stavolta però giunse puntuale il momento in cui tutti i VIP ci abbandonarono al nostro destino, Fave Romane comprese. Così col Pelle e due altri etruschi, detti il Ciappy e il Bozzi, decidemmo di seguire i consigli della regia, ovvero ce ne andammo allegramente affanculo.
AFTERHOUR
Il Pelle mi parlò del suo amico Mazzantini, barman di professione, gestore di un locale specializzato in cocktail acrobatici e detentore di alcolici stupefacenti quali assenzio, rhum dalla gradazione pari ai 70 gradi ed altre sostanze delle quali nulla si sapeva tranne il fatto che erano in grado di distruggere ogni traccia di neuroni. Mi disse che una volta entrati da lui era impossibile uscirne vivi, così insistetti per andarlo a trovare.

Il Mazzantini Imboccammo una strada che si perdeva nelle splendide colline del Chianti e passammo a reclutare adepti in un casolare malmesso in culo al mondo, anche conosciuto come La buca di Vinci.
Solo in seguito il Pelle mi spiegò che era la sede della protezione civile V.A.B. Vinci, nonché vigilanza antincendio boschivi.
Siccome ci fa volontariato anche il Pelle, ero pronto a trovarci un ambiente diciamo "poco formale"... invece mi limitai a vedere giovani tranquilli che guardavano la televisione come una spensierata famigliola felice.
Sullo schermo spezzoni di film famosi che tutti vedono ogni tanto... unico particolare: erano interamente doppiati in aulico VERNACOLO LIVORNESE!!! Perle d'arte pura.
Saranno anche state quattro mura che si sorreggevano l'un l'altra facendosi coraggio vicendevolmente, ma bisognava dare atto di una cosa: l'organizzazione era impeccabile! Sala radio, vasto parco mezzi, due televisioni con sky e playstation2 ma, soprattutto, dispencer con cibarie, bibite ed ogni ben di Dio.

Visto tanto spettacolo, i due amici del Pelle decisero all'istante di iscriversi alla protezione civile. Mi venne in mente di dare fuoco alla collina per verificare se fossero pronti all'azione ma poi pensai che l'incendio, dopo averli inceneriti, avrebbe sicuramente raggiunto anche il locale del Mazzantini. E gli allucinogeni scaldati fanno cagare.
Lasciai perdere e seguii il Pelle in macchina.

Prima di andare sul posto, si decise saggiamente di telefonare al nostro amico per sapere fino a che ora teneva aperto, dato che erano già le due e mezza.
"Ho appena chiuso!" rispose il Mazzantini.
"Ah, s'ha ni' culo quindi... ok... sarà per la prossima.."
"No, VENITE A CASA MIA!!!"
Perché non c'è gente così a Torino?

Appena udita la notizia, il Ciappy ci disse che ci avrebbe salutato, perché doveva dare un esame e non poteva fare tardi. Il Bozzi invece avrebbe voluto essere dei nostri, ma gli dispiaceva far tornare il Ciappy da solo.
"Ma dai - disse il Pelle - si sta massimo dieci minuti, il tempo per due bicchieri di vino e per fare assaggiare l'assenzio a Marok!"
"Via, giu'.....se è per dieci minuti..."

Una volta in macchina feci notare al Pelle che non si poteva andare a dormire presto, perché alle cinque c'era da mandare l'sms "Buongiorno!" al Favone Grassone che apriva l'edicola.
"Presto??? - mi rispose lui con aria seria e al tempo stesso divertita - A quei due gli fo uno spregio, un si torna a casa prima delle sette del mattino... se va bene!"
Fu la prima perla della serata. Progetti per il futuro: richiedere la cittadinanza etrusca.

La casa del Mazzantini era a Vinci, paese di un certo Leonardo, ed era il sogno di chiunque al mondo: villetta indipendente, con giardino ed una smisurata collezione di bottiglie di vino.
Non facemmo in tempo a sederci che ci aveva già messo in tavola una bottiglia e cinque bicchieri di vetro piombato, elementi di cui facemmo immediatamente buon uso. Con grazia e velocità a dir poco sconvolgenti, riusciva a riempire esattamente allo stesso livello tutti i bicchieri (che piccoli non erano) e, per ogni bottiglia, toccavano due bicchieri pieni a testa.

The Handicaps Si andò avanti così per ore, scandite soltanto da una sveglia svizzera denominata Ciappy che, ogni trenta minuti esatti, ripeteva disperato: "Dopodomani c'ho l'esame... domattina alle 10 devo andare a studiare...", sollevando una risposta corale: " EEEEEHHHHHH!!!!! Che vuoi che sia... ormai ci siamo..."
Il Mazzantini al contrario era instancabile e fungeva da corriere espresso tra il nostro tavolo e il suo deposito segreto, meglio conosciuto come il paradiso dell'alcool e dei salumi. Purtroppo l'accesso era consentito solo al Pelle. Peccato.
M'aspettavo che prima o poi i due sarebbero tornati su con campioni omaggio del liquore allucinogeno tanto decantato ma, a quanto pare, le ultime scorte stavano nel locale. In ogni caso non c'era decisamente da lamentarsi.

Dopo tre bottiglie di vino (e quella che costava meno si aggirava sui 27 euro "ma tanto me le regalano!") mi ricordai che in tutto il giorno avevo mangiato solo una fetta di pizza al taglio, e il vuoto dello stomaco iniziò a farsi sentire. A quel punto invocai qualcosa da mangiare, perchè altrimenti non avrei più potuto bere altro, pena il coma.
Il Mazzantini non si fece pregare e dicendo: "Ok, ma allora ne vanno subito stappate almeno altre due!!!" rispolverò i sui studi di arte culinaria e ci preparò una pasta aglio, olio e peperoncino che avrebbe fatto bere anche un cammello.
Quando vide che finalmente eravamo abbastanza sversi per poter dimenticare ciò che capitava intorno a noi, iniziò a raccontarci un po' di storie del paese di Vinci. Ad ogni parola che diceva si aprivano interi universi.
LO SPREGIO NUMERO UNO
Lo scopo della vita degli abitanti del paese si poteva riassumere con una parola: lo spregio.
Oggetto dello spregio poteva essere il rompicoglioni di turno, a scuola, a Naja, in paese, al lavoro, ma alla fine si poteva coinvolgere qualunque essere animato o inanimato che capitasse a tiro, purché dotato di una quantità di handicap sufficiente alla ricezione.

Dei mille episodi che ci aveva raccontato, quello che più mi piacque era il più semplice e si basava solo su due elementi che chiunque ha a disposizione: una borsa da donna e della merda. Nel suo caso di cavallo.

La merda andava posizionata dentro la borsa fino quasi a riempirla, da fuori non si doveva vedere nulla, e possibilmente anche da dentro.
Una volta preparato il tutto, lo spregiante abbandonava sul bordo di una strada il prezioso contenitore, chiuso ma non troppo, nascondendosi per osservare quello che capitava.

Il Mazzantini Generalmente, le prime persone giunte sul luogo dello spregio avevano perfettamente rispettato il copione che il regista s'era immaginato: avevano pensato "Toh, qualcuno ha perso una borsa!", si erano guardati intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno, poi avevano aperto con circospezione e frugato per cercare roba da fottere. Una volta toccato qualcosa di molle, istintivamente avevano tirato fuori la mano, si erano accorti di essersi completamente insozzati di merda: un urlo, qualche bestemmia e correvano via prima che qualcuno avesse potuto vederli.
Ovviamente non avrebbero mai denunciato il fatto né raccontato niente a nessuno, sia per non essere presi per il culo a vita dall'intero paese, sia soprattutto per saperne una in più degli altri e ripetere lo spregio a loro volta, convinti che tutti, prima o poi, ci sarebbero cascati.
Tutto era sempre filato liscio, finché, una volta, non capitò che la borsa la trovassero... I CARABINIERI!
Come da copione, i caramba videro la borsa, scesero dalla macchina, si guardarono intorno, l'aprirono, uno dei due ficcò dentro una mano, la ritirò fuori di scatto, l'altro vide merda ovunque e, soprattutto, riconobbe l'autore dello spregio!!! Iniziò un lungo inseguimento per i campi, culminato con la deportazione forzata nella caserma di Vinci. Per il giovane in questione i guai non erano ancora iniziati: alla caserma sarebbe poi venuta a riprenderlo sua madre, incazzata nera non tanto per il fatto che il suo figliolo fosse dai carabinieri (ormai c'era abituata), quanto perché per fare lo spregio AVEVA USATO LA SUA BORSA NUOVA!!!
Anche questo è amore.
LO SPREGIO COLPISCE ANCORA
Del resto Vinci è un paesino che offre molte attrattive: oltre alla caserma dei Carabinieri c'è anche un benzinaio, meglio conosciuto come il Ciampi.
Come ogni metropoli che si rispetti, anche a Vinci succedevano fatti di cronaca: due anni fa il Ciampi aveva subito una rapina a mano armata, con colpi nel casottino della cassa, ed il caso era finito su tutti i giornali locali.
Quello che i media non raccontarono fu che, pochi giorni dopo il fattaccio, qualcuno si acquattò nei paraggi e, in un momento in cui non c'era nessuno, urlò "CIAMPIIIII!!!!! TI AMMAZZOOOOOOOOOOO!!!!!!", sparando all'impazzata con una scacciacani.
La moglie del Ciampi entrò di corsa nel casottino, seguita a ruota dal Ciampi che, trovando il posto occupato, tirò fuori lei per mettercisi lui.
Diventò una leggenda per tutto il paese.

Anche il rapporto tra i cittadini e le forze dell'ordine a Vinci è un po' "particolare"... ogni tanto qualcuno ficca un po' di esplosivo dentro i bidoni dell'immondizia, qualche altra volta qualcuno aveva affumicato l'ufficio dei carabinieri col gas di scarico del motorino. Si raccontava addirittura che un tizio, per riprendersi il motorino che gli avevano sequestrato, avesse legato il cancello della caserma alla macchina e l'avesse scardinato, urlando: "IL MOTORINO È MIO! RIDATEMELO, SENNÒ ME LO PRENDO DA SOLO!"

Una particolare categoria di spregi diffusa a Vinci sono i controspregi.
Tempo fa degli studenti della scuola di ottica di Vinci si erano messi a rubare in una proprietà, facendo tra l'altro un bel po' di danni. Pochi giorni dopo il proprietario si procurò 2 cipollone, 2 bombole di butano da campeggio e dello scotch, legò il tutto assieme e si diresse verso la macchina degli autori della bravata. Notò con piacere che avevano lasciato il finestrino aperto: non erano cattiva gente in fondo. Così ammicciò il tutto, lo lanciò all'interno della vettura e scappò.

L'auto era posizionata casualmente davanti alla casa di un suo amico, che quindi poté fare da testimone oculare: un boato assordante, fiamme che superavano il suo terrazzo al secondo piano e gente accorsa da ogni dove che, invece di fare qualcosa, ammirava il tutto rimanendo a bocca aperta.
Chiesi al Mazzantini se ci potesse fare il demo con la macchina del Pelle per poterlo filmare e mettere nel sito, ma mi disse che quella sera era troppo stanco.

Anche il Mazzantini si difendeva bene, però: quando un cliente nel suo locale si comporta male, compie qualche affronto grave come ad esempio ordinare una bibita analcolica, lui, paladino dell'alcool, sa sempre cosa fare.

Fu il caso di un tedesco, qualche mese fa: "Un aperitifen senza alkol!".
"Sì, subito!" rispose il Mazza serissimo. Subito dopo, girandosi verso i suoi amici, sussurrò ancora più serio: "QUI NON SI SERVONO BEVANDE SENZA ALCOOL!".
Tutti i clienti abituali, avendo intuito cosa stava per succedere, erano terrorizzati: il Mazza aveva in mano una bottiglia di vodka liscia, e tutti sapevano BENISSIMO cosa ci avrebbe fatto e soprattutto QUANTA ne avrebbe adoperata. Oltretutto la sua abilità come barman è tale che riuscì a mascherare completamente il gusto della vodka, tanto che il tedesco non si accorse di nulla e bevve l'intero bicchierone tranquillamente, facendo i complimenti per l'ottimo aperitivo e ignorando che sarebbe entrato a far parte delle leggende di un piccolo paese disperso nelle verdi colline etrusche.
GLI SPREGI A NAJA
Mi rimaneva una curiosità: "Oh, ma voi che fai tutti questi casini nella vita di tutti i giorni - gli chiesi - che minchia combinate quando andate a Naja?"
La risposta fu all'altezza della situazione.

Servizio di leva, esercitazione, marcia-accampamento-trincea.
Scesi dai pullman, tutti iniziarono a scaricare dai camion le casse contenenti l'attrezzatura necessaria.
Chi portava le casse con i tendaggi, chi quelle con le armi, chi la cassa con le bustine di liquore, anche dette CORDIALINI.
Come ampiamente previsto, durante tutta la marcia fu uno strappare di buste continuo, che venne distribuito in massiccie dosi all'intero plotone: arrivarono al campo base TUTTI ubriachi persi.
Il generale giunse con l'elicottero per impartire ordini: alcuni montarono il campeggio, altri le armi, altri dovevano posizionarle. Posizionare il mortaio, caricarlo e puntarlo seguendo determinate coordinate è un incarico di grande responsabilità: sbagliare la mira di un millimetro sul mortaio equivale a colpire a 15 metri circa dall'obiettivo prefissato.
Il compito venne affidato ai tre più ubriachi di tutta la compagnia.
Il generale esclamò: "CARICATE, PUNTATE, FUOCO!!!!!".
Partì il colpo, il mortaio fece la tipica fumata bianca e il proiettile partì.
Appena udito il colpo, il generale urlò: "AHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!! SIETE PAZZZZZZZZZIIIIIIIIIIIII! MA CHE CAZZO FATEEEEE!!!!!!!!"
Rientrati al campeggio, il generale li prese da parte e li portò a visitare il tendone del DEPOSITO DELLE ARMI E DELLE MUNIZIONI, a CINQUE METRI dal quale c'era un CRATERE DI DUE METRI ancora fumante.
Per poco non erano entrati nei libri di storia.

Drunks "E te, Marok? - mi chiese - Che ci hai da raccontare?"
"Mah... niente di che... solito tran tran... ad una delle ultime feste a cui sono andato mi scappava da pisciare e non trovavo il cesso, così ho preso un paio di bottiglie di birra quasi vuote e ci ho pisciato dentro. Poi le ho abbandonate su un tavolino e ho visto gente completamente sversa prenderle e scolarsele tutte d'un sorso, senza accorgersi della differenza.

Un'altra volta mentre andavamo a casa di un nostro amico siamo saliti in nove su un ascensore che portava al massimo tre persone. L'ascensore dopo pochi secondi è crollato giù con noi dentro... poco male: eravamo al pianterreno. Poi però è rimasto fuori uso un fottio di tempo perché il condominio per ripararlo ha dovuto spendere miliardi. Subito dopo aver sfasciato l'ascensore, siamo saliti su per le scale urlando: 'ABBIAMO SFASCIATO L'ASCENSORE! ABBIAMO SFASCIATO L'ASCENSORE!!!' ed il padrone di casa COMUNQUE non ha capito che l'ascensore gliel'avevamo sfasciato noi. Anzi... credo non l'abbia ancora capito adesso... ciao Lyde!
Questo Capodanno in compenso ho bevuto tutta la notte scolando tutte le bottiglie che giravano in piazza e mischiando con qualunque altra cosa offerta da qualunque sconosciuto capitasse a tiro, così ho iniziato l'anno sboccando dal naso! Sono sicuro che porta fortuna..."
IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO
Mentre dicevo tutto ciò, sul tavolo si erano già alternate due bottiglie diverse di vino, praticamente viaggiavamo su un altro pianeta. Fu questo che mi fece ricordare che erano appena passate le cinque, quindi dovevo mandare l'sms al favone grassone: "Buongiorno!"

Tempo tre secondi la risposta: "STRONZO! È GIA' UN'ORA CHE SONO IN PIEDI OGGI! VAFFANKULO!!!"
Si imponeva la telefonata, così il Favone poté bestemmiare contro tutti quanti, attaccare il telefono e, presumibilmente, farne buon uso.

"O Pelle - gli dissi - tu lo sai che se vado avanti a bere, faccio come a Capodanno?"
"Ma no, tranquillo, un capita nulla! - mi rispose il veggente - Per sentirsi male con la roba del Mazza devi bere PROPRIO TROPPO!"
Già immaginavo la scena di me che sboccavo a casa Pelle coi genitori che mi vedevano e chiamavano i carabinieri.

Andammo avanti a bere l'impossibile fino alle sei meno un quarto del mattino, poi andai a pisciare e, al ritorno, mi trovai riempito un bicchiere di vino e l'altro di rhum.
Sul tavolo le bottiglia di rhum sorgente: nonostante ce n'avesse versato già un casino era ancora mezza piena.
Il Mazza ci guardò con aria serissima e disse: "QUESTA VA FINITA". Tutti capimmo che non stava scherzando.

Playboy Le reazioni furono diverse.
Il Pelle, sebbene sembrasse il più lucido, acconsentì con entusiasmo.
Il Bozzi si mise le mani nei capelli perchè ben sapeva che si sarebbe fatto sul serio ma disse: "Se proprio dobbiamo....ok".
Il Ciappy, a cui l'alcool mette sonnolenza, si svegliò all'improvviso, si accorse che era scattato il trentesimo minuto e recitò la frase: "Dopodomani c'ho l'esame... domattina... alle 10... studiare..." e poi ripiombò nel coma. Però prese in mano il bicchiere. Tanto ormai ci s'era...
Io pensai che tanto prima dovevo ancora bere il mio bicchiere di vino bonus, così mi aggregai con la massima gioia: ero sicuro che non avrei mai visto l'alba.

I fatti mi diedero torto: alle sei del mattino il nero del cielo iniziò ad accendersi del color porpora d'una canna che si va spegnendo e così, approfittando della luce del giorno, ci svaccammo a bere sul terrazzo.
Inutile dire che il vino me lo scolai tutto in un sorso e, di conseguenza, se avessi bevuto anche l'altro li avrei sboccati entrambi: sarebbe stato uno spreco.
Così ne mandai giù un poco e poi, in un attimo che il Mazzantini s'era voltato, versai il resto nel vaso di una pianticella alle mie spalle. Tutti quelli che erano riusciti ad intravedere la scena scoppiarono a ridere come dei disperati, compreso il Ciappy che riprese vita. Il Mazzantini, appena alzato lo sguardo, visto il bicchiere mezzo vuoto e tutti che ridevano, urlò: "Il MELOGRANO NANO!!!"

"Quale melograno nano?" chiesi con aria ingenua ed indifferente.
"TE TU M'HAI BRUCIATO IL MELOGRANO NANO!!!" urlò il Mazzantini, mentre tutt'intorno attenti all'ora! gli handicappati piangevano dalle risate, staccavano l'orologio dal muro e ci si facevano una foto per ricordarsi della serata quando avessero ricominciato a capirci qualcosa.

Per fortuna anche il Mazzantini ormai era troppo sverso per andare in cantina a prendere il fucile o una qualsiasi delle armi di cui fa collezione, così dopo un po' si rassegnò a recitare il requiem per la piantina e ce ne andammo a fare colazione alla panetteria all'angolo della strada, con la promessa che, se il melograno fosse morto, il Mazzantini sarebbe venuto a Torino per un cordiale saluto.

"Non ti preoccupare - gli dissi - un po' di rhum non può fare che bene!"
"Uhm... ma sì... vuoi ancora qualcos'altro? Magari anche non proprio da bere..."
"NOOOOOOO!!! PIETÀ!"
"Sicuro? Ho ancora un po' di..."
Salutammo in fretta e furia e montammo in macchina, col fare Passato di essere umano sicuro di chi sa che parte e non sa se arriva.
Il Ciappy ed il Bozzi erano completamente andati di testa ed io pure, il Pelle invece era incredibilmente lucido.
Anzi, mi raccontava di come ogni tanto va dal dottore a chiedergli: "Dottore, perché non riesco ad ubriacarmi?"
Strana persona.

In ogni caso arrivammo a casa alle 7:40. Appena entrati, e visto che l'ascensore era occupato, il veggente Pelle esclamò: "Porca puttana, questo è mi' pa' che va a lavoro..."
Appena aperte le porte dell'elevatore... era lui.
Quel ragazzo mi stupisce sempre di più.

"Buongiorno! Fatto tardi eh?"
Sfoggiai la migliore faccia che avessi in quel momento (un termosifone probabilmente sarebbe stato più espressivo), ma per fortuna babbo Pelle era di ampie vedute: aveva vissuto in maniera leggendaria un bel po' di concerti di Elio e di Sting e quindi era molto rock, così uscì fuori come se niente fosse.

Saliti in casa Pelle incrociammo sua mamma, che mi vide, fece una faccia strana, poi guardò il Pelle e disse: "Certo che te esci con della bella gente!".
Lo presi come un complimento e mi svaccai un attimo sul letto.
Da allora non ricordo più nulla, tranne il fatto che quando il Pelle mi chiamò e riaprii gli occhi era l'una.
"Oh, devi scusarmi tantissimo, lo so che è presto ma bisogna andare dal mi' babbo perché è in pappa col computer..."
Mi guardai intorno e vidi che non avevo sboccato nulla. Avevo ancora il fisico rock, ed il veggente Pelle aveva azzeccato anche la sua ultima profezia.

La signora Pelle ci convinse a mettere qualcosa sotto i denti prima di uscire.
Dovevo avere l'alito che puzzava di carogna di capra, così cercai di stare muto il più possibile, col Pelle che mi guardava divertito come a dire: "Perché non parli?"

"Non bevi il vino - mi disse mamma Pelle - come mai?"
"Oh, io non bevo mai... "
- gelo -
"... a pranzo!"
- gelo e incrocio di sguardi -
In quel momento non so come abbiamo fatto il Pelle ed io a non esplodere in una risata a 220 decibel, credo sia stato uno dei maggiori sforzi compiuti in tutta la nostra vita.

Prima di combinare qualunque altro casino, partimmo in volata verso la ditta di babbo Pelle, una fabbrica di calze da donna.
Il computer s'era piantato, stava capitando un troiaio infame e bisognava telefonare ad un cliente che parlava solo russo.
Di fronte a tanto sfacelo, babbo Pelle commentò: "Io dovrei fare il musicista rock, non lavorare!!!"
Ebbene sì, era uno di noi.

Se due brutti fanno un bello, due handicappati ubriachi fanno un tecnico informatico. E così, messo il computer a posto alla meno peggio e assicurato a tutti che, nonostante il mio amore per la vodka, non sapevo una parola di russo, salii sul treno del ritorno ancora sbronzo, con il bootleg della Biba nelle cuffie, le foto del Mazzantini da appendere in camera, e la consapevolezza che era giunto il momento di mandare tutti quanti fondamentalmente e definitivamente affankulo.