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LA MAIONESE E LO SKAGERRAK

Lo skiiiiifo mi fissava.
La sua forma, la sua espressione ed il suo sguardo tradivano una verità terrificante, orrenda, spaventosa: era diversamente figato.
E poi era vecchio, più VEEEKKIO dei VEEEEEEKKI che guardano i lavori in corso e SKIFANO il PercFest... ma questo dramma, ben lungi dall'essere il problema principale, poteva semmai essere invocato come attenuante per la novità degli ultimi giorni: era pure ZOPPO!

Poi le porte si aprirono, ed il riflesso svanì.

Era pieno di posti a sedere, per fortuna... se una pheega si fosse alzata ed avesse detto: "Prego, si sieda!", Torino avrebbe avuto il suo primo omicidio-suicidio sul metrò.

Ero arrivato al capolinea.
Poi il "tram a muro" salì.
E mostrò nuovi binari, più lunghi, più sporchi e più affollati, però espressi in decimale... scelsi il 9.

Ero puntuale e tirai un sospiro di sollievo: potevo finalmente passare TRE ORE in treno DA SOLO a pensare a quant'ero SFIGAAAAATO.

I dottori erano stati rassicuranti: di menisko non si muore... e, comunque, il mio non era ancora del tutto spaccato.
Niente fasce, né ingessature né altra merda: potevo buttarmi in acqua, e non desideravo altro, da mesi... su con la vita!
E chissà... forse un giorno l'avrei trovato divertente, al punto da scriverlo su marok.org: ero riuscito a sminchiarmi un ginocchio... NEL SONNO!!!
Grazie alle mie gesta, la storia della razza umana stava scavando un abisso così profondo da poter contenere tutti i mattoni cagati da tutti i culi di tutti gli handicappati del mondo. Ero il fallimento della scala evolutiva, persino i procarioti mi potevano guardare con superiorità.

A pensarci bene, anche un'altra cosa non si era evoluta, in tutti questi anni: il TRENO.
Il Torino-Ventimiglia non tradiva mai. Era ancora rumoroso, sporco, unto, per la maggior parte del viaggio LENTO e per il resto FERMO... mi somigliava, lo adoravo: lo strofinio tra quei sedili e il mio culo generava una puzza inconfondibile, che per me era l'inizio dell'estate.
I PACCHI
Ridendo e scherzando, quest'anno era il mio decimo PercFest.
Per la decima volta sognavo mare, sole e pheega e le premesse erano buone: l'unica forma di vita che mi stava aspettando a Laigueglia era l'autistico GRUMO.

Massimo, Choolaudia e Uollano sarebbero arrivati solo venerdì.
Forse.

Sul Favone, poi, avevo perso ogni speranza, per non parlare di Daiconan e Francy: oramai non riuscivo nemmeno più ad uscirci su Internet.
KG era messo anche peggio: dopo le Percussioni nel Cusio e Balla coi cinghiali, aveva bannato dalla sua vita ogni ambiente che non prevedesse un protocollo open source.

Dulcis in fundo, Piombino era blindato dalla tipa, mentre il suo complementare, Don Diego, aveva preferito la rotaia: l'unico modo per incontrarlo era andare a Milano e prendere il tram.
Per la precisione, il 7.
Organizzeremo un tour guidato, prima o poi.

E intanto, tra spinte e strattoni, il treno si fermava e poi ripartiva.
Infiniti scatti stanchi ed incerti come un download di venerdì pomeriggio con un modem 56k.
Fissai i calli della mia mano destra... e le dissi, dondolato dal vagone, "cara amica, il tempo prende il tempo dà!"
Ma sì, in fondo ero ottimista: le annate peggiori, quelle in cui tutto andava da skiiiiifo, passavano alla storia come i migliori PercFest di sempre.
L'avevo scoperto nel 2006... e adesso, nel mio decimo PercFest, bisognava fare il bis.

"Caro PercFest 2010 - pensai - per far bene il tuo dovere devi farmi camminare di nuovo, farmi bere, farmi dimenticare e, già che ci sei, farmi trovare pheega..."

Scoppiai a ridere come un deficiente e spalancai il finestrino, per annusare il vento e cercare il mare, sognando il regalo più bello che mi avrebbe potuto fare il destino: un meteorite, enorme, a forma di cazzo.
Un gigantesco cazzo infuocato che si infila nella crosta terrestre e si incula il mondo.
Per tutti sarebbe l'ultimo rapporto sessuale, ma per buona parte dei miei amici sarebbe anche potuto essere il primo.
LAIGUEGLIA
Con un po' di fatica scesi dal treno, l'aria di mare era dolce come nei miei ricordi... sole caldo, vento freddo, tutto era come l'avevo lasciato. Ed era splendido.

Pensai alla strada.
È strano avere tanta voglia di correre e muover piano i passi, perché si è ZOOOOOPPI, ma tanto valeva aggiornarsi al nuovo standard e cercare il percorso più CORTO... ad immagine e somiglianza dei vostri CAZZI.

Tre erano le vie per l'albergo: la via del lungomare (sinistra), in cui la pheega, pur di non incrociarmi, è solita affogarsi in mare, correndo ed urlettando. Bella, ma ero vestito da città e mi sentivo sfigaaaaato.
L'Aurelia (destra), in cui NON c'era pheega, NON c'era il marciapiede, le macchine facevano Carmageddon, però aveva un grande pregio: non si rischiava di incontrare il CAPO. Obsoleta dal 2009, cioè da quando non ero più nello staff.

Un profumo di pane e PIZZA BIANCA (Bud soka!) mi attirò verso la terza strada: il BUDELLO.
Via centrale di ogni borgo vecchio, parallela al mare ed all'Aurelia, ma sinuosa e stretta per contrastare il vento, offre un clima eccezionale, ottimizzato per i VEEEEKKI. Ogni angolo nasconde una bottega e l'orientamento si perde tra colori, odori, voci ed uno sciame di pheega, che in mia presenza è solito dissolversi nelle vie laterali, che ringraziano.

In un impeto di gioventù femminile, le ruote della valigia giocavano a salterellare sui sassi del budello, piantando un bordello tale da fottermi l'effetto sorpresa: la pheega mi avvistava già da lontano e faceva in tempo a scappare prima che la mia retina la definisse a più di un pixel.
Le stesse ruote si rivelarono assolutamente inefficaci, quando si trattò di condurre il bagaglio sui due piani di scale che mi separavano dal mo cesso e dal mio letto. Ogni scalino era una bestemmia, ogni bestemmia congiungeva nuovi animali a nuove religioni, ma alla fine le mie preghiere furono esaudite e la mia cara, vecchia stanza la ritrovai là... identica a come l'avevo lasciata.

Sulla parete nord un letto matrimoniale, sulla parete est la porta e l'armadio, sulla parete sud un letto singolo, un lavandino ed uno specchio, e ad ovest la finestra con vista sulla BOMBOLA del GAS.

La roba di GRUMO era già disposta in modo ordinato sul lato autistico del letto matrimoniale... sarebbe stato tutto suo, fino a venerdì.
Rovesciai la mia merda sul singolo, nel modo più caotico e skifoso possibile, e scesi di sotto, armato solo di un asciugamano, un costume da bagno, una maglietta antipheega ed un paio di ciabatte da spiaggia.

Il resto del mondo poteva fottersi: avevo solo uno scopo, buttarmi in acqua.
E per quello avrei UCCISO.
LA BAAAAAAAAAAGNA
Zoppicai per il lungomare, finché non vidi l'autistico GRUMO al centro dell'unico settore della costa ligure che vantava la totale assenza di pheega.

D'estate, GRUMO ha una cromaticità booleana, cioè assume due colori: bianco latte (0) o fucsia (1).
Per oggi, eravamo ancora nella fase zero: l'autistico era bianco come un lenzuolo e teneva il viso completamente in ombra, sia come espressione sia come esposizione, perché la fronte era nascosta da un berretto, gli occhi da lenti marroni ed il resto della faccia da un libro, incartato in fogli di giornale.
Gli mormorai un fankulo, mi buttai in acqua e le mie palle lanciarono un urlo di... DOLORE! Era GHIACCIATA!!!

"GROENLAAAAAANDIA!" urlai.
"SKAGERRAK!" rispose GRUMO.
"Suona bene... - commentai - Potrebbe essere una cover ska di Gigi d'Alessio..."
"No... - spiegò l'autistico - É un tratto di mare che separa Danimarca, Norvegia e Svezia!"
"SKAAAAAAAAAAAAAGERRAK!" gridai, atterrando col culo sull'asciugamano.

Quando aveva capito che mi volevo asciugare dal GHIACCIO, il sole si era dileguato come pheega in fuga, lasciando al vento freddo il compito di rompere i coglioni.
Ne avevamo solo quattro, ci eravamo affezionati... così li portammo a fare in culo per il budello.

Eravamo una bella coppia: un autistico e uno zoooppo.

"SAAAAAAAAKKO!"
"MENAAAAAAAAAAARKA!"
"BUUUUUUUUUUUUUUUUUUURZUM!"
"CAPUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUURRO!"

La pheega si ANNIENTAVA... non faceva nemmeno in tempo a scappare, diventava POLVERE.
Sono soddisfazioni.
I PRESAGI
In piazza Marconi beccammo Angelo & Friends che LAVORAVANO.
C'è sempre chi sta peggio.

"Come va?" chiesi.
"Bah... - rispose Angelo - Quest'anno non viene nessuno!"
Sarebbe stata la gioia del comitato AntiPercfest... cioè di tutti gli abitanti del paese. Dipendesse da loro, l'unico spettacolo sarebbe il TRENO.

"Siamo nella seconda settimana di giugno - continuò Angelo - Le scuole sono ancora aperte, i conservatori anche, pochi possono prendere ferie, i turisti non ci sono e in più PIOVE!"

In effetti, la scelta di anticipare il PercFest sollevava qualche problema... soprattutto per il meteo.
Però bisognava prenderla con filosofia!

"E va be', dai... se anche dovessero saltare i concerti all'aperto, ci sono sempre le jam... c'è ancora la Bunassa, no?"

Angelo sospirò... persino la Bunassa aveva CHIUSO. Il comitato AntiPercFest aveva STRAVINTO!

Qualche jam ci sarebbe comunque stata, un po' all'Albatros e un po' in un altro posto, di cui nemmeno Angelo si ricordava il nome, e comunque NON c'era nel programma.
"...ma tanto, tranquilli... non ci sarà nessuno!"

Con queste parole, gli Angelo & Friends ci salutarono, per continuare a CARICARE e SCARICARE le BATTERIE più GROSSE e PESANTI del mondo.
Era la prima volta che li trovavo di cattivo umore già PRIMA dell'inizio... sarebbe stato un bel PercFest!
ALT + 126
Il clima non incoraggiava particolarmente a stare all'aperto, così ci rifugiammo all'Ondina, anche conosciuta come la tilde della pheega.
Fu una scelta felice: facevano un'ottima BORRAGINEBORRAGINE!

Purtroppo, facevano anche i mondiali di calcio... e a quanto pare stava giocando l'Italia.
PiombinoKastrox.

GRUMO, per spregio, si mise di culo rispetto al televisore ed io mi sforzai di non guardare. Un desiderio, però, ce l'avevo: che l'Italia perdesse SUBITO, in maniera da non sentir più parlare di calcio per tutto il resto del festival.

Come ampiamente previsto, gli handicappati dell'altra squadra, il Paraguay, Conosco cervelli meno intelligenti si limitarono a pareggiare.
Non si ci può aspettare un cazzo di buono da un Paese così sfigato da stare in America del Sud senza affacciarsi sul mare.

Mentre eravamo là, diedi un'occhiata al programma.
Non c'erano sostanziali novità, tranne che avevano rinominato in "Gazebo 1, 2, 3" le piazze di Laigueglia.

Pazienza... l'essenziale era che ci fosse ancora il Qi Gong, "un corso esclusivo dedicato agli appassionati di questa antica arte orientale. Disciplina del corpo, medicina cinese, per conoscersi meglio e stare in forma".
Il Qi Gong era un'entità mitologica, ormai... lo teneva la moglie del Capo ed era alle NOVE E MEZZA di mattina.
Nessuno di noi aveva mai avuto avuto il coraggio di andarci: aveva fallito persino KG, che era la nostra ultima speranza.
Quest'anno, almeno una sera, avevo in programma di fare no stop: tirata unica fino alle nove e mezza, per poter dire: "Io c'ero!!!"
O qualcosa del genere.

Boh, era ora di zoppicare fino al Mayflower, o ciò che ne faceva le veci.
Toh... in strada c'era pheega.

"SAAAAAAAAAAAAAACCO!"
"SKROOOOOOOOOOOOOOOOOTO!"
"BORRAAAAAAAAAAAAAAAAGINE!"

Ehi... non c'era più!
DIVERSAMENTE MAYFLOWER
Il Mayflower esisteva ancora, ma era solo apparenza: dallo scorso agosto i vecchi proprietari, Remo e Marina, erano SCAPPATI.
Nessuno avrebbe più fatto crépes a forma di tette, di culo, di figa e di cazzo e, non a caso, il locale era VUOTO... anzi, no: c'erano ben DUE persone: il prode Giorgio Palombino ed il maestro Ellade Bandini.

Per prima cosa ci chiesero dove fossimo in albergo, noi facemmo altrettanto, e lo scopo di tutti era una solo: trovare qualche SFIGATO che alloggiasse al "tre stelle" senza l'ASSE DEL CESSO in cui solitamente era parcheggiato lo staff, per prenderlo per il culo.

Quell'albergo in realtà aveva un grande pregio: il CANALE 14, che per tutto il giorno mandava PORNO. Per il resto, però, era più TERZO MONDO di un'aula di Sistemi Operativi di venerdì pomeriggio alle sei.

Mi illudevo che i miei racconti del CESSO senza l'ASSE avrebbero stravinto in eterno nella gara dello SKIIIIIFO... invece mi dovetti accontentare di un onesto secondo posto: non potevo competere con le disavventure di un musicista, che non nominiamo per pudore.
Questo eroe misterioso, una notte era uscito dimenticandosi di portare le chiavi con sé... gravissimo: al ritorno, aveva trovato la porta principale CHIUSA.
E va be', non si era perso d'animo, aveva fatto il giro dell'albergo ed aveva trovato aperto l'ingresso posteriore, che dava sulla cucina.
Era entrato... ed in cucina c'era il CUOCO... che si FACEVA UNA SEEEEEEGA... su CANALE 14!

"E il giorno dopo MAIONEEEEEEEEEEEESE!" urlai.

Era ora di andare a dormire.

La SBORRATA in cucina e la BORRAGINE a tavola mi avevano riportato di buon umore, ma l'ultima risata me la strappò l'autistico GRUMO, quando mi accorsi che stava dormendo piegato nel letto, perché era COOOOORTO.

Overflow

E fu così che chiusi gli occhi: con l'immagine dei vostri cazzi.
Che fanno Qi Gong.
Un motivo come un altro per pronunciare l'ultimo, improrogabile ed inarrestabile vaffankulo.