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...e quindi...

Quella mattina il Kompagno ed io non ci eravamo dati alcun appuntamento, nè ora nè luogo nè kastrox: era il giorno dell'indipendenza, per spregio verso l'America la giornata doveva essere santificata all'anarchia.

Ci ritrovammo con il cazzo a bagno alla solita ora ed al solito posto... una bella condizione, ma dopo un po' ci venne fame.
"Oh - mormorai - Andiamo dalla pheega?"

GOODBYE MARYSUN

Complice la calma del dopo-Percfest, il locale di MariaSole era tranquillo e lei, non più indaffarata, era in ghiotta vena di cazzeggio.
Così, mentre io decidevo che il mondo doveva mangiare il mio Il mondo mangia il mio gelatogelato, il Kompagno si rivitalizzò ed iniziammo a fare conoscenza... una battuta qua, una là, ed alla fine la soave fanciulla era sempre al nostro tavolo a parlare del più e del meno...

"Ma voi di dove siete?" ci chiese.
"Di Torino!" risposi.
"Di Torino??? Ma anch'io!!! Che bello!!!"
"Quindi capiterà di vederci, dai!"
"Sì, certo! Dove studiate?"
Panico.
Stavo per inventare qualche palla, ma il Kompagno mi precedette: "Eh... abbiamo finito!"
Panico.
"Avete finito? Beati voi... quanti anni avete?"
Con la più grande naturalezza del mondo, il Kompagno la guardò negli occhi e rispose: "34!"

Gelo.
MariaSole impallidì.
In quel momento capii che qualunque cosa avessi detto non sarebbe più servita a nulla...
"Ah..." commentò lei, allontanandosi lentamente dal nostro tavolo.

Si vedeva che cercava di trovare qualche battuta carina per sdrammatizzare lo schifo, ma lo sguardo del Kompagno Gillette, interrogativo, imbarazzato ed innocente al tempo stesso, quasi a chiedere: "Che c'è? Ho detto qualcosa che non va?" era troppo.
A quel punto, nemmeno l'avvocato di Anna Maria Franzoni avrebbe cercato un alibi.
Mi rimisi alla clemenza della corte.

MariaSole Per lunghi, interminabili secondi non volò una mosca.
Solo le onde del mare, le voci dei gagni e lo scherno dei gabbiani dal cielo.
Però qualcosa bisognava pur dirla...
"Ah, sai - mormorò MariaSole - anche il PADRONE DEL LOCALE ha 34 anni..."
"Ah..."
"...è SPOSATO ed ha UNA FIGLIA!"
"..."

Furono le ultime parole che MariaSole ci rivolse, prima di sparire nel nulla.
Ci piace ricordarla così.

MIRAGGI

Mandare tutto a puttane con una sola frase quando il cielo si sta per aprire e sta per piovere pheega è una dote rara, da coltivare con la massima cura.
Nella Cumpa, l'unica altra persona che è stata in grado di fare di peggio del Kompagno Gillette è conosciuta con il nome di JOCO.

Qualche tempo fa eravamo in una birreria del centro, a Torino, ed in una sala in fondo al locale ci siamo imbattuti nel miracolo: una ventina di studentesse francesi, probabilmente in gita, senza uomini nè accompagnatori, completamente ubriache, ridevano, si baciavano... ed erano pheeghe da paura!
Sembravano non fare caso a noi: dovevano veramente aver bevuto parecchio. Facevano un casino allucinante, una di loro tirò fuori una macchina fotografica ed iniziò a fotografare le altre che giocavano a spogliarsi l'un l'altra e si accapigliavano... avevamo il cazzo che faceva provincia... finché, in un raro attimo di silenzio, Joco non disse la sua prima ed ultima frase: "Secondo voi quella macchina foto quanti MEGAPIXEL ha?"
Sì.
Avevano sentito.
Ed avevano capito.
Eravamo usciti noi, per cavalleria.

Rispetto a Joco, il Kompagno Gillette aveva ancora molto da imparare, in ogni caso mi preparai a passare il resto della giornata a mandarlo affankulo, un fankulo per ogni granello di sabbia che separava il mio cazzo steso in spiaggia dalla prima pheega in circolazione.
Per fortuna, il cielo ebbe pietà: tre pheeghe si materializzarono sulla spiaggia, a neanche tre metri da noi.
Sole.
Erano uno splendore, avranno avuto al più vent'anni, stavano giocando a spruzzarsi e spalmarsi la crema, lottavano nella sabbia, urlavano, ridevano a più non posso.
E si facevano foto. In continuazione.
Sborroh.
Skizzoh.
Spruzzoh.
Spermoh.
E aggiungo Tozoo!

"Sai qual è la cosa più eccitante di tutto questo?" dissi al Kompagno.
"No... cosa?" mormorò, senza voltarsi.
"LE FOTO SONO TUTTE CONTROLUCE!"

KG iniziò a ridere come un disperato e le tre e ne andarono, schifate.
Non era andata male in fondo: avevamo trombato come l'anno scorso.

MONDI PARALLELI

Il Kompagno ed io iniziammo a vagare senza meta per il paese, alla ricerca di qualcosa che non c'era e, se c'era, era in formato jpeg.
Le vie di Laigueglia erano pieni di Maryka 6 figaspunti di riflessione interessanti sulla vita e sull'amore e Gillette, per cercare di giustificare la realtà che ci circondava e renderla accettabile, iniziò a confrontare la nostra condizione con quella di un universo parallelo completamente inventato, in cui lui ed io in quel momento eravamo al LAVORO.

"Pensa - mi diceva - io oggi potrei essere in ufficio a sboccare codice e tu ieri potresti aver risposto al Capo che eri ancora a Laigueglia ed ora eri in magazzino a scaricare LA BATTERIA PIÙ GRANDE DEL MONDO!!!"

In effetti, nessuno di noi sapeva com'era finita la questione del magazzino. Angelo&Friends erano già tornati a Milano, così come tutti gli altri ragazzi del service. Che noi sapessimo, nessuno si era fermato... così ce ne andammo a zonzo immaginando uno scenario ipotetico in cui io incontravo il Capo per caso in mezzo al budello e lui mi diceva: "Ciao Marok, ti piace il calcio?"
E io rispondevo: "No, per niente..."
E lui: "Bene! Perché stasera c'è la semifinale dei mondiali, sai, gioca l'Italia... e quindi non ho trovato nessuno... ma se a te non piace il calcio... c'è da scaricare LA BATTERIA PIÙ GRANDE DEL MONDO... qua ci sono le chiavi del magazzino, a domani!"

Nulla come uno scenario alternativo riesce a rendere la realtà meravigliosa.
Finché un gruppo di pheeghe in costume non distolse la mia attenzione, per seguirle voltai lo sguardo e... se non mi venne un colpo allora non mi verrà mai più: a pochi metri da noi c'era IL CAPO, di spalle, con in mano un pezzo di batteria.

"Via! Via!" dissi al Kompagno Gillette.
"Che cazzo hai visto?" mi chiese.
"Il LAVORO!!!"

Attraversammo di corsa l'Aurelia e ci infilammo in una via che Cesso per i caninon era un cesso per i cani. Sbucava in una piazza, proprio sopra il magazzino.

La visuale era perfetta quanto allarmante: il Capo e la moglie erano tornati a Laigueglia, stavano scaricando una quantità incommensurabile di roba dal magazzino e la stavano caricando nella loro macchina!
Al loro posto ci potevamo essere NOI!!!

L'avevamo scampata... per un pelo...
Andammo a festeggiare da Mayflower, tantopiù che stava per iniziare la partita.

È vero, non me ne fotteva un cazzo, ma qualunque cosa diventava meravigliosa, se paragonata al lavoro.

LA GENTE VUOLE IL GOL

C'era già una discreta folla, tra cui, udite udite, le tedesche che erano in campeggio con il Kompagno Gillette.

Barbara meets Dottor Marok "Sai cos'ho scoperto ieri sera?" mi disse.
"No, cosa? Che te la danno?"
"No, che sono leeeeeesbiche!"
"Fico!"
"E adesso si guardano la partita in mezzo a cento italiani! E peeeeeeerdono!"
"Ah... e quindi?"
"E quindi si trooooooomba!"

La partita alla fine eravamo riusciti a vincerla.
Le lesbiche tedesche se n'erano andate.
Ed il Kompagno era rimasto solo, con la sua mano.
"Be', ma stasera sono ancora al campeggio! - disse - Fico!!!"

Gli proposi di giocare d'anticipo: era tempo di bere per dimenticare.

E così, mentre il paese era in festa per le magie del pallone e le lesbiche tedesche si autosoddisfacevano nel migliore dei modi, il Kompagno ed io ci svaccammo sul lungomare lasciando che il tempo avesse la meglio. Fankulen

Era l'ultima notte, l'ultima notte in quel piccolo angolo di mondo in cui le colline incontrano il mare, la musica incontra l'anima e le Fave non incontrano la pheega.

Bisognava dire qualcosa, qualcosa di speciale, di unico, di memorabile, da tramandare di generazione in generazione fino all'ultima notte, finché ci sarà un soffio di vento ad accarezzare la pelle e la luna, rossa di passione, amerà il mare.

"Ho visto stelle spente - dissi - Abbacinate dal dolore della notte!"

Ecco. ADESSO era ora di pronunciare l'ultimo, definitivo vaffankulo.