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17/2/1996 - L'epopea del Gufo

Quel mattino mi alzai come sempre a mezzogiorno, ascoltai la segreteria telefonica e trovai un messaggio di quel fesso di Giò, il nostro chitarrista: "Marok, devi metterti in contatto con me il più in fretta possibile, devo darti una scandalosa notizia!"

Ok! Forse avevamo un nuovo cantante per i Quarantena... figata!
Richiamai subito!!!
E fu l'inizio della catastrofe.

La "scandalosa notizia" era che quella sera c'era una festa a casa di una tipa chiamata Pomm, che non vedevamo dai tempi del liceo. Giò ormai era costretto ad andarci, quindi dovevo venire pure io... se no si scazzava troppo!
Aggiunse che la festa iniziava alle otto, perché poi lei andava a nanna.

"Soooooka! - risposi - Piuttosto mi gratto la minchia!"
"Dai, Marok! - esclamò - vaffankulo, ci ho il cazzo a palla di farmi pippe!"

Circoscritto il problema, decisi che avrei fatto un salto alla cazzo di festa, ma poi me la sarei squagliata di fisso entro un'ora. Quindi, troncai la comunicazione e cercai qualche anima che mi venisse a prendere, in modo da raggiungere gli altri coglioni e dare una svolta alla serata.

Il nostro tassista abituale, Jena il rollatore, stava passando liete serate a casa in compagnia della varicella (anche se mia madre continua a sostenere che è Aids).
Così chiamai Niger, che riuscì a mandarmi affankulo anche se era muto.

Allora chiamai Spud, perché la sera prima avevo rischiato di morire dentro la sua macchina, quindi mi sembrava giusto riprovarci di nuovo.
All'inizio, naturalmente, non ne volle sapere: non si era ancora ripigliato dalla seratina a Trûc d'Miola. Poi gli dissi che avremmo rivisto quelli che gli avevano fottuto la fanzine di Ligabue, che sicuramente ce l'avevano ancora in macchina e che ce la saremmo ripresa!
E così, la sua adesione fu sicura al 100%.

Poi accadde l'incredibile: mi telefonò Beat.
Sarebbe dovuto andare in monastero, quel giorno, ma i monaci gli avevano fatto pacco. In compenso, l'aveva chiamato Pomm... ed aveva invitato alla festa anche lui!

All'inzio, Beat aveva rifiutato, perché uscire due sere di seguito non era morale, ma poi aveva pensato a me... come via di fuga!

"Dai, se ci sei tu è perfetto! - disse Beat - Quando molli la festa per raggiungere gli altri, perché tanto lo so che lo farai, io dico che vengo con te... e invece me ne vado a casa a studiare! O a dormire!!!"
"Bravo... ottima tecnica!"
"Senti, già che ci vediamo... ce la fai a duplicarmi le videocassette per il Catechismo?"


Duravano SEI ORE e me le aveva mollate la sera prima.

"Mh... è la mezza, dovrei farcela! Ma sei SICURO che le vuoi in LP? Guarda che, se poi non si leggono, sono CAZZI tuoi... io NON te le rifaccio!"
"Ma sei fissato... perché non si devono leggere? Piuttosto, stavo pensando... da che cosa mi vesto?"
"Eh??? In che senso?"
"Stasera! Da che cosa mi vesto? Devo ancora scegliere il costume..."
"Ma sei COGLIONE? Non è mica in maschera la festa!"
"Come no? Siamo a Carnevale... è OVVIO che è in maschera!"


Ci misi un po' a convincere Beat a non ricoprirsi di ridicolo e pochissimo a pentirmene: sarebbe stato un bello scherzetto! Sarà per un'altra volta.

Infine, verso metà pomeriggio, mi chiamò Attila... per ribadire la scaletta delle porcate da mixare coi filmati del Catechismo.

"Minchia, Marok! Non mi deludere... parti con l'EsorCiccio. Poi gli ficchi Cicciolina, Lino Banfi, Colpo Grosso, Alvaro Vitali, La liceale nella classe dei ripetenti, Eccezzziunale Veramente, L'allenatore nel Pallone e Pasqualino Cammarata Capitano di Fregata. Magari ci ficchi pure un po' di Telenovela Piemontese! Minchia, vuoi che ti noleggio un pornazzo tedesco? Minchia, ti porto a Concetta Licata! Minchia, mi raccomando, devi fare una roba troppo CALABRESE!"
"Tranquillo... se Calabria dev'essere, Calabria sarà! Piuttosto, stasera ci sei? Se vuoi, ti passiamo a prendere alle 9:30!"
"Gulash... gulash... gul'ammàmmt... gul'chitt'muort!"


Decisi che era un sì... e mi ritenni soddisfatto.
Il Megafestone
Vista la portata dell'evento, i genitori di Beat gli avevano lasciato la macchina, con la raccomandazione di non consumare troppa benzina!
Così, Beat mi disse che sarebbe passato a prendermi alle otto meno un quarto... ed arrivò alle otto e mezza. Motivazione: era al telefono... e, quando sono gli altri a chiamare, gli spiace attaccare perché tanto è gratis.

In ogni caso, gli mollai le cazzo di videocassette del Catechismo e, nel giro di una ventina di minuti, arrivammo finalmente in quella minchia di casa! E la situazione apparve subito drammatica.

A parte Beat, Giò ed il sottoscritto, tutti gli altri erano nuovi acquisti della festeggiata all'università di legge: cinque imbecilli in giacca e cravatta tirati fino al culo che parlavano tra loro di Costituzione e non ci cagavano neanche di striscio.

Tutti e cinque avevano delle facce da fessi, ma uno in particolare attirò la mia attenzione: aveva un livido su una guancia.

"Eh... sì... - spiegò - Ieri mi è successa una cosa incredibile... ero per la strada e... mi hanno picchiato!"

Tutti subito si misero a fargli mille domande, che ora di notte era, in quale posto malfamato di Torino si trovasse... Vallette, Falchera, San Salvario, Borgo Dora, Mirafiori...

"No! - rispose lui, con l'aria di chi la sa lunga - erano le tre di pomeriggio, ed ero in via Monginevro!"

Tra lo stupore della gente iniziò a farsi strada qualche risatina...

"Ma come... racconta!"
"Eh... c'era uno che aveva bocciato col tram, così dietro di lui si è formata una coda di dieci macchine! E io ero il decimo della coda..."
"Ma come -
gli chiesero tutti - eri pure in macchina?"
"Beh... sì"
"Ma quello che ti ha picchiato era in macchina con te?"
"No, no, era fuori! Era il primo della fila, era proprio quello che si era stampato col tram. Siccome aveva bocciato, si era incazzato... e si era messo a urlare che mollava un pugno alle prime dieci persone che vedeva. Nel frattempo, i conducenti delle macchine dietro di lui si erano tutti sporti dal finestrino per vedere che cazzo stava succedendo. Così, questo tipo si è visto dieci facce tutte in fila, ha fatto una corsa e gli ha dato un cazzotto ciascuno!"
"Ah... e tu?"
"E io ho visto tutta la scena, sono rimasto con la testa fuori dal finestrino a ridere come un matto, ho aspettato che arrivasse e mi sono preso il mio pugno in piena faccia. Allora ho pensato che era meglio chiudere il finestrino, ho fatto inversione e me ne sono andato!"


Tutti scoppiarono a ridere ed iniziarono a prenderlo per il culo... e l'imbecille ne era felice, perché sentiva di essere diventato il nostro eroe! Fu l'unico momento positivo della serata.

Dopodiché mi svaccai su un divano e iniziai ad abbioccarmi, finché non squillò il suono liberatore del citofono: era Spud!

E così, mi fiondai via all'istante da quella festa di merda... seguito a ruota da Beat e persino da Giò, che si dileguò verso direzione ignota.
L'incontro col Gufo
Dopo l'altra sera, Spud non ne voleva più sapere di prendere un volante in mano... però era riuscito nell'incredibile: aveva fatto cagare la macchina ad Andy!!!
Porca troia, se guidava di merda... riusciva a generare pericolo andando ai 50 all'ora.

Una volta a destinazione, però, potemmo ammirare cinque statue di ghiaccio, che per comodità chiameremo Attila, Lyde, il Gufo, 280 e Zio Fa.
Soprattutto, Spud riconobbe sulla fiancata di una vecchia 126 la traccia indelebile della sua pisciata; non c'erano dubbi, era la macchina del Gufo!

Quindi, balzò fuori ed intraprese una rapida opera di demolizione, nella vana speranza di ritrovare la fanzine di Ligabue che gli avevano fottuto la sera prima... ma ormai se l'era giocata.
Spiegazione ufficiale: l'avrà presa Mingo!

Attila assistette alla scena divertito, mentre Zio Fa ci pensò un po' su... e poi disse: "Uhm... perché non ce ne andiamo al Barrumba?"

Il "Barrumba" altro non era che l'ex Area, il discopub di via San Massimo davanti al quale, due anni prima, una banda di tamarri aveva ammazzato un tipo a coltellate perché aveva starnutito. A parte questo, faceva abbastanza cagare.

Il Gufo, 280 e Lyde, il "reparto Einstein" della serata, accolsero la proposta con un grande entusiasmo, portarono Zio Fa in trionfo e se ne andarono al Barrumba... trascinandosi dietro Attila!

Noi tre passammo qualche minuto a contemplare la scena del Gufo che stirava Lyde uscendo dal parcheggio, gli dicemmo: "Tranqui, ci vediamo là!"... e ce ne andammo affankulo.
E le strade si divisero

Siccome la temperatura esterna era prossima allo zero e piovigginava, Andy ebbe l'idea per risollevare la serata: "Andiamo alle giostre alla Pellerina!"
Provammo ad obbiettare che forse le giostre non erano il massimo, se uno non voleva mimetizzarsi da stalattite, ma lui ci rispose che la sua macchina andava là e che, se preferivamo dirigerci da qualche altra parte, non c'erano problemi: potevamo tranquillamente andarci! A piedi.

Arrivati nel cazzo di parcheggio della Pellerina, destreggiandoci a fatica tra le pozzanghere, il fango, la merda e le troie, facemmo rotta verso i cari vecchi autoscontri.
Costavano un cazzo, ma non valevano di più: l'atmosfera ispirava una tristezza immonda, sia per la musica di sottofondo, che andava a ripescare nei secoli più bui dello squallore italico, sia per gli avventori del locale, che sembravano il risultato di un esperimento genetico, presumibilmente fallito.

La nostra attenzione però venne catturata da un gagno di sette o otto anni che andava da solo su una macchina. Quando Andy lo vide, ci regalò il primo sorriso della serata e gli entrò dentro! Sparato!

L'angioletto si girò con fare ingenuo e innocente, osservò Andy con i suoi occhioni da cucciolo impaurito e gli disse, con la sua vocina d'angelo: "Vaffanculo!!! Stronzo!!! Che cazzo fai!!?".
Poi ci fece il dito e se ne andò.
Spud e il sottoscritto scoppiarono a ridere, Andy sospirò e si accese una sigaretta. Ragazzo emotivo.

Così, mandammo affankulo gli autoscontri e ci avviammo verso le altre giostre.
La nostra attenzione venne catturata da un'insegna: "QUI SI RIDE!", posta su una merda di baraccone.
Di per sé, ci ispirava meno di una cippa... però vedevamo che tutti quelli che ne uscivano si spanciavano dalle risate, quindi decidemmo di provare.

Pagate le 3 carte, montammo su un trenino ed entrammo fiduciosi.
Il veicolo percorse un tunnel buio, dopodiché uscì fuori da dove eravamo entrati... il giro era finito!
Ci guardammo in faccia, guardammo l'espressione di Andy che si era acceso la ventesima sigaretta in venti minuti ed esplodemmo in una risata isterica, irrefrenabile!
E, nel frattempo, altri ci avevano visto ridere, avevano pagato ed erano entrati!!!

Decidemmo che per quella sera ne avevamo passate abbastanza e, dopo un po' di giri di puttan-tour per le vie intorno alla Pellerina, tornammo a casa che non era neanche l'una!
Beat sarebbe stato fiero di noi.
Ma le gesta non finirono qui
Prima del Barrumba, gli altri cinque fessi decisero di fare un salto ai Muri a comprare il fumo. L'idea era venuta a una persona a caso: il Gufo!

"Tranqui! - disse - Lasciate parlare me, che me ne intendo e conosco!"

L'amico 280 decise di accompagnarlo, mentre gli altri restarono in cima alla salita, a godersi la scena.

Il primo marocchino, visti in faccia i due elementi, capì che era il suo giorno fortunato... e gli fece cenno di venirgli dietro, che gli faceva fare un affarone.

Attila, Lyde e Zio Fa decisero di avvicinarsi per vedere come cazzo andava a finire ed incrociarono un gruppo di tamarri sversi, che, non appena visto Lyde, capirono con chi avevano a che fare e decisero di fare amicizia.
Tre di loro lo accerchiarono e iniziarono a dirgli: "Minchia, tipo, ti facciamo un gioco!".
Il gioco era che in due lo piegavano, mentre l'altro gli sfilava il portafogli... ma lo scheletrico Lyde riuscì a divincolarsi e si mise a correre verso il Gufo! Saggia decisione.

Non appena i tamarri videro il Gufo, chiamarono a raccolta tutto il resto della banda, che tenevano pronto per le grandi occasioni... e li circondarono.

Rimasto un po' in disparte, Attila non si era ancora reso bene conto dell'accaduto, finché non sentì una mano afferrarlo alle spalle.
Si voltò e vide che quella mano era ciò che rimaneva di 280, che aveva cinque o sei bestioni addosso e con un filo di voce implorava gli altri di non lasciarlo morire!
Il Capo dei Murazzi
Tutt'ad un tratto, la confusione si placò, gli zarri tacquero e si divisero le acque: era in arrivo il gran capo dei Murazzi.

Era un tipo completamente flashato, camminava a scatti e il suo look lo rendeva un perfetto rappresentante della moda Truzzo Inverno '95-96, con tanto di orecchino, pelle marrone merda lampadata e giubbotto nero, di quelli che puzzano come merda di capra.

L'attenzione di tutti era rivolta al boss, così 280 riuscì a divincolarsi e schizzò a razzo verso la piazza, seguìto a ruota da Lyde, da Zio Fa e dal Gufo.
Attila, invece, era rimasto da solo in mezzo alla folla come un coglione, quando tutt'a un tratto il capozarro si girò verso di lui, lo fissò per qualche secondo, gli si gettò addosso, lo abbracciò e gli disse: "MINCHIA CIAO!!! Da quanto non ci si vedeva!".

Naturalmente, Attila non lo aveva mai visto prima... però considerò due fatti.
Primo: se scappava, lo prendevano e lo riempivano di mazzate.
Secondo: se diceva di non conoscerlo, lo pestavano a sangue.
Allora decise di stare al gioco... ed abbracciò con Calabria ed euforia l'amicone di vecchia data, ricordando i cari bei vecchi tempi!!!
Ah, quanti ricordi... ah, la gioventù.

Dopo un po' che parlavano, il capozarro gli chiese se era da solo... ed Attila gli indicò gli altri quattro fessi, che stavano osservando la scena nascosti vicino al ponte. Pensava di fare una cosa bella!

Vedendo che non si volevano avvicinare, il capotossico disse: "MINCHIA, IO ADESSO A QUELLI VADO LÌ E LI AMMAZZO!"

Zio Fa da lontano vide la scena e si ricordò che aveva cinquanta carte nel portafogli, così decise di consegnare portafogli e orologio al più sveglio, Lyde, e andò verso Attila per prevenire il peggio.

Il capozarro incrociò Zio Fa ma non lo cagò neanche di striscio: puntò direttamente ai tre fessi, Lyde, 280 e Gufo, che si stavano cagando sotto l'impossibile.

"Minchia, perché ve ne siete scappati, ah? - chiese loro, con fare gentile - Adesso o calate la moneta... o minchia VI AMMAZZO!"
Come ti risollevo la situazione
Nonostante le apparenze, la situazione non era poi così disperata: Attila si era fatto amico il Capotossico, e dopo un po' lo avrebbe sicuramente convinto a non infierire sugli altri handicappati, contro i quali già la natura aveva fatto abbastanza.
Insomma, nulla era perduto!

Poi 280, tutto tremante, mise una mano in tasca, tirò fuori una monetina e la mostrò al capotruzzo.
Non l'avesse mai fatto!

In un disperato tentativo, Attila si avvinghiò al capotossico e gli disse: "Minchia, purtroppo siamo a secco.... abbiamo appena preso il fumo..."

Il capozarro ci pensò un po' su e disse: "Minchia allora uscitelo, che, se è una palla che non ce l'avete, vi ammazzo a tutti quanti!".

Il Gufo mostrò il fumo ed il capotossico si rasserenò.
Tutto sembrava a posto!
Poi il capozarro vide Lyde, si accorse che era il più fesso e gli disse: "Minchia, tipo, dammi mille lire!"

Chiunque sulla Terra avrebbe fatto che dargliele e basta, oppure gli avrebbe risposto che non aveva soldi!
Chiunque!!!
Lyde no.

Lyde guardò il capozarro in faccia e gli disse: "NO, NON TE LE DO!"

Attila ancora una volta cercò di calmarlo e gli disse che non gli poteva dare soldi perché ne aveva bisogno per il giorno dopo... e altre palle del genere! A quel punto, però, Lyde prese in pugno la situazione... e, rivolto al tipo, gli disse: "Sì è vero, IO I SOLDI CE LI HO, MA NON TE LI DO!".

Il capozarro afferrò per la giacca Lyde e gli disse: "Minchia!!! Ma allora tu i soldi ce l'hai?"
Complice il ponte sullo sfondo, ricordava un po' il mitico Largo LaGrandeLargo LaGrande, all'inizio di Monkey Island 2.

Lyde sussurrò: "N-no... non ho soldi..."
"Minchia, prima dici che ce l'hai, poi che non ce l'hai? Non lo sai che è la prima risposta che vale?"

Lyde si sentì punto nell'orgoglio, capì che era QUELLO il momento in cui doveva agire, QUELLA era l'ora adatta per la riscossa... ed urlò: "MINCHIA MA QUESTO COS'È? UN QUIZ?"

A questo punto, nulla poteva più salvarlo.
"Minchia - urlò il Capotossico - ma IO A TE TI LASCIO NUDO, TI LEVO IL CAPPOTTO, I SOLDI, TI PIGLIO TUTTO E TI BUTTO NEL PO!"

E fu così che Lyde tirò fuori il portafogli.

Chiunque, in questi casi, se ha il portafogli pieno, cerca di non farlo vedere.
Chiunque!!!
Lyde no.

Come era ovvio, l'intero contenuto del portafoglio di Lyde venne travasato nelle tasche del Capo dei Murazzi... che, soddisfatto della serata, disse: "Bene, adesso vi lascio andare!"
Non ebbe il tempo di finire la frase che gli handicappati schizzarono via a razzo verso la macchina, mentre il capotossico continuava a parlare con Attila dei tempi in cui si conoscevano ed Attila continuava a dargli corda per evitare guai peggiori.

Comunque, dopo un po' anche lui riuscì a raggiungere la macchina... e tutti assieme fuggirono, verso l'ignoto.
La Canna

Durante il tragitto verso affankulo, tutti pensavano la stessa cosa: da anni andavamo ai Muri e non era mai successo niente... e quella era la PRIMA sera in cui ai Muri c'era anche il Gufo.
Voleva forse dire qualcosa?

Comunque, prima di entrare al Barrumba, non sarebbe stato male ripigliarsi con un bel cannone... ed il Gufo disse: "Tranqui, raga, vi porto io a fumare in un bel posto!"

Finirono in una traversa di piazza Vittorio, in un parcheggio riservato agli handicappati (nulla avviene mai per caso!) sotto all'unico lampione della strada. Era il posto più illuminato del quartiere.

Il Gufo iniziò a rollare e, nel mentre, raccontava di come ogni volta che esce di casa rapinano lui e tutti quelli che gli stanno vicino! Persino i topi in quella strada stavano iniziando a toccarsi i coglioni.
Però, si vantava di avere scelto il posto ideale per fumare: "Qua la polizia non ci beccherà MAI!"

Gli altri non ebbero il tempo di recitare le loro ultime preghiere che sbucò una volante e passò lentamente di fianco alla macchina.
Gufo naturalmente non si accorse di nulla e continuò a rollare imperterrito, ripetendo che la polizia in quella via non passava mai... fin quando gli altri non gli urlarono per la decima volta che c'erano i Caramba a neanche un metro.

Allora, il Gufo si affacciò fuori dal finestrino ed urlò: "OH CAZZO, CI SONO I CARABINIERI! Adesso SPENGO LA LUCE DELLA MACCHINA... così non ci beccano!"

Grazie a Dio, erano davvero Carabinieri. La pattuglia non notò nulla di anomalo in una 126 con la fiancata pisciata, ferma all'una di notte nel parcheggio degli handicappati con la luce prima accesa e poi spenta e con dentro cinque persone che si facevano palesemente una canna... così se ne andò.
Però peccato: se fossero stati derubati ed arrestati la stessa sera, avrebbero vinto il record del mondo! Nessuno è perfetto.
Il Barrumba

Alla fine, non era ancora successo granché... e così i nostri eroi, un po' annoiati, decisero di movimentare la loro esistenza raggiungendo la meta finale: il Barrumba.

Anche stavolta, si riconfermò la validità di uno dei teoremi fondamentali che da sempre regolano l'esistenza della razza umana: più un posto è di merda, più gente ci vuole andare.
Davanti al Barrumba c'era una coda di circa un centinaio di persone.
A questo punto, cosa avrebbero fatto degli esseri razionali? Sarebbero andati in un posto migliore e meno affollato!
Quindi, i nostri eroi si misero in coda.

L'attesa fu di un'oretta ed il freddo era porco, però alla fine riuscirono ad entrare senza problemi tutti quanti... tranne uno, uno a caso: il Gufo!

Il buttafuori lo guardò in faccia e gli disse: "NO, TU NO!"

Alcuni pensarono che fosse la somiglianza con Napalm ad averlo fottuto, altri ribadivano che Napalm non c'entrava: bastava la sua rogna.
Comunque, il buttafuori si fece lasciare la carta di identità e poi gli disse: "Per stavolta entra. Ma stai attento!"

Il Gufo continuava a dire: "Strano, chissà perché queste cose capitano sempre a me!".
Tutta la discoteca iniziò a toccarsi le palle.

Comunque, ritrovata la serenità, i cinque fessi si misero a ballare.
Lyde stava dimenando i suoi arti in modo scomposto ma sereno, finché il Gufo non gli si avvicinò per dirgli qualcosa.
In quel preciso istante, uno sconosciuto volò addosso a entrambi e Lyde, spastico com'è, si ritrovò per terra e senza occhiali.
E gli mancavano quattro diottrie: non ci vedeva più un cazzo!

Così, Lyde iniziò a strisciare per il locale mentre la gente gli pogava sopra, finché non ritrovò gli occhiali, miracolosamente interi! In quel momento, il Gufo era dalla parte opposta del locale.

Così, Lyde raggiunse gli altri e, con aria seria e pensierosa, disse: "Minchia, secondo me è Gufo che porta sgarro! Oh, ma è per quello che lo chiamate Gufo?"
Il ragazzo ha delle potenzialità.

Una vecchia punk che puzzava di vodka, intanto, iniziò ad avvinghiarsi al povero Attila... e, non appena vide che cercava di svignarsela, si mise a tirarlo per i pantaloni! Per una volta fu provvidenziale l'intervento di Lyde, che lo trascinò in salvo e, trionfante, urlò: "MINCHIA, SONO ANCH'IO ATTILA!"

Sono cose che fanno pensare.
Il fine serata e gli addii
Adesso era veramente troppo... e così, dopo una mezz'ora passata a cercare le giacche disperse in mezzo alla pista con gente che ci saltava sopra e se le tirava, i cinque handicappati uscirono dal locale ed il Gufo sentenziò: "Che serata sfigata!"

Seguirono momenti di delirio collettivo, tutto il quartiere iniziò a toccarsi i coglioni e a sfoderare amuleti di ogni tipo, finché non imposero a Gufo di stare zitto e di portarli a casa, ché per quella sera ne avevano passate abbastanza.
Per tutta risposta, il Gufo li lasciò a piedi alle tre di notte in una piazza in culo ai lupi e se ne andò.
Gli altri si guardarono in faccia, si mandarono affankulo e se ne tornarono a casa a piedi! Ci piace ricordarli così.

Oh, e in tutto questo... le videocassette del Catechismo?
Ebbene, nel pomeriggio di domenica, Beat sarebbe andato all'oratorio, le avrebbe messe su... e si sarebbe accorto che non si vedeva un cazzo, perché il videoregistratore delle suore non leggeva l'LP: era un tre testine da terzo mondo! Come ampiamente previsto.

Ovviamente, Beat mi avrebbe supplicato di ripetere tutto il montaggio da capo, registrando in modalità normale... e sapete che cosa gli ho risposto?
Esattamente quello che dirò adesso a voi!
Cioè di andare tutti felicemente ed improrogabilmente affankulo.