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Elio e le Storie Tese live in Pietra Ligure 1998


A volte l'handicap, a volte il destino, a volte un brandello di carta di giornale scampato d'un soffio ai bisogni di un pigro intestino in una calda giornata d'Agosto.
"23 Agosto 1998 concerto di ELIO E LE STORIE TESE in piazza XX Settembre a PIETRA LIGURE (SV)... G R A T I S!"
"Ohu, handicappati... è domani, si va?"

Non ci volle molto a convincere il resto della mandria: la mia casa al mare era vuota, Elio era gratis, il sole c'era, avrei anche potuto aggiungere che c'era figa ma tanto nessuno mi avrebbe mai creduto.

E fu così che quattro giovani pirla partirono per la riviera ligure a bordo di una scoppiettante Fiesta grigia che aumentava di velocità solo quando perdeva qualche pezzo per strada.

Al volante Joco, con la mandibola all'incontrario.
Alle cazzate Killer, con il cervello all'incontrario.
A "che cazzo ci sto a fare io qua?" Robert, il cugino ungherese di Killer che lo era venuto a trovare in Italia per la prima e probabilmente ultima volta nella sua vita. Non parlava una parola di italiano ma rideva ogni volta che prendevamo Killer per il culo. Sono cose che fanno pensare.

Nonostante ci fossimo alzati all'alba (mezzogiorno) arrivammo alla mia casa di Alassio che erano le due del pomeriggio e c'era un sole che spaccava le pietre.
Decidemmo di passare a chiamare Miopio, perché altrimenti lui non ci avrebbe mai visto. Una volta agglomerato l'handicap al gran completo ci svaccammo in acqua, mentre la vecchia della spiaggia ci inseguiva urlando: "Aaaaaah! Siete cinque! Il posto è pagato per dueeeeee!!! Aaaaaaaah!", Miopio dava a Killer del LEI perché era senza occhiali e non sapeva chi cazzo fosse, e Killer si dava la crema abbronzante a tratti a zebra a tratti a pois perché era senza cervello e non sapeva che esistono quelle spray.
Nel giro di una mezz'ora diventò una vacca fucsia pezzata.


Gli handicappati


Il giornale diceva che il concerto sarebbe iniziato alle nove, ma Miopìo era lento e così arrivammo a Pietra che saranno state le dieci.
Fortunatamente doveva ancora iniziare, ma la piazza sboccava. Da qualunque posizione non si vedeva una mazza, così decidemmo di metterci nel punto più sfigato dietro ad una palma a lato della piazza ed usare il cugino di Killer come periscopio, tanto io sapevo il concerto a memoria, agli altri di vederlo non fregava un cazzo e Miopio in ogni caso non l'avrebbe visto.
IL CONCERTO!
Le urla delle prime file ci fecero intuire che il complessino era salito sul palco.
Come nelle date precedenti, l'inizio fu LA VENDETTA DEL FANTASMA FORMAGGINO. Gran bel pezzo, ma secondo me inadatto come apertura.

"Grazie e arrivederci!" urlò Elio andandosene dietro al palco.
Al "leggero" malcontento della folla rispose: "Scusate, ma cosa credevate? È GRATIS!!! Provate un po' a chiamare i Litfiba e vedete se suonano gratis!"

In altre occasioni sarebbe fioccato uno stormo di vaffankulo, ma la piazza pullulava di famigliole con nonni e marmocchi e l'atmosfera non era proprio quella da concerto rock. Sembrava tutto un po' piatto rispetto al solito: LA TERRA DEI CACHI, PIPPPERO, BORN TO BE ABRAMO... un po' noiosetto e, soprattutto, finora non avevano detto neanche una parolaccia.
"Ma dove ci hai portato?" mi chiedevano gli handicap compari.
"Tranqui... - li rassicuravo - Elio non delude!"

E infatti era il momento di L'ETERNA LOTTA TRA IL BENE E IL MALE!
Bellissima, come sempre. L'mp3 della telefonata della vecchia rincoglionita aveva fatto il giro del mondo, la cantavano tutti, fu un'ovazione. Ma le sorprese non erano ancora finite!

"Ciao Pietra Ligure! - annunciò il cantante - Lo so che voi siete persone sensibili, vedo tra voi famiglie, bambini, persone anziane e rispettabili, ma io sono qua per il pubblico giovane, e il pubblico giovane da me vuole sentire CAZZO, vuole sentire FIGA, vuole sentire MERDA! Mi spiace, non è colpa mia, ma è così... è la regola del pubblico rock!"
La cosa assurda era che, mentre tutti gli altri ridevano, lui riusciva a rimanere serissimo.
"E adesso una canzone per il pubblico giovane!"

Era la splendida ESSERE DONNA OGGI, una delle canzoni più belle che siano mai state scritte.
Molti benpensanti se ne andarono scandalizzati, e fu una delle più ghiotte soddisfazioni della mia vitaccia di merda.
Finalmente riconoscevo il mio Elione, che tra l'altro era anche in ottima forma e terminava ogni strofa con un potente acuto da tenore.
"L'ho imparato studiando lirica: potete cantare una merda per tutto il pezzo, ma se alla fine fate un bell'acuto... vi applaudono tutti!"
Che dire... l'aria di mare fa bene ai polmoni e allo spirito. Non come Mary Jane ma quasi.

Ormai il pubblico rock era carico, e il resto del concerto fu all'altezza delle aspettative, da NÉ CARNE NÉ PESCE condita dalla grande performance vocale di Paolone Feiez, alla mitica ALFIERI che è sempre un piacere sentire, passando per OMOSESSUALITÀ, EL PUBE, UOMINI COL BORSELLO, JOHN HOLMES, SUPERGIOVANE.
Ovviamente tra una canzone e l'altra si ripeteva il siparietto degli elii che se ne andavano perché tanto era gratis, oppure che suonavano lo stesso perché "tanto è tutto in playback". La cosa assurda era che ogni volta c'era sempre qualche handicappato che riusciva a prenderli sul serio.
Solo un lungo assolo di Faso e Christian Meyer introdusse il gran finale con MILZA e TAPPARELLA.

"Un applauso alle Fave che sono qui anche stasera!"
Era l'ennesima volta che sentivo nominare queste Fave e non avevo ancora capito chi cazzo fossero.
"Prima o poi dovrò investigare!" pensai.
AFTERHOUR
Anche dopo i saluti sulle note di I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA molti rimasero nella piazza sperando che il concerto andasse avanti, ma i frequentatori abituali sanno che dopo la Tapparella c'è il nulla. Così ce ne andammo a zonzo per il paese, spalmandoci nella prima birreria trovata per strada.

"Perché non li registri 'sti concerti, visto che te ne spari dieci al mese?" mi chiese Joco alle prese con una lattina di Coca Cola mentre tutti intorno avevano in mano un litro di birra scura doppio malto e bestemmiavano ruttando.
"Bah... penso che non venga un cazzo, ma una volta o l'altra devo provare..."
Prenderò mai un registratore portatile? Lo sapremo solo vivendo!

Il più perplesso di fronte allo spettacolo appena vissuto era comunque l'ungherese, che ci spiegò a gesti che anche da lui c'è un gruppo simile, un nome impronunciabile che Killer tradusse come "I PUZZOLENTI".
Prima o poi dovrò andare in Ungheria.
Se non altro per vedere il paese di Marok.

In compenso riuscimmo a ritrovare la macchina, Alassio e la casa, ma solo verso le tre. Questo non ci impedì di vagare ancora un'oretta nel budello deserto con le birre in mano cantando come dei disperati per poi mandarci ancora una volta, gioiosamente ed improrogabilmente affankulo.