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Elio e le Storie Tese a Loano - 4/8/2004
Svariati teorici dell'esistenza colgono nei disegni dell'orbe terracqueo il respiro di un'anima primordiale. Se agli albori della vita carne mista a spirito racchiuse in sé l'intrinseco mistero della genesi dell'uomo, così nel mare, nelle rocce nei fili d'erba o nelle nuvole, i più nobili tra i poeti scorsero profili di esseri animati, umani o animali nell'aspetto, miraggi nell'anima.

E, se la forma dell'Italia può ricordare un piede di troia raccolto in uno stivale con tacco a spillo sadomaso e la Svezia rappresenta chiaramente un cazzo moscio in mezzo a cotanta figa, come non scorgere nella Liguria una bizzarra quanto oblunga forma di vita? A Levante la testa, a Ponente la coda, a metà strada il buco del culo.

Fu così che i più fantasiosi tra i nostri progenitori battezzarono la ridente cittadina che un manipolo di giovani Fave si accingeva ad esplorare. Sarebbe passata alla storia col nome di LOANO.
I PREPARATIVI
Percfest a parte, era dal concerto-scandalo a Pietra Ligure che la mano degli elii non metteva piede da queste parti: dopo sei anni di astinenza, un concerto a pochi passi dalla mia casa al mare sarebbe veramente stata una ghiotta soddisfazione, tanto più che con tutta probabilità sarebbe stato gratis.

Fu Dagarlass a darmi la prima buona notizia: "A Loano si pagano 16 euro!"
E va be', se è così caro almeno ci saranno i posti numerati, quindi potremo stare davanti senza fare guerriglia urbana e seminare morte e distruzione.

Fu Ivan Piombino a darmi la seconda buona notizia: "Sono rimasti posti solo dalla 27esima fila in poi!"
E va be', rimaneva comunque il fatto che era a due fermate di treno da casa mia ad Alassio e quindi, per una volta, andare e tornare non sarebbe assolutamente stato un problema. Un veloce controllo su Trenitalia.it mi fece constatare che in partenza da Loano non c'erano treni né pullman fino alle sei del mattino.

E va be', potevamo rimanere lì a Loano a cazzeggiare tutta la notte, tanto eravamo al mare, ci potevamo svaccare in spiaggia, alcool fumo e figa a volontà.
Verso i primi d'Agosto il mio istinto mi suggerì di fare un veloce sopralluogo preliminare sul luogo del misfatto, che portò ai seguenti risultati:
  1. La spiaggia era un cesso, con la ghiaia al posto della sabbia.
  2. In giro si vedevano solo vecchi rincoglioniti e bambini handicappati. Figa zero.
  3. I locali non feci in tempo a cercarli perché dovetti scappare inseguito da nuvole di zanzare, ed era pomeriggio.
Sarebbe stata una bella serata.
Trovai comunque il tempo di fare un salto alla biglietteria, per prenotare i posti a sedere per gli handicappati.
"Gli spettacoli a Loano hanno successo perché COSTANO POCO!" disse la tipa al botteghino.
17 euro con la prevendita. In 27esima fila. Più uno in 29esima per Sanfru. Con tutto il rispetto per chi popola ed ama la ridente cittadina di Loano, ero ormai sicuro di cosa avrebbe rappresentato per le nostre giovani vite: un'unica, grande inculata.
IL GRAN GIORNO
La vigilia avvisai gli altri handicappati che sarei arrivato sul luogo verso le 5 di pomeriggio.
Ore 12 sms di Ivan Piombino: "Sono a Loano!"
L'ho sempre saputo, è completamente pazzo.

Arrivai nella ridente località marittima verso le cinque e mezza, e fu più o meno allora che l'esimio Gas mi ordinò altri due biglietti per sé e consorte. Decisi che sarebbero stati gli ultimi biglietti che avrei preso, sia perché mi ero rotto il cazzo di anticipare i soldi al mondo, sia perché all'interno del Parco del Principe non c'erano altri posti liberi per nessuno: le Fave avevano fatto il tutto esaurito.

Fu molto bello arrivare a quell'ora: Handicap l'unica traccia di vita intelligente era un cancello chiuso, di fronte al quale si erano sedimentate bizzarre mutazioni genetiche nelle personcine di Ivan Piombino, la Caiazzo, Dagarlass e la sua giovane donna Palmira.

Per la gioia dei nostri occhi poco dopo arrivò anche la Bolbo, insieme ad una tipa bionda che la Caiazzo scambiò per Alan Magnetti. Le vedemmo dileguarsi dentro i cancelli, così facemmo altrettanto e penetrammo dentro.

Non eravamo soli: alle nostre spalle Sanfru e tre suoi amici dall'aspetto abnorme, che non mancarono di destare la curiosità di una simpatica signorina dell'organizzazione. Assomigliava alla rompicoglioni di Bardonecchia, anche lei era una finta bionda sulla quarantina mal portati (forse sono parenti?) e, con la massima educazione e gentilezza ci chiese che cazzo stessimo facendo lì dentro.

"Siamo del Fave Club, siamo qua per il soundcheck!"
"Ah... boh... questa è PROPRIETÀ PRIVATA, fuori dai coglioni!"
Che mondo sarebbe senza Fave Club.

E va be', facemmo il giro intorno al giardino ed incrociammo per caso l'impenetrabile sguardo di Alan Magnetti che, servendosi di un pertugio secondario, stava allegramente penetrando nel parco nonché proprietà privata.
Ci mimetizzammo col suo mantello e penetrammo anche noi da dietro, trovando finalmente riuniti tutti gli altri personaggi che popolano il nostro favismo.

"C'è una cosa che tu non sai - mi disse Elio - noi abbiamo suonato qua a Loano nel 1986, quando c'era una gara di cabaret, e siamo arrivati terzi!"
"Porca troia - commentai pensieroso - non ce l'ho!"
"Eh? Boh... comunque mancava solo Rocco Tanica..." aggiunse perplesso il cantante.
"Sì, lo so - risposi con indifferenza - nell'estate era in tour con i Righeira... e tu eri a fare il civile..."
Elio se ne andò schifato, ma cadde dalla padella alla brace: Ivan Piombino.
"Ascoltavo i tuoi brani fin da piccolo - gli disse - ma PENSAVO LI AVESSE SCRITTI BACCINI!"

Alla fine gli elii iniziarono il soundcheck per disperazione.
In segno di spregio non li andammo neanche a sentire e passammo il tempo Palmira with Alan a fotografare Palmira e la Caiazzo che saltavano addosso ad Alan Magnetti, mentre Sanfru e i tre suoi amici raccoglievano i fondi per la missione superalcoolici. Sì sì, sarebbe proprio stata una bella serata.

Alla spicciolata iniziarono a pervenire altre fave sconosciute e, siccome la somma dell'handicap doveva rimanere costante, la Caiazzo andò via: non poteva fermarsi a vedere il concerto perché "aveva gli zii a casa".

Fottendocene dell'imperturbabilità della somma dell'handicap decidemmo di andarcene via anche noi, passando le successive due ore in pizzeria con l'esimio Gas e consorte. Solo il proverbiale ritardo degli elii ci consentì di non perdere l'inizio del concerto.
VIA!
I nostri posti laterali in 27esima fila erano veramente una merda, così okkupammo abusivamente dei posti in prima, che era vuota.
Alan Magnetti Facemmo appena in tempo a vedere mezzo Alan Magnetti che prontamente arrivarono i legittimi possessori dei biglietti e ci sedemmo per terra davanti a loro, scorreggiandogli in faccia in segno di riconoscenza.
Facemmo appena in tempo ad appiattire il culo sul cemento che prontamente giunsero simpatiche signorine a dirci di levarci dal cazzo. Ivan Piombino si appollaiò al lato della seconda fila ed io girovagai per il corridoio laterale, incontrando una persona a caso: sua obliquità il Pastrano!!!
Fa sempre piacere ritrovare il compagno di mille avventure!

Sia lui che la Bolbo rimasero vicino a me sul bordo laterale del palco, nonché zona VIP, nonché naturalmente proprietà privata.
Anche Alan era in gran forma, abito bianco come a Bardonecchia e caloroso delirio di applausi da parte del pubblico rock. Molti avevano già imparato a memoria Il volo della fenice, probabilmente grazie ad un misterioso sito di cui non faccio il nome, e la cantavano a squarciagola.
QUELLI DOPO ALAN MAGNETTI
Il dopo Alan Magnetti scorse calmo e placido Blu come un candido fiume d'amore in quel di Loano e gli Elii schizzarono una scaletta identica a Bardonecchia e Milano, però ravvivata dai richiami al terzo posto guadagnato nella gara di cabaret a cui avevano partecipato diciotto anni prima ("non ci avete fatto vincere, bastardi!"). Notevoli anche il tormentone di Magnettiana memoria "le mani di Loano" ed il grido: "FACCIAMO CABAROCK!!!" pieno d'amore e di speranza per il futuro. Indimenticabile soprattutto l'esecuzione di ESSERE DONNA OGGI, che tra l'altro fu dedicata a un certo Ivan.
Lo ricoverarono in stato di shock.

Elio approfittò dell'altissimo livello intellettuale di tutti i presenti per proporre la candidatura del dottor Stramangone Shpalman al premio Nobel per la scienza: "Visto che l'anno scorso si era candidato BERLUSCONI... ha buone probabilità!"
Quando uno ha ragione ha ragione.

Ultimo atto di amore, Uomini col borsello: "Nessun bue è stato abbattuto per costruire questo borsello, e, se per caso ne è stato abbattuto uno, subito è stata messa incinta una vacca per rimediare!". Anche questa è poesia.

Il palco in ogni caso era molto coreografico: Ombra incoerente sul bordo c'era un'intera fila di vasi di fiori e ad Elio piacquero molto, infatti prese per il culo l'organizzazione per tutto il concerto.
Il pubblico invece sembrò molto gradire l'iniziativa, infatti sul finale di TAPPARELLA una mandria di handicappati si mise sotto il palco, esattamente nel punto dal quale ci avevano cacciato all'inizio, e nell'indifferenza generale iniziarono a strappare i fiori e a tirarli sul palco.
Finalmente iniziavo a rivalutare la città.
BACKSTAGE
La Bolbo e il dottor MaRoK Alla fine del concerto eravamo già rassegnati ad andarcene a casa con le pive nel sacco quando una voce ci chiamò: "FAVE!"
Incredibile a dirsi, c'era backstage!!!
Per la prima volta vedemmo una giovane donna succedere alla Bolbo nel ruolo di Capofava e la cosa ci fece molto piacere perché l'anarchia è bella ma la figa ha sempre il suo bel perché.

Christian Meyer passò tutto il tempo a scagliarle contro Ivan Piombino perché si abituasse al peggio, Handicaps incredibile quanto sadismo si possa nascondere nella mente di un grande artista.

Sarà questo evento calamitoso, sarà la data dell'indomani a Riccione che incombeva, sarà che Alan Magnetti che inquietava, ma ben presto i nostri ci salutarono dandoci appuntamento in un luogo vagamente assonante con quel di Pray Biellese. L'avremmo visto solo vivendo.
AFTERHOUR
Il Parco del Principe di lì a poco avrebbe chiuso, così non rimaneva che trovare il modo di fare l'alba in attesa del primo treno, in un paese privo di locali notturni, con i sassi al posto della sabbia in spiaggia e popolato da vecchi rincoglioniti, bambini handicappati e sciami di zanzare.

Gli acquisti alcoolici di Sanfru avrebbero rallentato il nostro inevitabile suicidio ma non abbastanza: se fossimo rimasti là sarebbe stata la volta buona che l'avremmo fatta finita, per la gioia del mondo intero.

Handicaps E invece a sorpresa uno degli amici di Sanfru era in macchina, così ci svaccammo sopra in sei fino a casa mia ad Alassio e poi, una volta arrivati, il pilota ed altri due decisero di tornare indietro verso Genova.

Fu così che rimasi da solo con la migliore crema di tutto il Fave: Sanfru ed Ivan Piombino. Ci armammo di alcool e ci svaccammo in spiaggia per il puro gusto di mandare l'sms delle cinque "Buongiorno da Sanfru e Ivan Piombino!" al Favone Grassone e poi chiudemmo finalmente gli occhi, mandandoci tutti affankulo.