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Live in Cuneo 20/6/2003
Più guardavo il disco Cicciput più mi accorgevo che era veramente rotondo. Non sono in molti a fare dischi così.
Anche il tour, però, prometteva bene: una fava della Slovenia Citeriore di cui non faccio il nome, cioè Evaristo, aveva avvistato... ARRIVA CLISTERE!
Era il sogno erotico proibito della mia adolescenza.

La prima data a portata di macchina del Favone Grassone era quella di Cuneo, così decollammo nudi verso la meta... io, lui ed il misterioso Mangiaméle!
Vi parlerei a lungo di questo individuo, ma purtroppo non me ne fotte un cazzo.

Il Favone, comunque, aveva un bel ricordo di Cuneo: al concerto di due anni prima, gli si era appiccicato addosso un tizio lungo, largo e handicappato che per tutto il tempo era andato avanti a ripetere: "Oh, Elio ha fatto il film porno! OH, È VERO! ELIO HA FATTO IL FILM PORNO!!!" e non c'era stato verso di spegnerlo nemmeno nel backstage.

"Almeno, spero che non suonino nello stesso posto - diceva il Favone - perché è veramente una merda!".

Ovviamente, il luogo del concerto era esattamente lo stesso: il mitico parco Nuvolari, sempre dalla parte opposta della città a prescindere dalla posizione dell'osservatore. Per arrivarci fummo costretti a costruire un buco nero sul momento, farci collassare il centro di Cuneo e saltarci sopra.
Se non fosse stato per "Einstein for Dummies" non ce l'avremmo mai fatta... viva Einstein, viva Cuneo, viva l'handicap.
SOUNDCHECK
Da oltre i cancelli già si sentivano note di basso e colpi di batteria.
"Il concerto inizia alle nove!" ci informarono i buttafuori all'ingresso. Nella loro lingua vuol dire: "Girate il culo e fuori dai coglioni!"
"Siamo del Fave Club - dissi, esibendo la tessera - siamo qui per il soundcheck!"
"Cazzo vuoi, coglione?"
"Cioè, Antani blinda la supercazzola prematurata con scappellamento fan club soundcheck tecnici elio silvia bolbo alle cinque strumenti perché a destra, ma in fretta, MANGONI!"
"Oh, prego..."
Una fava ha sempre il posto in prima fila.

Faso e Christian stavano già provando sul palco. Il suono non era un granché: sopra il palco e su gran parte dello spazio di fronte alle casse c'era un'enorme tettoia che faceva effetto botte.
In compenso il mixer era completamente scoperto, quindi se si fosse messo a piovere avrebbero comunque dovuto staccare tutto, mentre se il tempo si fosse mantenuto bello avremmo sentito di merda come se il concerto fosse stato al coperto. Fantastico.

Ci biodegradammo con le birre del bar, mentre alla spicciolata arrivavano anche gli altri del complessino e spaccavano il mondo con la mitica PAGANO. E pensare che mi avevano detto che non era in scaletta... certa gente non capisce proprio un cazzo.


Soundcheck

In lontananza scorgemmo figure a noi conosciute: trattavasi di Max Kava e della rossa Foniuglia.
Non erano soli: il tipo che due anni prima aveva amabilmente intrattenuto il Favone Grassone stava ora intrattenendo loro... sembravano contentissimi!

L'obeso tricoleso si nascose dietro a un baobab, io mi avvicinai per salutarli e sentire di cosa stessero parlando.
"Oh, Elio ha fatto un film porno! È vero!!! ELIO HA FATTO UN FILM PORNO!!!"
Li abbandonai al loro destino.

Mentre suonavano mi accorsi che l'acustica era una merda ovunque tranne in un punto preciso a fianco del mixer in cui si sentiva da Dio. Siccome era la prima nonché unica volta in cui potevo avanzare flebili speranze di registrare qualcosa in modo decente in tutto il 2003, decisi che io e il mio minidisc ci saremmo piazzati lì. Presi una sedia dai tavolini del bar e la posizionai in loco già pronta per salirci sopra durante il concerto; ero sicuro che, se anche ci fossimo allontanati, nessuno avrebbe mai avuto voglia di rimetterla a posto.

Il soundcheck durò fino alle otto.
A quel punto, avevamo paura che ci cacciassero fuori caricandoci di mazzate, così ci venne una geniale idea: "Scusate, si può mangiare qua?"
"Mah... sarebbe chiuso, ma..."

La prospettiva d'incremento monetario stimolò l'elettricità statica dell'enorme cavità che si frapponeva tra le due sinapsi degli organizzatori: decisero di aprire la cucina un'ora prima pur di accaparrarsi il denaro di una banda di handicappati.
ELIOFAGIA
Qualche tavolo più in là anche gli elii, Foffo, i tecnici, i macchinisti i fuochisti e gli uomini di fatica si intrattenevano in un lauto banchetto all'insegna di birra, pizza e minchiate in allegria.

Ogni tanto il buon Sergione veniva al nostro tavolo per allietarsi del nostro handicap e cercare ispirazione. Ci raccontò delle ultime 357 catene email che gli erano arrivate e che contenevano solo porcate, facendo rimpiangere al Favone di essere privo di collegamento ad internet.
L'alcool influiva positivamente sulla vena poetica di entrambi, con la differenza che Tanica un'ora dopo avrebbe dovuto cantare su un palco, mentre il Favone tre ore dopo avrebbe dovuto guidare fino a Biella. Così è la vita.

Bevendo, mangiando e cazzeggiando, notai che un fottio di gente si era già accalcata sotto il palco, così prima che mi ciulassero la sedia, corsi a rioccupare il mio posto in ultima fila.

Avevo fatto bene i miei conti e, come ampiamente previsto, la sedia era ancora là dove l'avevo lasciata, nell'unico punto in cui si sentiva bene.
Rassicurato, feci una veloce capatina al cesso per dare all'alcool il suo libero sfogo, tornai e trovai quel mattacchione di Kava in piedi sulla mia sedia.

Va be', visto che per fortuna poco lontano ce n'era un'altra, la presi e la misi a fianco alla sua, dietro lo sguardo allibito di Foniuglia che osservava ammutolita chiedendosi se nel Fave tutto questo fosse normale.
MUSICA!
E finalmente iniziò il concertone!
Ero curioso di sapere che brano avrebbero scelto come intro per il concerto. L'incipit era ovviamente il campione di Gennaro D'Auria tratto dal frammento iniziale del disco, ma il "corpo" dell'intro fu una piacevole sorpresa: era un medley strumentale che ricordava lo stile prog di Out into the daylight di tre anni prima (anche noto come il finale di Alfieri 2), ma che comprendeva nell'arrangiamento anche tastiere e flauto. Richiamava, mixandole, le basi delle tracce del disco. Avevo riconosciuto chiaramente i temi di Shpalman e Pagano, il resto mi rimaneva abbastanza imperscrutabile, ma il risultato era una gran figata.
Ol tugheder
Appena le luci si erano abbassate, ero ovviamente salito sulla sedia col mio fido minidisc al collo. L'audio in quella posizione era ottimo, c'erano tutti i presupposti per una perfetta registrazione, l'essenziale era che nessuno mi rompesse i coglioni.

"EHI - mi urlò Foniuglia nel microfono - MI LASCI LA TUA SEDIA???"
La risposta seguì fedelmente tutti i canoni classici dell'estetica.

Terminata la intro, Elio introdusse lo spettacolo con spiccata cadenza cuneese, senza sapere che i cuneesi NON hanno l'accento di Bergamo.
E va be', nessuno è perfetto... tranne l'Abate Cruento, ottimo inizio rock per il concertone!

"Sono passati due anni ma non siete cambiati! - diceva Elio - sembra quasi che ci abbiate aspettato da quella volta là per spaccarci la faccia! Noi invece siamo cambiati molto... soprattutto dentro... osservate il bassista Nick! Cos'hai cambiato dentro?"
"HO IL PANCREAS STEREO!"
Anche questo è un essere umano.

Seguiva GIMMI I., con Carambola corista e Mangoni Ike Willis, pronuncia inglese spiccata.
Il palco era spettacolare, a due piani, e a Mangoni era riservata la parte superiore.
Palco

"Io non potrei farlo - diceva il Favone - soffro di vertigini perché mi hanno fatto dipingere una palestra a Naja. Adesso, quando mi devo BUTTARE DA UN MASSO, sono sempre un po' incerto!"
Strana persona.

Come da tradizione, al termine di ogni brano il pubblico applaudiva solo Mangoni e l'invidioso Elio sputava sul pubblico: un'introduzione perfetta per le intense sonorità rock di Shpalman, eseguito dalla viva voce del diciassettenne Carambola con tanto di tastiera a tracolla e macchinetta per la voce.
Dal vivo la distorsione provocava effetti inquietanti sul cantato ma soprattutto sul parlato. In compenso, il giovane virgulto aveva finalmente imparato cos'è il sesso e si potevano suonare canzoni spinte: gli Elii intonarono Uomini Col Borsello, Maurizio Prancato ed Ennio Francespicoli intonarono Mangoni baguetteLa Chanson.

Dopo un caloroso "quelle merde dei Metallica, quei drogati dei Radiohead e Ramazzotti vaffankulo!" poté partire l'aggressiva Cani E Padroni Di Cani.
Foniuglia non rappresentava l'unico attentato alla mia registrazione: Max Kava stava cantando a squarciagola, fuori tempo e stonato ad un paio di metri dal mio microfono. Per fortuna, cantava solo le canzoni che conosceva... e finora ne conosceva solo una: Burattino Senza Fichi. L'ignoranza risolve.

Comunque, feci la danza dei brani inediti e della terminazione di Max Kava.

La prima richiesta venne prontamente esaudita con La Follia Della Donna, la seconda venne invece disattesa: non conoscendo le parole, Kava urlava VOCALI A CASO.
Tra l'altro, molto bella la coreografia con Christian addetto alla percussione mediante sabot e con Faso bassista e batterista in multitasking.
Ci sanno fare questi ragazzi.
Luci rosse
Seguiva Budy Giampi, una delle basi più belle che abbiano mai scritto, sovrapposta ad un testo evoluto come un pensierino delle elementari scritto da allievi di insegnanti ortofrenici scartati dal CEPU.
Per salvare il brano, avrebbero dovuto cantarlo in finlandese, invece Elio si limitò a distorcere la voce anche dal vivo... disgustorama. Solo i tentativi di Faso di far battere le mani in nove ottavi generando l'anarchia ritmica autogestita mi riportarono di buon umore.

Anche il Vitello dai piedi di balsa, la simpatica Reprise ed una versione di Servi Della Gleba addizionata di CUNEI nell'occhio seppero riconciliarmi con la vita.
O ciò che ne faceva le veci.

Poi Fossi Figo in versione "pornòrno", Mio Cuggino "benvenuto nella SARS" ed una splendida Cara Ti Amo dominata da temi di stringente attualità: i "Porci illiberali" ed il culo del chihuahua.

Dopo pochi minuti di pausa, Litfiba Tornate Insieme e... finalmente... Arriva Clistere!!!
È uno dei pezzi che hanno scritto la storia della musica mondiale... e probabilmente anche aliena. Finalmente, la sentivo dal vivo... la mia vita aveva raggiunto un suo perché.
Tapparella
Il giro del Civas diede avvio all'ultimo brano, l'immortale Tapparella.
E di Pagàno neanche l'ombra.
Se l'erano dimenticata? Il governo li aveva censurati?
Non avremmo mai avuto risposta.

"Pensate di essere nel CUNEO del CHIHUAHUA e buon lavoro a tutti!" disse Elione, prima di congedarsi sul coprosottofondo dei Gemelli Diversi.
Una volta o l'altra dovrò farmi una compilation con tutte le soundtrack di chiusura dei concerti di Elio e le Storie Tese per i momenti di autoflagellazione esistenziale. Non avrei mai pensato che un giorno avrei rimpianto i tempi di "Il mio corpo che cambia".
TUTTI DIETRO!
Come noto, il backstage era stato abrogato per legge un anno prima, con la "riforma del 2002"... la rivoluzione più odiata dalle Fave.
Tuttavia, quando ci si trova in posti in culo ai lupi, lontani dal decoro e dalla civiltà, generalmente vale solo la legge del più forte... e il più forte è il cazzeggio! Sempre!!!

Così, ci piazzammo davanti alla porta del backstage.
Dietro di noi il tizio più amato dal Favone Grassone cercava di convincere tutti che Elio aveva fatto un film porno.
"OH MA È VERO EH!!!!!!!"
L'apertura delle porte fu una liberazione per molti... ma non per tutti: Foniuglia non volle entrare e se ne andò, senza fornire spiegazione alcuna.

All'interno, gli Elii erano devastati al punto giusto per potersi definire un complesso rock. Christian in particolare aveva un'espressione particolarmente catatonica.
Ovviamente, appena mi vide iniziò a parlare del Percfest e del fatto che nel cd dei concorrenti che gli avevo dato da sentire alcune tracce le avrebbe suonate meglio un criceto paralizzato.

"Tranquillo, andrà tutto a meraviglia!!!" gli dissi, con la stessa dose di rassicurante entusiasmo con cui il comandante del Titanic dava il benvenuto ai passeggeri che salivano a bordo.
"Mi raccomando, newsgroup a manetta!" mi disse Sergione, che ogni volta negava di leggerlo e ogni volta mi ripeteva a memoria tutti i messaggi del giorno prima.
Mi segnai sull'agenda: "Mai parlare male di Rocco Tanica sul niusgrùp!"

Elio intanto mi chiedeva lumi sull'assente Ivan Piombino.
"Ho un grande sogno! - mi diceva - Quando veniamo a suonare a Torino voglio vedere te e Ivan Piombino venirmi incontro mano nella mano!".
Basta poco per rendere un artista felice.

E va be', salutati gli Elii ci traslammo verso l'uscita.
La penombra lasciava intravedere la lontana figura della rossa Foniuglia, bucolicamente seduta da sola in mezzo a un prato.

"Foniuglia! Perché non sei entrata con noi quando hanno aperto?"
"PeRché queste cose NON LE FACEVO QUANDO AVEVO SEDICI ANNI, quindi non le faccio oRa!!!"
L'argomentazione non ammetteva repliche, almeno in questo universo.

E va be', tirai fuori dalla tasca la macchina foto per farci una bella foto di gruppo... e mi accorsi che si era DISTRUTTA. Lo sportellino dietro si era SPACCATO, facendo prendere luce alla pellicola!

Per fortuna eravamo al buio quasi completo... prima che qualche stronzo mi puntasse una pila addosso, feci in tempo a rimettere la macchina in tasca e riavvolgere il rullino.
Inutile fingere ottimismo: buona parte delle foto che avevo scattato erano sicuramente andate a troie.
Le altre sarebbero state il canto del cigno della gloriosa "Minolta Riva 70 ex"... era la fine di un'era.
Impossibile riparare un modello così vecchio... addio 70ex! Nessuna macchina saprà mai scattare foto ferme, luminose e a fuoco alle puttane da un'auto in corsa, come facevi tu!

Al momento di salire in auto, mandai affankulo il Favone che era in stato di pre-coma, e mi aggregai a Max Kava ed alla rossa Foniuglia.

"Porto prima te o Marok?" chiese Kava a Foniuglia.
"Be', dipende... tu dove abiti?" mi domandò la giovane donna.
"In corso Francia!"
"Ah, è vicino..."
"Boh, sì, è comodo... ma se preferisci passiamo prima da te, per me non c'è problema... tu dove abiti?"
"AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!"
"..."

Foniuglia non mi volle dire NEMMENO IL QUARTIERE IN CUI ABITAVA ma mi lasciò spontaneamente IL NUMERO DI TELEFONO DI CASA E DEL TELEFONINO. Le giovani donne sono proprio strane.

E così, anche l'ultimo granello della sabbia del tempo si era consumato, ed alle prime luci dell'alba il rock e l'handicap cedettero il passo agli arrivederci, agli addii e all'ultimo improrogabile ed inevitabile vaffankulo.