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CigliANO 1994 - La prima volta del giovane MaRoK
Era un grigio pomeriggio di primavera ed ero beatamente incollato al computer, quando un sinistro squillo frantumò il silenzio del mio torpore.
"Nella vita ci vuole coraggio" pensai... e risposi.

"Marok!!! Ho una notiziona per te! Ho letto sul giornale che vicino a Vercelli c'è un concerto di un certo Elio... andiamo?"

Non mi ricordo molto dei brevi attimi trascorsi tra questa sibillina frase e la partenza verso quel paese in culo ai lupi dove si sarebbe svolto il mio battesimo dimensionale, il mio ingresso nell'iperuranio, la mia catarsi interiore, il mio bagno primordiale, il mio bidet metafisico: IL MIO PRIMO CONCERTO DI ELIO E LE STORIE TESE!!!

Una volta raggiunto il ridente paesino vercellese, Cigliano, che minghia già il nome era tutto un programma, il nostro primo contatto con gli indigeni fu positivo: ogni volta che ci accostavamo per chiedere informazioni ci sentivamo rispondere con fare sicuro: "Siete qua per Elio eh?".
Trovammo il posto con discreta facilità.

Il Due. Si chiamava così... forse perché era la seconda discoteca più truzza di tutto il Piemonte, dopo lo Chez Noux di Nichelino. Fuori dall'ingresso, uno sciame di motorini parcheggiati cercava invano di mimetizzare le sagome di alcune forme approssimative di vita che, svaccate sul marciapiede con sigarette e birre vuote in mano, fissavano inespressive il mondo circostante aspettando apatiche la propria morte cerebrale.
"Che schifo" pensai. Non avrei mai immaginato che dopo pochi anni sarei diventato uno di loro... ma, bando alle nostalgie, la fila era già lunga, così ci mettemmo in coda e ci fiondammo dentro.

La mia attenzione venne presto catturata da una maglietta nera esposta al bancone; aveva una scritta molto particolare: "Hai una voce di merda, come quella che canti, come sei..."
Ritenni inutile continuare la lettura e me la cattai all'istante. Ancora oggi, , lo considero l'unico acquisto sensato della mia vita oltre al Manuale della Barzelletta di Vezio Melegari.

In ogni caso, il locale era un vero cesso. Il pavimento era talmente unto che ci si poteva giocare a calcio saponato, mentre il palco, invece di essere in alto e in fondo, era assurdamente IN BASSO E IN MEZZO, così non solo non si vedeva un cazzo ma i più sfigati si sarebbero goduti il concerto di spalle.
Tuttavia, dal momento che noi c'eravamo messi davanti, di tutto questo non ce ne poteva fregar di meno: l'entusiasmo era alle stelle così come la voglia di dare sfogo ai nostri peggiori istinti animali ed imprecare contro qualunque entità fisica o astratta che ci venisse in mente... finché non apparvero loro, gli ELII!!!
Ed iniziò l'orgasmo.
ROCK!
Gli Elii erano più alti di come li immaginavo ed erano vestiti in modo curioso: elmetto giallo e tutina rossa, come il "simbolico Big Jimme" del video di Servi della Gleba. Tra teste, mani e costumi, le facce si vedevano poco, ma non era il problema principale: nell'aria si diffuse un inno che faceva paura!
Forza Italia?
No... i Sette Nani: "Ahihò, ahihò, andiamo a LAVORAR!".

Poche cose mi terrorizzavano quanto la parola "lavoro" e i suoi derivati.

A riportarmi il sorriso ci pensò lui, JOHN HOLMES!
Il primo brano che ascoltavo dal vivo era la prima traccia del primo album!
Siamo gente ordinata.

Senza alcuna pausa, gli Elii proseguirono con OCIO OCIO e CASSONETTO. Solo allora le mani si staccarono dagli strumenti ed Elio, trionfante, urlò: "Ciao Cigliano!!!"

Fu un'ovazione: tutta l'energia che anni di attesa avevano compresso (con la massima perdita di qualità) esplose, generando rutti, peti, urla bovine, ovine, equine e suine. Investito da quelle onde primitive (nel senso analitico del termine), Elio urlò: "GLI OMINI PLAYMOBIL suonano per voi!!!"
Ok, finalmente avevamo capito da che cazzo erano vestiti.

"...e fanno anche della musica PORNO! Perché si sa che il SESSO col ROCK AND ROLL va molto bene!"

Ricapitolando, Elio stava incitando all'attività sessuale un pubblico di soli maaaaski che, per metà, si erigeva alle sue spalle.
In un paese chiamato CIGLIANO.

Non contento, s'inginocchiò.
Partirono le prime note di IL VITELLO DAI PIEDI DI BALSA e sul palco apparve un tizio con i capelli bianchi, un vestito da coglione ed una faccia da culo indescrivibile. Ero emozionato: poteva essere il primo spettacolo porno gay che vedevo dal vivo.

La parte di Ruggeri era affidata al mitico sassofonista Mu Fogliash, o Feiez che dir si voglia, poi il microfono passò all'ospite misterioso... e la sua voce tolse ogni dubbio: era MANGONI! Quello vero!!!
La sua apparizione fece letteralmente esplodere la discoteca, gli applausi furono talmente forti che gli Elii dovettero interrompere il brano, prima di passare all'ascolto forzato!
Per la cronaca, era "Mi han detto che ti piacciono i ragazzi col ciuffo" o qualcosa del genere.

Subito dopo, c'era una delle mie canzoni preferite, ESSERE DONNA OGGI, che mi seppe stupire per ben tre motivi. Primo: l'applauso per la figa pelosa era stato meno forte di quelli per Mangoni. Secondo: il "la acuto" di "cazzo subitò" lo riuscivano a cantare tutti, ma proprio tutti... tranne me. Terzo: la voce del pubblico era così compatta che Elio, sul finale, ne approfittò per usarci come voce solista e fare i cori, cantando una terza sopra. Figata.

E fu allora che gli Elii, ancora desiderosi d'amore, si girarono di culo, guardarono negli occhi il lato B del pubblico rock e dissero: "È la prima volta che abbiamo del pubblico anche alle nostre spalle... il prossimo pezzo è per voi!"

E così, per la prima e probabilmente unica volta nella mia vita, vidi cantare il REPRISE del Vitello da un complessino girato di culo, mentre i due lati del pubblico rock si scambiavano un numero di parolacce immenso, superiore ad ogni umana possibilità di trascrizione.

Solo allora, facce e culi ritrovarono il giusto verso ed Elio annunciò una canzone inedita, chiamata SI BASANO SUI FILM.

Fu il silenzio.
Ognuno di noi sapeva che sarebbe stato il primo della propria compagnia a conoscere un nuovo pezzo di Elio... ed era pronto a vantarsene per tutta la vita coi nipoti. Altrui.
Partì la musica ed Elio urlò: "SI BASANO SUI FIIIIIILM!!!"
Poi più niente.
"Basta. La canzone è finita. Vi è piaciuta?"

Mentre tutti già lo stavano coprendo di vaffankuli, Elio disse: "E non è neanche un pezzo nostro... è di Nikki!".
Solo parecchio tempo più avanti avrei scoperto che quel Nikki esisteva davvero, era un dj di RadioDj e, soprattutto, si era fatto scrivere "si basano sui film" dagli 883.

"Vi piace? - disse Elio - BIS!!!"

Incredibilmente, alla seconda esecuzione cantarono TUTTI.
"SI BASANO SUI FIIIIIILM!!!".
Poi applaudirono ed urlarono: "ANCORA! ANCORA!".
Ero sbalordito... se esisteva il concetto di genio del palcoscenico, quello era Elio.

Tra applausi sempre più incontenibili, la "canzone" fu ripetuta una terza volta e poi una quarta, a cappella, per poi lasciare spazio a NOI SIAMO I GIOVANI: "Noi siamo i giovani con i blue jeans, e in quanto tali, noi siamo sempre contro. Siamo contro BERLUSKONI!"
Non ho idea di che cosa sia successo dopo, perché un boato di applausi coprì tutto, fino alla fine del brano.

"Adesso è il momento dello sponsor! - spiegò Elio - Si chiama Luigi, il tonico di chi ama! Chiediamo a due giovani di salire sul palco, possibilmente due belle fiche!!!".

Le due belle fiche si chiamavano Giorgio di Vercelli e Andrea di Biella. Per questo, Elio li chiamò Roberto e Braulio e li obbligò al terribile "Luigi contest", che consisteva nell'interpretare , ballando e cantando.
Fu una tragedia... o, se preferite, una selezione naturale: il pubblico li avrebbe respinti per sempre dalle proprie strade e dalle proprie città costringendoli a vagare nel più solitario esilio fino alla quindicesima generazione.
Se mai fossero riusciti a riprodursi.
Comunque, il vincitore fu Roberto... l'altro venne abbattuto.

Il momento più surreale, però, arrivò al termine del brano, quando Elio indicò qualcuno nel pubblico e disse: "È tra noi in incognito FAUSTO CIGLIANO! Fategli un applauso!"
Non sapendo se fosse un nome sparato a caso, o il soprannome di qualche celebrità della musica o dello sport che però non era lì, oppure qualcuno di realmente presente ma assolutamente sconosciuto, NESSUNO (e dico NESSUNO!) applaudì.
Elio ci rimase male.
Peccato.

Seguivano NÈ CARNE NÈ PESCE, BORN TO BE ABRAMO ed IL PIPPPERO, con un lunghissimo finale strumentale che ricalcava il ritmo di Ramaya.
Poi Elio disse: "E adesso, davvero, un inedito!"
Di nuovo, il Due si ammutolì.
Di nuovo, andò a finire nell'unico modo possibile: "SI BASANO SUI FIIIIIIIILM!"
La cosa strabiliante era che ci eravamo cascati tutti... per la seconda volta!!!
Gli Elii sanno scegliere bene il proprio pubblico.

Ad un tratto, però, Elio decise di rischiare la vita: "Un applauso a ciò che ha partorito la nostra città, Milano: CRAXI e IL MILAN!!!".

Come potete immaginare, la reazione fu particolarmente accesa... ma era un modo quantomeno originale per introdurre ZELIG, accompagnato all'unisono da tutto il pubblico rock.
Poi UOMINI COL BORSELLO, CARRO (in cui il vicino, affacciatosi sul giardino, dice: "Si basano sui film!") e NELLA VECCHIA AZIENDA AGRICOLA.

Sul finale, partì una base rock anni 60 che ricordava vagamente "Twist and shout" ed Elio presentò al grande pubblico il simpatico complessino, con tanto di nomi e cognomi: scoprimmo così che Cesareo si chiama in realtà Daviole, Rocco Tanica è Renato Tinca, Christian Meyer è Ermanno Millefinestre, Faso è Riki Ronconi e Feiez è Luigi Piloni.

Alla fine, Elio fece per andarsene, ma Mangoni salì sul palco e lo bloccò: "Secondo me hai dimenticato qualcosa!!!"
Elio, nervoso, faceva finta di niente... ma Mangoni non ebbe pietà! Rivolto al pubblico, puntò l'indice contro l'impaurito Elio ed urlò: "IL PERSONAGGIO PIÙ IMPORTANTE, IL PIÙ BELLO... È LUI!!! ROBERTO MORONI!!!"

Non ci potevo credere... era stato rivelato il "vero nome" di Elio!
Preso dalla vergogna, il cantante si coprì il volto e mormorò: "Mi hai fatto piangere, bastardo!", mentre il pubblico, tra le risate e gli applausi, urlava: "Roberto Moroni!!! Roberto Moroni!!! Nudo!!!".

Ben presto, però, la commozione lasciò spazio all'autobiografia, con SERVI DELLA GLEBA. Il finale fu inquietante: da dietro le spalle di Faso, era il grande Feiez a muovere le corde del prezioso strumento, mentre lo sfaticato bassista si intratteneva al telefono con la sua bella... non ci sono più i bassisti di una volta.

Poi le luci si spensero e nel Due risuonò una voce assai familiare, che recitava: "Sbiancate, figu, Oklahoma, miccette..."
Il riaccendersi dei riflettori mostrò un inedito Mangoni vestito con un mantellino giallo che, mimando mosse assurde, introduceva la stupenda SUPERGIOVANE. La folla era ormai in delirio e aveva perso completamente la nozione del tempo e dello spazio e del dove andiamo e del quando siamo su questa terra, e al termine del pezzo nessuno si voleva arrendere all'evidenza: lo show era terminato!!!
Forse.

Dopo lunghe e disperate invocazioni, il complessino ritornò sul palco per i bis: "Non lo facciamo perché ci avete chiamati voi - spiegò Elio - ma perché ci hanno detto che aggiungono 500.000 lire!"
Seguiva un nuovo brano: "Si basano sui fiiiiiiiiiiiiilm!"
Una volta davanti e una volta dietro.
Come l'amore.

Poi CATALOGNA e, finalmente, la mia preferita in assoluto, ABITUDINARIO!
Ad un tratto, Elio si dimenticò le parole e venne preso per il culo dal mondo, ma sono dettagli.

Ed infine, il primo vero inedito: non "Si basano sui film", ma SUNSET BOULEVARD, la nuova sigla di Mai dire Gol... con l'aggiunta di una seconda strofa, mai sentita prima!

Ed infine, al grido di "un applauso per la Morte", URNA.
Bellissima e travolgente, come sempre.

E poi, con le parole: "Ciao Cigliano! Ciao Fausto! Arrivederci a molto presto!", apparve evidente che Elio, a Cigliano, non l'avremmo rivisto mai più.

Furono inutili i tentativi di obbligare fisicamente il complessino a cantare Alfieri: nessuno di noi aveva più la forza di urlare né di muoversi. Così raccogliemmo le ultime energie rimaste e, sulle note di "Il mare calmo della sera" di Bocelli, strisciammo all'aperto, mentre gli inclementi specchi del corridoio d'uscita ci schernivano crudeli, martellandoci con lo spettacolo del biodegrado dei nostri corpi ormai ridotti ad uno stato di poltiglia disarticolata, umida e puzzolente.

D'altronde, così è la vita: l'uomo vive, chiava, va ai concerti di Elio e muore. Consapevoli di tutto ciò, ci rassegnammo a passare alla quarta fase della nostra esistenza incuranti di aver distrattamente saltato la seconda, ma sempre fiduciosi nella nostra gioventù e nelle nostre miccette sempre accese, perché noi giovani siamo simpatia più, bulgaria più, sciatalgia più, più, più!!!
In altre parole, andate affankulo.