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Quattro fave a Campione
IL PERCHÉ
Era un ridente sabato pomeriggio di Settembre. Ogni cosa era tranquilla, immobile e tutto taceva, mosso solo da un lieve vento autunnale che sussurrando tra le foglie liberava tenui sibili che accarezzavano una rugiada dolcemente stagnante come l'acqua del cesso piena di merda di un autogrill, quando all'improvviso... squillò il telefono. Perseverai nell'errore: risposi.

"Ciao, minchione!!! Sono il Favone Grassone! Guarda nel sito del nostro amico coglione, sabato c'è il concerto a Campione! Dai, non fare il cazzone, vieni a Campione!!!"

L'EQUIPAGGIO
Non avendo il tempo di elaborare una possibile risposta (anche il pacco che ero a Naja non andava bene: era un sabato) avviai un rapido giro di consultazioni.
"Pronto Kava! Ho visto nel tuo sito che sabato c'è il concerto a Campione... vieni? Eh? Come? Vai al mare? Ma... il concerto?" <clic>
"Pronto Michele! Che fai sabato? Vieni a Campione? Eh? Come? Compie gli anni un tuo amico? Ma... il concerto?" <clic>
"Pronto Nervo! Che fai sabato? Vieni a Campione? Eh? Come? Sei appena tornato dalla Puglia? Ma... il concerto?" <clic>

Preso dalla disperazione iniziai a scrivere mail a tutti gli handicappati più handicappati che conoscevo, tra cui un certo Iko, un piciu di Rivoli che erano tre mesi che cercava di diventare fava e non c'era ancora riuscito.
L'istinto mi suggeriva che era lui il nostro uomo, e infatti, la sera, scaricata la posta, ebbi il piacere di leggere: "Marok! Sgherzi a parte, si parte, al grido di Cazzo, subito!". Già solo guardando le virgole non avevo dubbi, era al nostro livello.
E ora, trovata la macchina, non ci mancava che un quarto handicappato anche appiedato solo per il gusto di fare il pieno, così chiamai il buon Francesco, che non dice mai di no, e poté avere finalmente inizio la... MISSIONE CAMPIONE!!!!
L'INIZIO DELLA FINE
Per giocare d'anticipo facemmo che darci appuntamento alle ore 15:30 nella piazza dietro casa mia. Ore 14:00, squillò il citofono: "Ciao Marok! Sono Francesco!" "Eccheccazzominghia ci fai qua alle due?" "Sono in anticipo?"
E va be', lo piazzai davanti allo stereo e gli misi su un concerto di Elio. Non fu una bella idea, non riuscii a schiodarlo da casa prima delle quattro meno un quarto.

Aspettammo felici e giulivi al punto di ritrovo fino alle quattro, fino alle quattro e un quarto, fino alle quattro e mezza, finché non vedemmo spuntare un Cherokee verde che ci venne addosso con aria disinvolta. Non avevamo dubbi: era Iko. "Sai come entrare in tangenziale?" gli chiesi dubbioso. "Sì sì, tranquo, io viaggio!"

Dopo mezz'ora passata ad attraversare la città per raggiungere l'entrata alla tangenziale più lontana possibile dal resto del mondo (eravamo quasi in zona Ivan Piombino) imboccammo finalmente la Torino-Milano (incredibile a dirsi, dalla parte giusta!) e alle ore 17:00 raggiungemmo il casello di Carisio, dove ci aspettava festoso da circa due ore l'allegro il Favone GrassoneFavone Grassone di Biella.

Fu un ottimo acquisto: appena salito in macchina iniziò a raccontarci delle cose interessantissime sulla sua vita che ovviamente per la legge sulla privacy non posso rivelare, perciò non vi dirò che si era preso due di picche da Laura Mipiacelatuaciccia che subito prima l'aveva obbligato a scarrozzarla fino a Milano per comprare un guanto da baseball, non vi dirò che la sera, preso dalla disperazione, era andato a sbronzarsi in un bar, la cameriera gli era inciampata addosso e l'aveva lavato con un litro di birra, non vi dirò che poi quando era uscito dal locale un cane gli aveva attraversato la strada e lui per evitarlo si era andato a schiantare contro un muro sfasciando la macchina che aveva appena comprato, sì, insomma, non vi dirò neanche che neanche un anno prima Mipiacelatuaciccia c'era quasi stata persino con Ivan Piombino... via, rispettiamo la privacy!:)

In ogni caso andammo avanti a sorbirci la sua biografia da Carisio fino al lago Maggiore, un paio d'ore indimenticabili durante le quali Francesco contemplava il paesaggio circostante adattandolo a tutte le più svariate forme di suicidio. Mai come allora avrei voluto sparare un pompa all'inventore dell'autoradio.

Intanto la frontiera svizzera si stava avvicinando, così come la consapevolezza che né io (che vi ricordo ero a naja) né Francesco (minorenne, perdipiù privo di documenti per l'espatrio) l'avremmo mai potuta attraversare; ma Iko rimaneva fiducioso e ci portò su una stradina di montagna che, tranqui, ci avrebbe permesso di fankulare alla grande la frontiera svizzera!
E fu solo dopo un'ora e mezza di salite, discese, curve, tornanti, laghi, montagne, vacche, capre, yeti e visioni di donne nude che la strada... ci portò... finalmente... alla... frontiera Svizzera!!! Sono le cose belle della vita...

Ci avviammo verso la dogana fischiettando, i poliziotti videro le nostre magliettine gialle, pensarono che fossimo dei supereroi in missione segreta (o più probabilmente dei superhandicappati in cerca di asilo politico) e decisero di farci entrare nel loro ridente territorio senza porci domanda alcuna, presumibilmente a scopo di sperimentazione scientifica.

In ogni caso, prima che ci potessero inseguire per vivisezionarci ci eravamo già dispersi nelle simpatiche vie del ridente paesino di Campione alla ricerca del luogo del concerto. Dopo lunghe peregrinazioni, non avendo visto nessun manifesto da nessuna parte decidemmo di chiedere all'usciere del Casinò se ne sapesse qualcosa.

Francesco Zaza, Cesareo, il Favone Grassone, Marok e Iko a Campione! Ci avventurammo nell'atrio fischiettando, con le nostre magliettine gialle in bella mostra e l'aria circospetta di un gruppo di alieni scappati dal pianeta Handicap.

Ci venne incontro l'usciere che, guardandoci con aria incuriosita, ci disse che quella sera, sì, c'era in programma un certo Elio, ma era una FESTA PRIVATA, ci voleva l'invito e, soprattutto...

Il suo sguardo schifato ci aveva tolto ogni dubbio, prima che finisse la frase schizzammo fuori a razzo con la coda in mezzo alle gambe e la scopa da un'altra parte. Ma quando tutto sembrava perduto, incontrammo... Cesareo!!! Eravamo salvi!!!

"Ciao Davide!!!"
"Ciao..."
L'inizio era promettente.
"Come va?"
"Hmmm..."
Di bene in meglio.
"Non ci fanno entrare... ci puoi aiutare?"
"Uhm... eh... ragazzi... è una festa privata..."
Ed entrò nel casinò.
LO SCORAMENTO
Cosa potevano fare quattro fave in preda alla disperazione? Semplice: attaccarsi al telefono!

In questi casi di disperazione ogni fava che si rispetti contatta immediatamente il suo angelo custode Silvia Bolbo, che, ovviamente, non dava segni di vita.
Kava invece dava molti segni di vita, ma non evoluta al punto da darci una risposta più che monosillabica, mentre Duccio ci disse che al limite potevamo fare un salto a Roma e farci una pizza in compagnia.
Provammo allora a chiamare la nostra amica Laura Mipiacelatuaciccia, che essendosi baccagliata, tra gli altri, uno dei tecnici, era l'ultima nostra speranza su questo pianeta. Ci disse che, tranqui, avrebbe chiamato il suo tecnico di fiducia. Iniziammo a pregare in giapponese.

Presi dalla depressione ci svaccammo su una macchina parcheggiata lì davanti e ci mettemmo a leggere le copertine dei libri che erano appoggiati sul cruscotto... erano tutti piuttosto strani, ci chiedevamo chi fosse quella mente depravata che si flebava robe del genere, finché non ci saltò l'occhio su... prefazione by... Elio e le Storie Tese... !!!???
"Handicappati, siamo svaccati sulla macchina di Rocco!!!" disse il Favone.

Fu come una folgorazione, ci voltammo verso il casinò, vedemmo una finestra illuminata... ROCCO!!!!!!!

Il buon tastiere, incorniciato dalla finestra come un quadro, stava fissando la sua macchina con sguardo preoccupato. Subito dopo si affacciò anche Elio che, squadratici con occhi schifati esclamò: "Ma voi... voi... MA CHE CAZZO CI FATE QUA???".
E sparì dietro le tende.

Iniziammo a ripensare alle disquisizioni di Francesco sui molteplici metodi di suicidio che la natura circostante ci poteva offrire, quando un urlo lancinante ruppe il silenzio della notte: "FAVE!!!!!!!!!"
LA PENETRAZIONE
Senza capire un cazzo di niente ci fiondammo verso la fonte dell'onda sonora, uno strano personaggio che più avanti nel tempo avremmo scoperto chiamarsi Comanducci.
Osservando le nostre magliettine gialle ci accolse con entusiasmo: "CHE SCHIFO... ma... ma... siete IMPRESENTABILI!!!"
"Eh ma noi... non..."
"Ma chi cazzo vi ha detto di venire qua???"
"Mah - rispondemmo unanimi - sul sito di Max Kava c'era scritto che c'era un concerto..."
Una volta associato il nome di Max Kava a tutte le bestemmie donate all'uomo da madre natura, più qualcun'altra inventanta sul momento, il Comanducci ci lasciò penetrare nell'edificio, ci rinchiuse in un camerino vuoto e ci disse di non uscire di lì né dare segno alcuno della nostra esistenza per nessuna ragione al mondo.
È sempre bello sapere di essere VIP...

E il camerino, bisogna ammettere, era discretamente squallido. Lungo e stretto, disponeva di un'arredamento formato da due sedie, un frigorifero vuoto e spento e ben QUATTRO LAVANDINI, messi lì per chissà quale recondito motivo.
Ovviamente, non appena il destino ci vide rinchiusi tra le ceramiche del nostro dorato sepolcro, al simpatico Favone venne voglia di pisciare. Così sentenziò con fare sicuro: "Adesso la faccio in un lavandino!"
Ogni volta che diceva questa frase sentivamo dei passi che si avvicinavano alla porta e iniziavamo ad immaginare la nostra vita all'interno di una galera svizzera. Altro che Grande Fratello...

Intanto non stavamo capendo praticamente nulla di quanto succedeva sul palco ma il nostro intuito ci suggeriva che il concerto non era ancora iniziato, anche perché Elio passeggiava nervosamente nel corridoio con l'aria di chi sta per diventare padre.
"Tranquilli ragazzi - ci diceva - Noi dobbiamo suonare mezz'ora, e in quella mezz'ora suoniamo il cazzo che ci pare, tanto prima che abbiano il tempo di realizzare che cosa abbiamo cantato siamo già scappati!"

L'idea ci divertiva, ci divertiva un po' meno il fatto di assistere al concerto rinchiusi in un camerino, ma Comanducci ci rassicurava: "Appena iniziano, che SPENGONO LE LUCI, voi vi mettete IN FONDO, DIETRO AL MIXER, vi vedete il concerto e NON VI FATE VEDERE DA NESSUNO!!!"
Non ci eravamo mai sentiti così VIP...

Comunque, dal poco che capivamo, nel salone ci doveva essere una specie di premiazione, e aveva anche l'aria di tirare per le lunghe. Solo verso la mezzanotte meno un quarto le nostre orecchie... incredibile ma vero... sentirono... le prime note di... BORN TO BE ABRAMO!!!!!!!
IL CONCERTO!!!
Prontamente il buon Comanducci venne a trascinarci fuori dal loculo e potemmo correre a nasconderci dietro al mixer, dove leggemmo la scaletta (recuperata una settimana dopo dal mitico Duccione!):
La scaletta!
Il vero trauma non fu tanto la scaletta bonsai, quanto la visione di ciò che nemmeno con tutta la fantasia del mondo si sarebbe potuto definire il pubblico di Elio e le Storie Tese.
Orde di squallidi stempiati cinquantenni in abito scuro, che trasudavano centoni da ogni orifizio, si attaccavano ai loro sigari ostentando al mondo le proprie troie d'altobordo, strafighe poco più che diciottenni che con aria viziata si guardavano intorno diffondendo vampate di noia, mentre una checca vestita da cameriere passava tra i tavoli dando il colpo di grazia alla serata.
Tutti in ogni caso dedicavano al concerto la stessa attenzione con cui un informatico assiste alle lezioni di Analisi 2.

Elione all'inizio si comportava normalmente, quasi come se sperasse di poter suscitare un minimo sussulto encefalografico in quell'immenso oceano di teste di cazzo, ma quando si era finalmente reso conto che un ineluttabile rigor mortis dominava la platea, iniziò ad immedesimarsi nella parte dell'artista incompreso e a secernere frasi del tipo: "E' tutta la mia carriera che sognavo di suonare davanti a un pubblico così... grazie!!!"
Nessuno colse l'ironia, e fu uno dei pochi timidi applausi di quella serata.

Nonostante tutto il biodegrado circostante, il concerto era comunque discreto, bella l'intro jazzata di Caro 2000, finalmente un po' diversa dal solito, buono anche il brano "LIRICA", che ovviamente era Il signor Speziale, così come "T.TAYLOR" era James Taylor, ovvero The Peak of the Mountains, eseguita con tanto di cartelloni sorretti dall'impareggiabile dottor Stramangone. Non male dunque, nonostante l'assenza completa tra il pubblico di forme di vita intelligenti.

Leggendo la scaletta scoprimmo che l'ultimo brano prima del bis era La Terra dei Cachi, mentre l'ultimo brano DOPO il bis era nientemeno che... CARA TI AMO!!!
Era l'ultimo appiglio per le nostre flebili speranze, l'ultima speranza di inondare finalmente di sane parolacce quell'orda di ricchi coglioni, ma quando si riaccesero le luci ed Elio uscì fuori pronto per urlare: "Volete un bis???"... sui nostri volti stupefatti si dipinse lo stupore.
Ebbene sì, non c'era più nessuno.
Sono bei momenti nella vita di un artista...

E così al nostro povero cantante non rimase che tornare dietro le quinte.
Siccome si erano accese le luci e noi ci dovevamo nascondere perché facevamo schifo, gli andammo dietro, incerti se ridere o piangere ma pronti per sentire le sue impressioni a caldo sul concerto.
Appena avvistati ci venne incontro e, nascondendo a fatica un mezzo sorriso, sentenziò: "Piaciuto eh?"
Sia noi che lui scoppiammo a ridere come idioti, Elione ci fece capire che la giornata era finita e il ricordo era da buttare in un cesso molto profondo, così ci invitò in modo molto garbato a girare il culo e uscire.
Fu allora che il Favone Grassone disse: "No! Non me ne vado se prima non saluto Christian Meyer!". La corpulenta fava si avvicinò al camerino, Christian uscì fuori, gli disse "Ciao!" e tornò dentro, questa volta chiudendo la porta.
L'avventura era terminata.

Ma noi quella sera un vero concerto degli Elii dovevamo per forza sentirlo, ormai era una questione di principio, e così infilammo nell'autoradio una vecchia cassettina del Magia e ce ne tornammo a casa, con una piccola deviazione a Biella per riaccompagnare il Favone e un'altra in giro per Torino per cercare la casa di Francesco: le troppe esperienze ravvicinate gli avevano fatto dimenticare dove abitava, così il fine serata si trasformò in: "Trovate casa mia se siete capaci!".
Sono cose belle.

Ma in fondo cos'era se non l'ultimo atto di una lunga odissea, l'ultima dimostrazione che nonostante tutto eravamo sempre e comunque pronti per ritrovarci ancora e mandarci di nuovo ancora una volta, costantemente, perennemente e allegramente AFFANKULO!!!!

Che merda essere giovani.